Sentiero Friedrich August Weg – Rifugio Sasso Piatto/Plattkofelhütte (2300 m) – Rifugio Sandro Pertini (2300 m) – Rifugio Friedrich August (2293 m) – Dolomiti

Il Sentiero Friedrich August Weg è un tracciato, realizzato oltre 100 anni fa, che collega le notissime aree del Passo Sella-Col Rodella e dell’Alpe di Siusi/Seiseralm; la parte più nota e frequentata, qui descritta, parte poco sotto il valico (sul versante della Val Gardena/Gröden) toccando diversi rifugi fino a raggiungere il Rifugio Sasso Piatto/Plattkofelhütte a 2300 metri di quota (QUI la “pillola” sul Passo Sella e QUI quella su Selva Gardena/Wolkenstein, paese dal quale si raggiunge il valico sul versante gardenese).

Il percorso descritto si svolge, a cavallo tra Alto Adige/Südtirol e Trentino, ai piedi del gruppo Sassolungo-Sasso Piatto ed offre magnifiche visuali su molti gruppi dolomitici; il tracciato presenta un dislivello moderato, ma con continui saliscendi, ed uno sviluppo piuttosto lungo.

Il percorso comincia dal parcheggio posto nei pressi della cabinovia Sassolungo sulla strada del Passo Sella sul versante gardenese poco prima del passo (2180 m, rifugi); si segue la traccia con indicazioni per il Rifugio Salei ed altri rifugi incrociando in breve la mulattiera sterrata numero 557 che porta al Rifugio Valentini e, in breve, al Rifugio Salei (2222 m) ed alla Baita Miara (2270 m).
Dalla Baita Miara con breve salita su ripida mulattiera si giunge, quindi, alla Forcella Rodella (2313 m); dalla Forcella si segue sempre il sentiero 557 verso il Sentiero Friedrich August verso il Rifugio Sasso Piatto.

Su mulattiera sterrata si raggiunge in breve il Rifugio Fridrich August (2293 m) dal quale si diparte, poco più avanti, il sentiero Friedrich August Weg; il sentiero terroso e sassoso procede in discesa con anche diversi gradoni di legno portando ad attraversare un torrente con breve tratto fangoso.
Il percorso procede poi in continuo saliscendi in pendenza moderata (alternando tratti con traccia terrosa, ghiaiosa e sassosa) fino al Rifugio Sandro Pertini (2300 m, 1.30 ore dalla partenza).

Dal Rifugio Sandro Pertini si continua sul Sentiero Friedrich August verso il Rifugio Sasso Piatto; si procede dapprima in saliscendi e poi, più ripidamente, su salita su sentiero sassoso con alcuni gradoni di legno fino a giungere ad una sella a circa 2360 metri di quota.

Dalla sella si scende, in breve, su traccia terrosa e ghiaiosa raggiungendo il bivio tra Malga e Rifugio Sasso Piatto; continuando sul sentiero per il rifugio si procede in saliscendi, tra reti che delimitano i pascoli, giungendo, quindi, al Rifugio Sasso Piatto (2300 m, 45 minuti dal Rifugio Sandro Pertini, 2.15 ore dalla partenza).

Ritorno per lo stesso percorso con tantissimi saliscendi in 2.00 ore, 4.15 ore dalla partenza.

Percorso: Parcheggio cabinovia Sassolungo – Rifugio Salei – Baita Miara – Rifugio Friedrich August – Rifugio Sandro Pertini – Rifugio Sasso Piatto – Rifugio Sandro Pertini – Rifugio Friedrich August – Baita Miara – Rifugio Salei – parcheggio cabinovia Sassolungo

Sentieri: 557 – Sentiero Friedrich August Weg

Dislivello: 500 metri in salita e discesa considerati i tantissimi saliscendi

Tempo di percorrenza: 4.15 ore totali

Quota massima: 2360 m

Difficoltà: E – percorso di difficoltà tecnica moderata ma con presenza di alcuni passaggi un po’ ripidi ed un tratto fangoso nell’attraversamento del torrente; sviluppo totale lungo di circa 13 chilometri

Data di ascesa: agosto 2023

Annotazioni: è bene informarsi sui periodi di apertura dei rifugi. Dal Rifugio Sasso Piatto si diparte anche  la via normale di salita alla vetta del Sasso Piatto; sul sito è descritta in discesa con salita tramite la ferrata Oskar Schuster (QUI la “pillola” relativa a questo percorso). Dalla Forcella Rodella è possibile anche raggiungere il Col Rodella su mulattiera e/o via ferrata (QUI la “pillola” sull’anello con via ferrata e sentiero al Col Rodella).
Inoltre, dal parcheggio è possibile salire alla Forcella Sassolungo ed al Rifugio Toni Demetz tramite sentiero e la Ferrata Furcela de Saslonch (QUI la “pillola” su questo itinerario)

Esperienza di Stefano: è bene scegliere una giornata con buona visibilità per godere dei bellissimi panorami e partire presto al mattino per evitare di trovare i parcheggi occupati. Il percorso non è particolarmente difficile tecnicamente e presenta un dislivello moderato ma non va sottovalutato visti i continui saliscendi tra andata e ritorno per cui è bene dosare le forze lungo il percorso.

Vista sul gruppo del Sassolungo alla partenza

Salendo nel primo tratto

Vista sulla Marmolada

Rifugio Salei

Baita Miara

Salendo alla Forcella Rodella con il Col Rodella soprastante alla sinistra

Tratto ripido in arrivo alla Forcella Rodella

Verso il Rifugio Friedrich August

Rifugio Friedrich August

Pannelli informativi sul Sentiero Friedrich August

Vista sulla Val di Fassa

Verso il Rifugio Sandro Pertini

Rifugio Sandro Pertini

Vista sul Catinaccio/Rosengarten

Verso il Rifugio Sasso Piatto

Vista sulla sottostante Malga Sasso Piatto

In arrivo al Rifugio Sasso Piatto

Al Rifugio Sasso Piatto

Vista sul Sasso Piatto

Vista su Denti di Terrarossa e Sciliar


Cliccare sull’immagine per visualizzare il parcheggio nei pressi della cabinovia Sassolungo sotto il Passo Sella su Google Maps

DISCLAIMER:

Le attività dell’alpinismo, arrampicata ed escursionismo sono pericolose se effettuate senza preparazione fisica, teorica e senza la adeguata attrezzatura, possono quindi creare danni a se stessi ed alle persone che condividono e sono coinvolte nell’attività.

Chi volesse percorrere gli itinerari descritti è tenuto ad assumere le rituali informazioni necessarie per la sicurezza in loco o presso associazioni escursionistiche della zona, nonchè dotarsi di aggiornata carta topografica e della attrezzatura adatta.

Per la difficoltà che presentano le escursioni vi invitiamo a farvi guidare solo ed esclusivamente da Guide esperte ed ufficialmente autorizzate dalle organizzazioni preposte alla certificazione delle stesse.

Declino inoltre ogni responsabilità per gli eventuali errori, inesattezze ed indicazioni riportati nell’articolo e per gli eventuali danni ed incidenti da essi derivanti.

Scopriamo QUI altre “pillole” sulle cime delle Dolomiti e delle Alpi Carniche

Scopriamo QUI altre “pillole” sul turismo in Val Gardena e Alpe di Siusi



Piz da Lech de Boè (2911 m) – via ferrata e via normale – Dolomiti

Il Piz da Lech de Boè, vetta di 2911 metri di quota, è posto nel gruppo dolomitico del Sella e si erge al margine nord-orientale del massiccio in posizione dominante sull’area di Corvara e Colfosco/Kolfuscgh in Alta Val Badia.

La vetta offre un panorama amplissimo su molti gruppi dolomitici e fin verso le Alpi di Zillertal e le Alpi Breonie/Stubaier Alpen e può essere raggiunta sia tramite via ferrata che via normale con breve tratto attrezzato; la partenza di entrambi gli itinerari si trova alla stazione a monte della seggiovia Vallon, raggiungibile da Corvara tramite la cabinovia Boè e, successivamente, la seggiovia (QUI la “pillola” su Corvara e Colfosco e QUI quella sulla cabinovia Boè e la seggiovia Vallon).

Viene qui descritto l’anello che sale per la via ferrata scendendo per la via normale; il percorso presenta un dislivello e sviluppo moderati ma la via ferrata presenta diversi passaggi impegnativi tecnicamente ed esposti che richiedono esperienza su questo genere di percorsi.

La salita comincia dalla stazione a monte della Seggiovia Vallon (2537 m, stazione a valle di cabinovia Boè e successiva seggiovia Vallon a Corvara); si seguono le indicazioni per la ferrata Piz da Lech raggiungendo su traccia sassosa in saliscendi, in breve, il bivio tra via ferrata e via normale.
Seguendo per la via ferrata si procede su traccia sassosa in moderata pendenza fino al vicino attacco della via ferrata sulle pareti del Piz da Lech de Boè (15 minuti dalla partenza).

La via ferrata comincia subito verticale con cavo posto lungo una paretina piuttosto povera di appigli nella parte iniziale, ci si porta quindi in traverso a sinistra risalendo poi un canalino e paretina verso destra.
Traversando si oltrepassa un prio tratto con appigli non molto abbondanti portandosi poi si un tratto più gradinato; la ferrata continua, attrezzata con solo cavo, alternando tratti più appoggiati ad altri più verticali con anche un paio di traversi piuttosto levigati.
Superati alcuni tratti impegnativi la ferrata porta su un tratto di collegamento con cavo usato come scorrimano portandosi, quindi, alla base di una alta parete; si rimonta quindi, la parete quasi verticale con due lunghe scale, l’uscita dalla seconda scala, pur presentando alcune staffe (di cui una a sinistra non visibile all’inizio) risulta impegnativo e richiede forza ed equilibrio.

Superate le scale la ferrata procede, quindi, su gradoni attrezzati e, superata una breve scala orizzontale che funge da ponte, procede su brevi paretine con difficoltà minori arrivando, in breve, al termine delle attrezzature di salita.
Seguendo un sentierino ghiaioso e sassoso a tornanti in moderata pendenza si sale quindi, facendo attenzione a seguire bolli rossi ed ometti, alla vetta del Piz da Lech de Boè (2911 m, croce, 1.45 ore dall’attacco della ferrata, 2.00 ore dalla partenza).

Dalla vetta si segue in discesa il sentiero 646 (non ci sono cartelli), facendo attenzione a seguire i segnavia si scende piuttosto ripidamente su traccia sassosa e ghiaiosa a tornanti; superato un breve canalino con fondo piuttosto instabile la traccia in tornanti porta quindi ad un tratto attrezzato (per cui è bene avere ancora il kit da ferrata).
I cavi scendono pittosto verticalmente ma con buoni appigli lungo gradoni rocciosi scendendo poi con steffe su una paretina verticale; seguendo la traccia erbosa si giunge, quindi, in breve ad un bivio.
Prendendo a destra il sentiero 646B verso la seggiovia Vallon si scende, con cavi un po’ laschi, lungo un canalino con fondo piuttosto franoso giungendo, in breve, al bivio incotrato in salita tra via ferrata e via normale.
Seguendo per la seggiovia Vallon si torna, quindi, in breve alla stazione a monte della seggiovia Vallon (1.15 ore dalla cima, 3.15 ore dalla partenza).

Percorso: stazione a monte seggiovia Vallon – ferrata Piz da Lech de Boè – Piz da Lech de Boè – via normale Piz da Lech de Boè – stazione a monte seggiovia Vallon

Sentieri: Ferrata Piz da Lech de Boè – 646 – 646B

Dislivello: 400 metri in salita e discesa considerati i brevi saliscendi iniziali

Tempo di percorrenza: 3.15 ore totali (2.00 ore la salita, 1.15 ore la discesa)

Quota massima: 2911 m

Difficoltà: EEA – percorso con via ferrata non molto lunga ma che presenta diversi passaggi impegnativi ed esposti e che richiede buona forma fisica ed esperienza su questo tipo di itinerari. Anche la via normale presenta due punti attrezzati che richiedono attenzione ed assenza di vertigini; necessari kit da ferrata e casco. Necessario tempo asciutto e buona visibilità

Data di ascesa: agosto 2023

Annotazioni: è bene informarsi sui periodi di apertura degli impianti di risalita; dalla stazione a monte della seggiovia Vallon si può, volendo, raggiungere in 20 minuti in saliscendi il Rifugio Franz Kostner.
Naturalmente è possibile evitare la via ferrata salendo e scendendo per la via normale che, comunque, presenta alcuni tratti attrezzati che richiedono, in ogni caso, attenzione, kit da ferrata e casco
Inoltre, la stazione a monte della seggiovia Vallon è anche punto di partenza della Ferrata Vallon con salita al Piz da Lech Dlacè (QUI la “pillola” su questo itinerario)

Esperienza di Stefano: è bene scegliere una giornata con buona visibilità sia per questioni di sicurezza ed orientamento oltre che per godere dei bellissimi panorami; con più persone lungo la ferrata è bene fare attenzione, in alcuni punti, alla possibile caduti di sassi. La ferrata presenta una lunghezza e dislivello moderati ma non va sottovalutata in quanto presenta diversi punti sicuramente impegnativi ed esposti.
Alcuni punti difficili presentano, tuttavia, alcuni appigli magari non visibili a prima vista; è bene studiare bene la progressione per poterli sfruttare ed evitare di affaticare eccessivamente le braccia

Lungo la cabinovia Boè

Lungo la Seggiovia Vallon

Marmolada e Rifugio Franz Kostner visti salendo in seggiovia

Alla stazione a monte della seggiovia

Verso il bivio tra via ferrata e via normale

Bivio tra via ferrata e via normale

Verso l’attacco della via ferrata

Lungo la via ferrata

Salendo su traccia sassosa alla vetta del Piz da Lech de Boè  

In vetta al Piz da Lech de Boè

Panorami dalla vetta

Scendendo lungo la via normale

Tratto attrezzato in discesa

Scendendo lungo il canalino in parte attrezzato verso la seggiovia Vallon sul sentiero 646B


Cliccare sull’immagine per visualizzare la Cabinovia Boè di Corvara su Google Maps


DISCLAIMER:

Le attività dell’alpinismo, arrampicata ed escursionismo sono pericolose se effettuate senza preparazione fisica, teorica e senza la adeguata attrezzatura, possono quindi creare danni a se stessi ed alle persone che condividono e sono coinvolte nell’attività.

Chi volesse percorrere gli itinerari descritti è tenuto ad assumere le rituali informazioni necessarie per la sicurezza in loco o presso associazioni escursionistiche della zona, nonchè dotarsi di aggiornata carta topografica e della attrezzatura adatta.

Per la difficoltà che presentano le escursioni vi invitiamo a farvi guidare solo ed esclusivamente da Guide esperte ed ufficialmente autorizzate dalle organizzazioni preposte alla certificazione delle stesse.

Declino inoltre ogni responsabilità per gli eventuali errori, inesattezze ed indicazioni riportati nell’articolo e per gli eventuali danni ed incidenti da essi derivanti.

Scopriamo QUI altre “pillole” sulle cime delle Dolomiti e delle Alpi Carniche

Scopriamo QUI altre “pillole” sul turismo in Val Badia


Giro intorno al Sassolungo/Langkofel – Rifugio Toni Demetz (2685 m) – Rifugio Vicenza/Langkofelhütte (2253 m) – Rifugio Emilio Comici (2154 m) – Dolomiti

Il percorso intorno al Sassolungo/Langkofel tocca con percorso ad anello il Rifugio Toni Demetz, posto a 2685 metri di altezza, il Rifugio Vicenza/Langkofelhütte, situato a 2253 metri di quota, ed il Rifugio Emilio Comici, posto a 2154 metri di altezza.

L’escursione è inserita nel magnifico contesto dolomitico del gruppo Sassolungo-Sasso Piatto ed offre anche ampli panorami su diversi altri gruppi delle Dolomiti; il percorso, molto noto, parte dalla stazione a monte della cabinovia biposto Sassolungo con stazione a valle situata nei pressi del Passo Sella, sul versante della Val Gardena/Gröden e raggiungibile dal paese di Selva Gardena/Wolkenstein (QUI la “pillola” sul Passo Sella e la Cabinovia Sassolungo e QUI quella su Selva Gardena).

Il percorso presenta un dislivello moderato in salita ma con molti saliscendi, dislivello rilevante in discesa ed alcuni tratti con traccia sassosa e un po’ esposti che richiedono la giusta attenzione; durante l’escursione dallo sviluppo piuttosto lungo si attraversano anche diversi tipi di ambienti tutti con caratteristiche molto interessanti.

Il tracciato comincia dal Rifugio Toni Demetz (2685 m, cabinovia dai pressi del Passo Sella), seguendo il sentiero 525 per il Rifugio Vicenza si scende su traccia sassosa piuttosto ripida, nel vallone ombreggiato al mattino.
La traccia porta ad un breve tratto attrezzato con cavo corrimano scendendo poi, sempre piuttosto ripidamente su fondo sassoso e ghiaioso, giungendo ad un pianoro e scendendo quindi, in breve, al Rifugio Vicenza (2253 m, 50 minuti dalla partenza).

Dal Rifugio Vicenza si segue il sentiero 525 per il Rifugio Sasso Piatto, si scende in moderata pendenza su traccia ghiaiosa raggiungendo, in breve, il bivio col sentiero 526 e 527; seguendo a destra il sentiero 526 per il Rifugio Comici si procede dapprima in saliscendi in rado bosco salendo poi ripidamente con traccia sassosa ed alcuni gradoni (con breve tratto con cavo corrimano) giungendo ad una sella.

Dalla sella si segue a destra il sentiero 526 “alto” con indicazioni Comici – Piz Sela; il sentiero traversa sotto le pareti in saliscendi, su traccia sassosa; il sentiero scende poi piuttosto ripidamente, anche un breve tratto con cavo corrimano, giungendo nei pressi di un grosso nevaio.
Aggirato il nevaio la traccia prosegue in saliscendi in traverso (qualche tratto un po’ esposto), si continua quindi, in risalita, passando anche in alcuni punti con acqua che cola delle pareti e giunegndo ad un tratto in rado bosco.
Superato un torrente si sale su traccia terrosa e sassosa incontrando il sentiero 526 “basso” (anch’esso proveniente dalla sella dove si era staccato il sentiero “alto), in breve si raggiunge, quindi, il Rifugio-ristorante Emilio Comici (2154 m, 1.50 ore dal Rifugio Vicenza, 2.40 ore dalla partenza).

Dal Rifugio Comici si segue il sentiero 526 per il Passo Sella, la larga traccia ghiaiosa procede in saliscendi  dapprima in rado bosco e poi tra pascoli raggiungendo un bivio con traccia a piedi e con passeggino; seguendo a sinistra quella a piedi si sale in breve, in moderata pendenza, ad una sella con crocefisso.
Dalla sella si scende in lieve pendenza tra pascoli  raggiungendo la caratteristica azona della “Città dei Sassi”; il sentiero sasssoso e ghiaioso procede, quindi, tra grossi massi, in lieve saliscendi, fino a tornare alla stazione a valle della Cabinovia Sassolungo (50 minuti dal Rifugio Comici, 3.30 ore dalla partenza).

Percorso: stazione a monte cabinovia Sassolungo (Rifugio Demetz) – Rifugio Vicenza – Rifugio Comici – Città dei Sassi – stazione a valle cabinovia Sassolungo

Sentieri: 525 – 526

Dislivello: 500 metri in salita e 1000 metri in discesa considerati i tantissimi saliscendi

Tempo di percorrenza: 3.30 ore totali

Quota massima: 2685 m

Difficoltà: EE – percorso con presenza di diversi passaggi su traccia sassosa piuttosto ripida (alcuni con breve cavo corrimano); alcuni tratti un po’ esposti sul sentiero 526 “alto”. Sviluppo di circa 10 chilometri totali.

Data di ascesa: agosto 2023

Annotazioni: è bene informarsi sui periodi di apertura dei rifugi e dell’impianto di risalita; i tratti un po’ esposti e più tecnici lungo il sentiero 526 “alto” possono essere evitati seguendo il sentiero 526 “basso” che però presenta più saliscendi ed una maggiore risalita finale. Sui cartelli non sono indicati le diciture “alto” e “basso”, sono notazione aggiunte nella relazione per identificare meglio i due sentieri.
La Forcella Sassolungo ed il Rifugio Demetz sono, volendo, raggiungibili anche a piedi tramite sentiero e la Ferrata Furcela de Saslonch (QUI la “pillola” su questo itinerario).
Inoltre, il Rifugio Demetz e Vicenza sono anche punto di partenza della ferrata Oskar Schuster alla vetta del Sasso Piatto/Plattkofel (QUI la “pillola” sull’ascesa al Sasso Piatto tramite la ferrata Oskar Schuster).

Esperienza di Stefano: è bene scegliere una giornata con buona visibilità per godere dei bellissimi ambienti attraversati; il percorso non è particolarmente difficile nel complesso ma, soprattutto lungo la prima parte e lungo il sentiero 526 “alto” non va sottovalutato. È consigliabile, inoltre, partire piuttosto presto al mattino appena apre l’impianto di risalita per non trovare folla tra parcheggi ed impianto e lungo la prima parte del tracciato

Al Rifugio Demetz alla stazione a monte della cabinovia

Scendendo verso il Rifugio Vicenza

Rifugio Vicenza

Tratto verso la deviazione tra sentiero 525, 526 e 527

Vista sullo Sciliar/Schlern

Tratto verso la deviazione tra sentiero 526 alto e basso

Viste sulle Odle/Geisler

Deviazione per il sentiero 526 “alto”

Lungo il sentiero 526 “alto”

Rifugio-ristorante Emilio Comici

Vista dal rifugio sul gruppo del Sella

Tratto verso la sella con crocefisso

Vista sulla Marmolada

Tratto nella “Città dei Sassi”

Cliccare sull’immagine per visualizzare la Cabinovia Sassolungo su Google Maps


DISCLAIMER:Le attività dell’alpinismo, arrampicata ed escursionismo sono pericolose se effettuate senza preparazione fisica, teorica e senza la adeguata attrezzatura, possono quindi creare danni a se stessi ed alle persone che condividono e sono coinvolte nell’attività.

Chi volesse percorrere gli itinerari descritti è tenuto ad assumere le rituali informazioni necessarie per la sicurezza in loco o presso associazioni escursionistiche della zona, nonchè dotarsi di aggiornata carta topografica e della attrezzatura adatta.

Per la difficoltà che presentano le escursioni vi invitiamo a farvi guidare solo ed esclusivamente da Guide esperte ed ufficialmente autorizzate dalle organizzazioni preposte alla certificazione delle stesse.

Declino inoltre ogni responsabilità per gli eventuali errori, inesattezze ed indicazioni riportati nell’articolo e per gli eventuali danni ed incidenti da essi derivanti.

Scopriamo QUI altre “pillole” sulle cime delle Dolomiti e delle Alpi Carniche

Scopriamo QUI altre “pillole” sul turismo in Val Gardena e Alpe di Siusi

Ce de Salares (2283 m) – Lago di Lagazuoi (2181 m) – Rifugio Scotoni – Malga Munt de Valparola – Dolomiti

La Ce de Salares, vetta di 2283 metri di quota, è posta poco sopra la Forcella de Salares nel gruppo dolomitico del Fanes-Lagazuoi in Alta Val Badia; vetta e forcella presentano varie vie d’accesso, viene qui descritto l’itinerario ad anello che parte da Sciarè (nei pressi del paese di San Cassiano/St. Kassian/San Ciascian) toccando anche il Rifugio Capanna Alpina, il Rifugio Scotoni, il Lago di Lagazuoi e la Malga Munt de Valparola (QUI la “pillola” su San Cassiano).

Il percorso, dallo sviluppo piuttosto lungo, percorre ambienti molto vari sia più bucolici che selvaggi ed offre panorami bellissimi su diversi gruppi dolomitici come Conturines, Lagazuoi-Cime del Fanes e Setsas-Pralongià; chi volesse abbreviare il percorso può evitare la deviazione al Lago di Lagazuoi perdendo, però, la vista del magnifico specchio d’acqua posto sotto alte pareti dolomitiche.

Il tracciato parte dal parcheggio di Sciarè lungo la strada del Passo Valparola (1659 m) e, seguendo il percorso Tru de Meditaziun dedicato a “Klaus von der Flühe”, sale nel bosco in moderata pendenza passando nei pressi di diversi manufatti a tema religioso e meditativo.
Il sentiero prosegue quindi in saliscendi fino alla Cappella de Sciarè, seguendo il sentiero 11 verso Capanna Alpina si procede su mulattiera ghiaiosa in moderata pendenza fino a raggiungere il Rifugio Capanna Alpina (1720 m, 30 minuti dalla partenza).

Da Capanna Alpina si segue il sentiero numero 20 per il rifugio Scotoni procedendo su  mulattiera ghiaiosa prima in leggera pendenza e poi in ripida salita a tornanti fino a giungere al Rifugio Scotoni (2040 m, 50 minuti dal Capanna Alpina, 1.20 ore dalla partenza).

Dal Rifugio si segue il sentiero numero 20 per il Lago Lagazuoi, il sentiero sale dapprima con pendenza moderata per poi salire ripidamente su traccia sassosa e ghiaiosa che costeggia un torrente; arrivati ad una sella si segue a sinistra il sentiero 20B che porta, in breve, al Lago di Lagazuoi (2181 m, 30 minuti dal Rifugio Scotoni, 1.50 ore dalla partenza).

Dal Lago di Lagazuoi si torna per la via di salita in 20 minuti al Rifugio Scotoni, 2.10 ore dalla partenza.
Dal Rifugio Scotoni si segue adesso il sentiero 18B per la Forcella de Salares; la traccia, facendo attenzione a non perdere i segni, attraversa dei pascoli e sale poi su mulattiera ripida sassosa.
Seguendo i segni si sale poi su ripida traccia sassosa e terrosa tra arbusti e poi in spazi più aperti fino ad una selletta; continuando a seguire il sentiero 18B si scende con attenzione per un salitno roccioso per poi proseguire a mezzacosta, superando un breve tratto con cavo di sicurezza, fino a giungere alla Forcella de Salares (2260 m, 1 ora dal Rifugio Scotoni, 3.10 ore dalla partenza).

Dalla forcella si segue a destra la traccia erbosa e sassosa non segnata, ma ben intuibile con buona visibilità, che in moderata pendenza porta, in breve, alla vetta del Ce da Salares (2283 m, 10 minuti dalla Forcella Ce da Salares, 3.20 ore dalla partenza).

Tornati in breve alla Forcella da Salares si segue sempre il sentiero 18B per la Malga Munt de Valparola; si scende, quindi, su traccia terrosa e sassosa in un ripido canalino giungendo, in breve, al bivio tra il sentiero 18B ed il 20A.
Rimanendo sul sentiero 18B per la Malga Munt de Valparola si scende in moderata pendenza su traccia sassosa ed erbosa, superati un paio di brevi tratti un po’ ripidi, si raggiunge una mulattiera sterrata che porta nel bosco fino ad incrociare la strada asfaltata del Passo Valparola.
Seguendo le indicazione del sentiero 18 per la Malga Munt de Valparola si scende a destra lungo la strada asfaltata (con attenzione alle macchine) fino a trovare sulla sinistra il bivio per il sentiero per la malga.
Seguendo la mulattiera sterrata si scende in moderata pendenza nel bosco; ad un bivio si segue la freccia a destra per la Malga Valparola continuando la discesa su mulattiera sterrata che porta alla Malga Munt de Valparola (1748 m, punto di ristoro, 1.20 ore dalla cima Ce de Salares, 4.40 ore dalla partenza).

Dalla Malga Munt de Valparola si scende sulla mulattiera sterrata numero 18 verso Armentarola; la mulattiera dapprima in lievi saliscendi e poi in discesa con pendenza moderata porta la bivio col sentiero 24B.
Seguendo il sentiero 24B per Sciarè si prosegue su mulattiera sterrata tra bosco e pascoli, in lievi saliscendi e poi in leggera discesa, fino al parcheggio di Sciarè (50 munti dalla Malga Valparola, 5.30 ore dalla partenza).

Percorso: parcheggio Sciarè – Capanna Alpina – Rifugio Scotoni – Lago di Lagazuoi – Rifugio Scotoni – Forcella de Salares – Ce da Salares – Forcella de Salares – Malga Munt de Valparola – parcheggio Sciarè

Sentieri: Tru de Meditaziun – 11 – 20 – 20B – 20 – 18B – traccia non segnata per la Ce de Salares – 18B – 18 – 24B

Dislivello: 800 metri in salita e discesa considerati i tanti saliscendi

Tempo di percorrenza: 5.30 ore totali

Quota massima: 2283 m

Difficoltà: E/EE – il percorso presenta nel complesso una difficoltà tecnica moderata ma con alcuni singoli passaggi più impegnativi (saltini rocciosi ed un tratto con cavo) lungo la salita e discesa della Forcella de Salares; la breve salita alla cima Ce de Salares non è segnata ma ben intuibile con buona visibilità. Sviluppo di 12 chilometri totali con alternanza di tratti ripidi ed altri in saliscendi.

Data di ascesa: luglio 2023

Annotazioni: è bene controllare i periodi di apertura dei rifugi; volendo, per abbreviare il percorso, possono essere evitate le deviazioni dal Rifugio Scotoni al Lago Lagazuoi e/o dalla Forcella de Salares alla cima Ce de Salares

Esperienza di Stefano: è bene scegliere una giornata con buona visibilità per godere dei magnifici panorami ed ambienti del percorso. Le deviazioni al Lago di Lagazuoi ed alla Cima Ce de Salares, se le propire condizioni lo consentono, permettono di aggiungere due punti di interesse molto belli al percorso già, comunque, affascinante. Il magnifico percorso non va, in ogni caso, sottovalutato nel complesso, considerata lunghezza, diverse deviazioni e saliscendi e tratti ripidi

Lungo il sentiero Tru de Meditaziun

Salendo al Rifugio Capanna Alpina

Al Rifugio Capanna Alpina

Salendo al Rifugio Scotoni

Al Rifugio Scotoni

Salendo al Lago di Lagazuoi

Al Lago di Lagazuoi posto sotto le pareti del gruppo Cime del Fanes-Lagazuoi

Salendo alla Forcella de Salares (dopo essere tornati al Rifugio Scotoni)

Alla Forcella de Salares

Salendo alla Ce de Salares

In vetta alla Ce de Salares

Panorami di vetta

Scendendo dalla Forcella de Salares verso la Malga Munt de Valparola

Malga Munt de Valparola

Scendendo verso Sciarè


Cliccare sull’immagine per visualizzare il parcheggio di Sciarè su Google Maps

DISCLAIMER:

Le attività dell’alpinismo, arrampicata ed escursionismo sono pericolose se effettuate senza preparazione fisica, teorica e senza la adeguata attrezzatura, possono quindi creare danni a se stessi ed alle persone che condividono e sono coinvolte nell’attività.

Chi volesse percorrere gli itinerari descritti è tenuto ad assumere le rituali informazioni necessarie per la sicurezza in loco o presso associazioni escursionistiche della zona, nonchè dotarsi di aggiornata carta topografica e della attrezzatura adatta.

Per la difficoltà che presentano le escursioni vi invitiamo a farvi guidare solo ed esclusivamente da Guide esperte ed ufficialmente autorizzate dalle organizzazioni preposte alla certificazione delle stesse.

Declino inoltre ogni responsabilità per gli eventuali errori, inesattezze ed indicazioni riportati nell’articolo e per gli eventuali danni ed incidenti da essi derivanti.

Scopriamo QUI altre “pillole” sulle cime delle Dolomiti e delle Alpi Carniche

Scopriamo QUI altre “pillole” sul turismo in Val Badia

Torre di Toblin/Toblinger Knoten (2617 m) – (vie ferrate) – Sasso di Sesto/Sextner Stein (2539 m) – Rifugio Locatelli-Innerkofler alle Tre Cime/Drei Zinnen Hütte (2405 m) – Dolomiti di Sesto

La Torre di Toblin/Toblinger Knoten, vetta di 2617 metri di quota ed il Sasso di Sesto/Sextner Stein, cima di 2539 metri di altezza, sono poste nelle notissime Dolomiti di Sesto/Sextner Dolomiten, inserite in ambiente tra i più belli delle Dolomiti con bellissima vista verso monti famosi come le Tre Cime di Lavaredo/Drei Zinnen e il Monte Paterno/Paternkofel (QUI la “pillola” sulle Dolomiti di Sesto).

La zona dove si trovano Sasso di Sesto e Torre di Toblin presenta molteplici possibilità di accesso, qui viene descritta la salita dal Rifugio Auronzo, raggiungibile in macchina dal Lago di Misurina in Veneto, il percorso si svolge, infatti, tra Veneto e Alto Adige/Südtirol.

Il percorso ad anello raggiunge, passando per la Malga Langalm, dapprima il famoso Rifugio Locatelli-Innerkofler alle Tre Cime/Drei Zinnen Hütte e sale poi per sentiero al Sasso di Sesto continuando, quindi, su ferrata sul versante nord alla Torre di Toblin. Scesi per la ferrata sul versante sud, e tornati al Rifugio Locatelli-Innerkofler, sia prosegue verso la Forcella Lavaredo tornando poi al Rifugio Auronzo, passando anche per il Rifugio Lavaredo.

Il percorso comincia dal Rifugio Auronzo (2320 m, strada a pedaggio dal Lago di Misurina), seguendo a sinistra il sentiero 105 per il Rifugio Locatelli-Innerkofler si raggiunge in saliscendi, in breve, su traccia sassosa e ghiaiosa, la Forcella dè l’Col de Medo (2305 m).
Continuando sul sentiero 105 si procede in moderata discesa su traccia ghiaiosa ad un laghetto ed alla vicina Malga Langalm; il sentiero procede, quindi, in salita in moderata pendenza su traccia sassosa e terrosa raggiungendo una selletta.
La traccia scende poi piuttosto ripidamente fino alla radura erbosa del Pian da Rin; da qui riprende al salita in moderata pendenza, su traccia sassosa e terrosa, che porta in tornanti all’incorcio col sentiero 102; seguendo sempre per il Rifugio Locatelli-Innerkofler si sale, quindi, in breve, al Rifugio Locatelli-Innerkofler (2405 m, 1.40 ore dalla partenza).

Seguendo i cartelli per la Ferrata Torre di Toblin si procede su traccia sassosa e ghiaiosa, a tratti ripida che porta ad una selletta; da qui, su traccia non segnata, ma ben intuibile con buona visibilità, si sale a sinistra, in breve, alla vetta del Sasso di Sesto (2539 m, ruderi di vecchie fortificazioni militari, 20 minuti dal Rifugio Locatelli-Innerkofler, 2.00 ore dalla partenza).

Tornati in breve alla selletta si segue la traccia (segnata con triangoli rossi) che costeggia le pareti della Torre di Toblin giungendo all’attacco della ferrata sul versante nord; si supera inizialmente un traverso con passerella di legno e si arriva alla targa di inizio della ferrata.
La ferrata sale dapprima su salti rocciosi attrezzati con cavo giungendo, quindi, ad una prima serie di scalette di ferro (alcune verticali e con primo piolo piuttosto alto); superata la prima serie di scale si sale su altri salti rocciosi ed un canalino in cui vanno cercati bene gli appigli.
La ferrata continua poi con altre serie di scale sempre esposte, superato un traverso con staffe si giunge, quindi, alle ultime scale verticali che portano alla vetta della Torre di Toblin (2617 m, croce, 45 minuti dal Sasso di Sesto, 2.45 ore dalla partenza).

Dalla cima si scende sul versante opposto seguendo i cavi che portano a diversi salti rocciosi, di moderata difficoltà tecnica seppur con l’impegno delle ferrate in discesa; la ferrata porta, quindi, alla base della parete dalla quale si segue la traccia sassosa e ghiaiosa a destra che riporta sulla traccia di salita che si segue, in breve, tornando al Rifugio Locatelli-Innerkofler (45 minuti dalla cima della Torre di Toblin, 3.30 ore dalla partenza).

Dal Rifugio Locatelli-Innerkofler si segue adesso il sentiero 101 per il Rifugio Auronzo; si scende dapprima su sentiero sassoso e ghiaioso procedendo poi in saliscendi e, infine, in risalita fino alla Forcella Lavaredo (2454 m).
Dalla Forcella Lavaerdo si segue il sentiero ghiaioso che porta in breve in discesa, in moderata pendenza, al Rifugio Lavaredo (2344 m); dal Rifugio Lavaredo si segue, quindi, la mulattiera ghiaiosa che riporta, in saliscendi, al Rifugio Auronzo (1.30 ore dal Rifugio Locatelli, 5.00 ore dalla partenza).

Percorso: Rifugio Auronzo – Forcella dè l’Col de Medo –  Malga Langalm – Rifugio Locatelli-Innerkofler alle Tre Cime – Sasso di Sesto – Torre di Toblin – Rifugio Locatelli-Innerkofler alle Tre Cime – Forcella Lavaredo – Rifugio Lavaredo – Rifugio Auronzo

Sentieri: 105 – traccia per il Sasso di Sesto – Ferrate della Torre di Toblin – 101

Dislivello: 600 metri in salita e discesa considerati i continui saliscendi

Tempo di percorrenza: 5.00 ore totali

Quota massima: 2617 m

Difficoltà: E il Rifugio Locatelli-Innerkofler – EE il Sasso di Sesto – EEA la Torre di Toblin –  percorso senza particolari difficoltà tecniche, ma relativamente lungo, nell’anello per il Rifugio Locatelli-Innerkofler; salita al Sasso di Sesto su traccia sassosa con tratto finale non segnato ma ben intuibile con buona visibilità; la salita alla Torre di Toblin è su via ferrata (necessari kit da ferrata e casca) mediamente impegnativa tecnicamente (con due passaggi di difficoltà maggiore) ed esposizione elevata, la discesa è di moderato impegno tecnico (seppur con la difficoltà del percorrere ferrate in discesa). Lo sviluppo totale del percorso è di circa 13 chilometri.

Data di ascesa: luglio 2023

Annotazioni: è bene controllare i periodi di apertura dei rifugi; il rifugio Locatelli-Innerkofler può essere raggiunto anche attraverso altri itinerari ed è anche punto di partenza per altre diverse escursioni a cime e vie ferrate.
Troviamo descritte sul sito, ad esempio, il percorso che tocca i Rifugi Zsigmondy-Comici, Pian di Cengia e Locatelli-Innerkofler partendo dalla Val Fiscalina/Fischleintal (valle laterale della Val di Sesto/Sextental) e le salite alla Croda Fiscalina Orientale/Oberbacherspitze ed al Monte Paterno/Paternkofel (QUI la “pillola” sul percorso che raggiunge i rifugi dalla Val Fiscalina, QUI quella sulla salita alla Croda Fiscalina Orientale e QUI la “pillola” sull’ascesa al Monte Paterno)

Esperienza di Stefano: è necessario tempo asciutto ed è bene scegliere una giornata con buona visibilità per godere del magnifico panorama di vetta; è consigliabile arrivare presto al Rifugio Auronzo per evitare lunghe code in macchina al pedaggio e la possibilità che i parcheggi vadano esauriti.
La ferrata è di difficoltà media (per esperti di questo genere di percorsi) ma non va sottovalutata vista la forte esposizione.

Lungo il primo tratto di percorso

Malga Langalm

Tratto in saliscendi verso il Pian da Rin

Salendo al Rifugio Locatelli-Innerkofler con vista sulle Tre Cime di Lavaredo

Rifugio Locatelli-Innerkofler

Salendo verso Sasso di Sesto e Torre di Toblin con vista su Rifugio Locatelli-Innerkofler e Monte Paterno

Salendo verso Sasso di Sesto e Torre di Toblin

Tratto non segnato verso il Sasso di Sesto

In vetta al Sasso di Sesto

Vista dal Sasso di Sesto sulla Torre di Toblin

Tratto verso l’attacco della Ferrata della Torre di Toblin

Lungo la via ferrata di salita

In cima alla Torre di Toblin

Lungo la ferrata di discesa

Tratto tra il Rifugio Locatelli-Innerkofler e la Forcella Lavaredo

Scendendo al Rifugio Lavaredo

Rifugio Lavaredo

Tornando al Rifugio Auronzo


Cliccare sull’immagine per visualizzare il Rifugio Auronzo su Google Maps


DISCLAIMER:

Le attività dell’alpinismo, arrampicata ed escursionismo sono pericolose se effettuate senza preparazione fisica, teorica e senza la adeguata attrezzatura, possono quindi creare danni a se stessi ed alle persone che condividono e sono coinvolte nell’attività.

Chi volesse percorrere gli itinerari descritti è tenuto ad assumere le rituali informazioni necessarie per la sicurezza in loco o presso associazioni escursionistiche della zona, nonchè dotarsi di aggiornata carta topografica e della attrezzatura adatta.

Per la difficoltà che presentano le escursioni vi invitiamo a farvi guidare solo ed esclusivamente da Guide esperte ed ufficialmente autorizzate dalle organizzazioni preposte alla certificazione delle stesse.

Declino inoltre ogni responsabilità per gli eventuali errori, inesattezze ed indicazioni riportati nell’articolo e per gli eventuali danni ed incidenti da essi derivanti.

Scopriamo QUI altre “pillole” sulle cime delle Dolomiti e delle Alpi Carniche

Scopriamo QUI altre “pillole” sul turismo in Val Pusteria e le sue valli laterali

Rifugio Zsigmondy-Comici (2224 m) – Rifugio Pian di Cengia/Büllelejoch (2528 m) – Rifugio Locatelli-Innerkofler alle Tre Cime/Drei Zinnen (2405 m) – Dolomiti di Sesto

Il Rifugio Zsigmondy-Comici Hütte, situato a 2224 metri di quota, il Rifugio Pian di Cengia/Büllelejochhütte, posto a 2528 metri di altezza, e il Rifugio Locatelli-Innerkofler alle Tre Cime/Drei Zinnen Hütte, situato a 2405 metri di quota, si trovano nelle Dolomiti di Sesto/Sextener Dolomiten in zona tra le più belle delle Dolomiti e dell’Alto Adige/Südtirol.

I rifugi presentano diverse vie di accesso, viene qui descritto l’itinerario “classico” che li tocca tutti con percorso ad anello che parte dalla Val Fiscalina/Fischleintal, valle laterale della Val di Sesto/Sextental (QUI la “pillola” sulla Val Fiscalina e QUI quella sulla Val di Sesto).

Il percorso, che presenta un dislivello rilevante ed un lungo sviluppo, si svolge tra ambienti prima boschivi e poi selvaggi dolomitici e conduce al cospetto di alcune tra le più note cime dolomitiche come, ad esempio, le Tre Cime di Lavaredo/Drei Zinnen e la Croda dei Toni/Zwölferkofel.

La salita comincia al parcheggio del Campo Fiscalino/Fischleinboden in Val Fiscalina (1454 m), seguendo la mulattiera 102-103 per i rifugi si procede dapprima brevemente su asfalto e poi su fondo sterrato con pendenza leggera fino a raggiungere il Rifugio Fondovalle/Talschlusshütte (1548 m, 30 minuti dalla partenza).

Continuando sulla mulattiera sterrata per i rifugi si sale in moderata pendenza raggiungendo, in breve, il bivio tra i sentieri per il Rifugio Zsigmondy-Comici ed il Rifugio Locatelli-Innerkofler.
Seguendo a sinistra il sentiero numero 103 per il Rifugio Zsigmondy-Comici si oltrepassa un ponticello che passa nei pressi della Cima Uno/Einspitz e di una sua grande frana di qualche anno fa; salendo sulla traccia sassosa e terrosa si sale ripidamente con anche belle vista panoramiche sulla Val Fiscalina.
Dopo un breve tratto boscato la traccia sale tra arbusti su fondo sassoso e terroso con anche diversi gradoni di legno e rocciosi; il percorso porta, quindi, ad un breve tratto con pendenza moderata e sale poi ripidamente, in ambiente aperto, con traccia sassosa con diversi gradoni fino a giungere al Rifugio Zsigmondy-Comici (2224 m, 2.00 ore dal Rifugio Fondivalle, 2.30 ore dalla partenza).

Seguendo il sentiero 101 per il Rifugio Pian di Cengia si sale con pendenza moderata su traccia sassosa e terrosa fino ad una selletta; seguendo sempre per il Rifugio Pian di Cengia si procede, quindi, a mezzacosta su fondo roccioso (tratto un po’ esposto) fino a giungere al Rifugio Pian di Cengia (2528 m, 1.00 ora dal Rifugio Zsigmondy-Comici, 3.30 ore dalla partenza).

Continuando sul sentiero 101 per il Rifugio Locatelli-Innerkofler si procede in falsopiano raggiungendo in breve la Forcella Pian di Cengia; seguendo sempre il sentiero per il Rifugio Locatelli si scende a destra su ripida traccia ghiaiosa in tornanti.
La traccia sassosa procede poi in lungo mezzacosta in lievi saliscendi (qualche punto un po’ esposto) passando anche nei pressi dei Laghi dei Piani/Bödenseen; la traccia conduce, quindi, con breve risalita piuttosto ripida al Rifugio Locatelli-Innerkofler alla Tre Cime (2405 m, 1.15 ore dal Rifugio Pian di Cengia, 4.45 ore dalla partenza).

Dal Rifugio Locatelli-Innerkofler si segue il sentiero 102 per il Rifugio Fondovalle; la traccia ghiaiosa e terrosa scende in Val Sassovecchio/Altensteintal prima in pendenza moderata per poi scendere ripidamente su fondo sassoso riportando, con lungo sviluppo, al bivio incontrato in salita tra il Rifugio Zsigmondy-Comici ed il Rifugio Locatelli-Innerkofler.
Dal bivio si torna per la via già nota prima al Rifugio Fondovalle e poi al parcheggio (2.15 ore dal Rifugio Locatelli-Innerkofler, 7.00 ore dalla partenza).

Percorso: parcheggio Val Fiscalina – Rifugio Fondovalle – Rifugio Zsigmondy-Comici – Rifugio Pian di Cengia – Rifugio Locatelli-Innerkofler – Rifugio Fondovalle – parcehggio Val Fiscalina

Sentieri: 102/103 – 103 – 101 – 102 – 102/103

Dislivello: 1150 metri in salita e discesa considerati anche i diversi saliscendi

Tempo di percorrenza: 7.00 ore totali

Quota massima: 2528 m

Difficoltà: EE –  percorso di difficoltà tecnica moderata ma su sentieri spesso sassosi con diverse parti ripide e qualche tratto un po’ esposto; dislivello rilevante e sviluppo molto lungo di 18 chilometri

Data di ascesa: luglio 2023

Annotazioni: è bene controllare i periodi di apertura dei rifugi ed è, naturalmente, possibile pernottare in uno di essi prenotando. I rifugi sono anche punto di partenza per diverse escursioni a cime e vie ferrate; tra le possibili salite troviamo, ad esempio, quelle alla vetta della Croda Fiscalina Orientale/Oberbacherspitze, il Monte Paterno/Paternkofel e la Torre di Toblin/Toblinger Knoten ed il Sasso di Sesto/Sextner Stein (QUI la “pillola” sulla salita alla Croda Fiscalina Orientale, QUI quella sull’ascesa su via ferrata al Monte Paterno e QUI quella sull’ascesa su via ferrata alla Torre di Toblin e sulla salita al Sasso di Sesto).
Queste salite sono descritte partendo dal Rifugio Auronzo; se si decidesse di intraprenderle partendo dalla Val Fiscalina è bene pernottare in rifugio.

Esperienza di Stefano: il percorso è bellissimo ed è uno dei miei preferiti; per godere del magnifico ambiente circostante è bene scegliere giornate con buona visibilità ma facendo attenzione a giorni eccessivamente caldi in quanto gran parte del lungo percorso è esposto al Sole. Vista la lunghezza del tracciato bisogna dosare le forze lungo tutto il percorso e assicurandosi di avere buona forma fisica.

Lungo il tratto verso il Rifugio Fondovalle

Rifugio Fondovalle

Salendo al bivio tra i rifugi Zsigmondy-Comici e Locatelli-Innerkofler

Bivio tra i rifugi Zsigmondy-Comici e Locatelli-Innerkofler

Cima Uno con visibile la frana di alcuni anni fa

Vista sulla Val Fiscalina salendo nel primo tratto al Rifugio Zsigmondy-Comici

Salendo nel primo tratto verso il Rifugio Zsigmondy-Comici

Salendo nell’ultimo tratto verso il Rifugio Zsigmondy-Comici

Al Rifugio Zsigmondy-Comici

Vista sulla Croda dei Toni

Salendo dal Rifugio Zsigmondy-Comici verso il Rifugio Pian di Cengia

Rifugio Pian di Cengia

Vista verso le Crode Fiscaline

Nel tratto tra il Rifugio Pian di Cengia e la Forcella Pian di Cengia

Tratto tra la Forcella Pian di Cengia e il Rifugio Locatelli-Innerkofler

Laghi dei Piani

Risalita verso il Rifugio Locatelli-Innerkofler con vista su Sasso di Sesto e Torre di Toblin

Rifugio Locatelli-Innerkofler alle Tre Cime

Vista sulle Tre Cime di Lavaredo

Vista sul Monte Paterno

Scendendo in Val Sassovecchio tornando al Rifugio Fondovalle

Cliccare sull’immagine per visualizzare il parcheggio in Val Fiscalina su Google Maps

DISCLAIMER:

Le attività dell’alpinismo, arrampicata ed escursionismo sono pericolose se effettuate senza preparazione fisica, teorica e senza la adeguata attrezzatura, possono quindi creare danni a se stessi ed alle persone che condividono e sono coinvolte nell’attività.

Chi volesse percorrere gli itinerari descritti è tenuto ad assumere le rituali informazioni necessarie per la sicurezza in loco o presso associazioni escursionistiche della zona, nonchè dotarsi di aggiornata carta topografica e della attrezzatura adatta. Per la difficoltà che presentano le escursioni vi invitiamo a farvi guidare solo ed esclusivamente da Guide esperte ed ufficialmente autorizzate dalle organizzazioni preposte alla certificazione delle stesse.

Declino inoltre ogni responsabilità per gli eventuali errori, inesattezze ed indicazioni riportati nell’articolo e per gli eventuali danni ed incidenti da essi derivanti.

Scopriamo QUI altre “pillole” sulle cime delle Dolomiti e delle Alpi Carniche

Scopriamo QUI altre “pillole” sul turismo in Val Pusteria e le sue valli laterali

Cascate di Fanes (1730 m) – Ferrate G. Barbara – L. Dalaiti – Cengia De Mattia – Dolomiti

Le Cascate di Fanes, la cui più alta si trova a 1730 metri di quota, sono poste nel gruppo dolomitico Fanes-Sennes-Braies (situato in parte in territorio dell’Alto Adige/Südtirol ed in parte in Veneto); l’accesso alle cascate avviene dal centro visitatori del Parco delle Dolomiti d’Ampezzo, situato tra il Passo di Cimabanche ed il paese di Cortina d’Ampezzo.

Il percorso si trova in territorio veneto ma a pochi chilometri di distanza dal confine con l’Alto Adige, posto al Passo di Cimabanche, e raggiungibile da Dobbiaco/Toblach dal versante sudtirolese (QUI la “pillola” sul paese di Dobbiaco).

Le Cascate di Fanes, formate dall’omonimo Rio di Fanes, sono situate lungo il corso del torrente che tra canyon, salti d’acqua e passaggi spettacolari; le due cascate più rilevanti sono visitabili grazie a tre differenti vie ferrate che, pur essendo di moderato impegno tecnico, richiedono la giusta attrezzatura ed esperienza su questi percorsi e che permettono di passare letteralmente dietro le cascate!

Il percorso comincia dal Centro visitatori del Parco delle Dolomiti d’Ampezzo (1310 m, rifugio, stretta stradina asfaltata per raggiungerlo dalla strada tar Cortina d’Ampezzo ed il Passo Cimabanche).
Seguendo il sentiero 10 per le Cascate di Fanes (su cui sono poste indicazioni sulla flora locale) si procede in saliscendi in modesta pendenza nel bosco su stradina asfaltata, superando anche due posnti sul Rio di Fanes; continuando sul sentiero 10 che diventa una mulattiera sterrata, con pendenza più elevata, si giunge al Ponte Outo/Ponte Alto (1467 m, 1.00 ora dalla partenza).

Seguendo i cartelli per il sentiero attrezzato alla cascata si scende su traccia sassosa giungendo, in breve, alla targa di inizio della Ferrata Giovanni Barbara; si segue una cengia in discesa con in vista la Csacata di Fanes Grande.
La cengia attrezzata con cavi passa dietro la cascata (tratto, naturalmente, bagnato), i cavi condicono, quindi, in discesa in un breve canalino e poi lungo una parete piuttosto esposta attrezzata con cavi e staffe; la traccia prosegue poi tra grandi massi attraversando il torrente in un paio di punti fino ad un punto basso con caretelli.
Ignorato il bivio per il belvdere si percorre a destra un ponticello di metallo alla base della cascata e si risale su gradoni rocciosi attrezzati con cavi giungendo all’attacco della Ferrata Lucio Dalaiti; il percorso, attrezzato con cavi, percorre una cengia un po’ esposta alternata a gradoni rocciosi fino a giungere ad una ripida traccia tra arbusti che riporta nei pressi del Ponte Outo (1.00 ora la percorrenza delle due ferrate, 2.00 ore dalla partenza).

Dal Ponte Outo si segue la scorciatoia numero 10 per la Val di Fanes salendo ripidamente su mulattiera ghiaiosa fino ad un bivio; seguendo il sentiero dei canyon e delle cascate si scende brevemente nel bosco, si percorre un ponte e si sale quindi ripidamente su traccia terrosa e sassosa, con anche dei gradoni di metallo, risalendo a lato di una parete con belle viste su diverse cascatelle.
Superato un secondo ponte, seguendo sempre il sentiero dei canyon e delle cascate si procede su traccia terrosa nel bosco, alternando tratti su ripida salita ad altri in saliscendi passando alla base della Cascata superiore, fino allo Sbarco de Fanes, con bivio per il sentiero attrezzato alla cascata.
Seguendo a destra verso la cascata si giunge all’inizio della Ferrata Cengia De Mattia; anche in questo caso si segue una cengia, attrezzata con cavi e staffe, passando dietro alla cascata (anche qui traccia bagnata); si sale, poi su paretina con staffe e cavo fino a giungere ad una traccia terrosa in saliscendi che supera un ponticello e torna, quindi, allo Sbarco de Fanes (1730 m, 1.30 ore dal Ponte Outo, 3.30 ore dalla partenza).

Dallo Sbarco de Fanes si prende il sentiero 10 in discesa su mulattiera ghiaiosa che (ignorando i successivi bivi) riporta ripidamente al Ponte Outo e, per il percorso dell’andata con alcuni saliscendi, al Centro Visitatori del Parco (1.30 ore dallo Sbarco de Fanes, 5.00 ore dalla partenza).

Percorso: Centro visitatori Parco Naturale Dolomiti d’Ampezzo – Ponte Outo – Ferrata Giovanni Barbara – Ferrata Lucio Dalaiti – Ponte Outo – Sbarco de Fanes – Ferrata Cengia de Mattia – Sbarco de Fanes – Ponte Outo – Centro visitatori Parco Naturale Dolomiti d’Ampezzo

Sentieri: 10 – Ferrata Giovanni Barbara – Ferrata Lucio Dalaiti – scorciatoia 10  – Sentiero dei Canyon e delle Cascate – Ferrata Cengia de Mattia – 10

Dislivello: 700 metri in salita e discesa considerati anche i saliscendi

Tempo di percorrenza: 5.00 ore totali

Quota massima: 1730 m

Difficoltà: EEA –  ferrate di moderato impegno tecnico per chi ha espereinza di questo genere di percorsi ma che richiedono la giusta attrezzatura (kit da ferrata e casco) ed attenzione, alcuni tratti esposti. Anche la percorrenza del sentiero del Canyon e delle Ferrate richiede, comunque, assenza di vertigini e passo sicuro sviluppo lungo di circa 15 chilometri totali

Data di ascesa: giugno 2023

Esperienza di Stefano: necessario tempo asciutto, io ho percorso l’itinerario con torrente con grande portata d’acqua che ha reso alcuni passaggi più impegnativi; in questi casi serve ancora più attenzione.
è bene non sottovalutare in generale il percorso che, nel suo complesso, risulta lungo e piuttosto faticoso

Cartelli alla partenza

Lungo il tratto in saliscendi su asfalto con indicazioni botaniche e punti panoramici sul torrente

Salendo più ripidamente al Ponte Outo

Ponte Outo

Panorama dai pressi del Ponte Outo

Via Ferrata Giovanni Barbara

Vista sulla Cascata di Fanes Grande

Ponticello metallico

Via Ferrata Lucio Dalaiti

Salendo sulla scorciatoia 10

Lungo il sentiero dei canyon e delle cascate

Alla base della cascata superiore allo Sbarco de Fanes

Via ferrata Cengia De Mattia

Ponte nei pressi dello Sbarco de Fanes

Scendendo al Ponte Outo sul sentiero 10


Cliccare sull’immagine per visualizzare il Centro visitatori del Parco Dolomiti d’Ampezzo su Google Maps


DISCLAIMER:

Le attività dell’alpinismo, arrampicata ed escursionismo sono pericolose se effettuate senza preparazione fisica, teorica e senza la adeguata attrezzatura, possono quindi creare danni a se stessi ed alle persone che condividono e sono coinvolte nell’attività.

Chi volesse percorrere gli itinerari descritti è tenuto ad assumere le rituali informazioni necessarie per la sicurezza in loco o presso associazioni escursionistiche della zona, nonchè dotarsi di aggiornata carta topografica e della attrezzatura adatta. Per la difficoltà che presentano le escursioni vi invitiamo a farvi guidare solo ed esclusivamente da Guide esperte ed ufficialmente autorizzate dalle organizzazioni preposte alla certificazione delle stesse.

Declino inoltre ogni responsabilità per gli eventuali errori, inesattezze ed indicazioni riportati nell’articolo e per gli eventuali danni ed incidenti da essi derivanti.

Scopriamo QUI altre “pillole” sulle cime delle Dolomiti e delle Alpi Carniche



Rifugio Bergamo/Grasleitenhütte (2165 m) – Dolomiti

Il Rifugio Bergamo/Grasleitenhütte, posto a 2165 metri di quota, è situato nel gruppo montuoso dolomitico del Catinaccio/Rosengarten in zona magnifica circondata da alte pareti rocciose; il rifugio è posto in zona selvaggia ed isolata e presenta un lungo accesso dalla Val di Tires/Tierstal (QUI la “pillola” sulla Val di Tires).

Il percorso dai Bagni di Lavina Bianca/Weißlanbad al rifugio, seppur senza avere grandi difficoltà tecniche, presenta un dislivello ed uno sviluppo rilevanti; il tracciato risale la lunga Val Ciamin/Tschamintal attraversando diversi tipi di ambienti quali tratti boscosi, radure pascolive e zone rocciose tipicamente dolomitiche.

La salita comincia dai Bagni di Lavina Bianca in Val di Tires (1170 m, parcheggio), seguendo le indicazioni del sentiero numero 3 per il Rifugio Bergamo si raggiunge in breve il centro visite del parco Sciliar-Catinaccio e la Malga Ciamin/Tschaminschwaige.
Seguendo il sentiero 3 si sale ripidamente su traccia ghiaiosa e sassosa nel bosco, si ignorano diversi bivi fino a giungere all’incrocio con una mulattiera forestale presso un crocefisso; seguendo in salita la mulattiera sterrata, sempre sentiero 3 per il Rifugio Bergamo, si oltrepassano anche due fonti e ponti sul Torrente Ciamin.
Salendo in moderata pendenza sulla mulattiera si giunge ad un prima radura pascoliva, Schafer Leger, e poi la seconda più grande radura, Rechter Leger (1600 m).

Continuando la salita su mulattiera via via più ripida il percorso torna ad essere una traccia ghiaiosa e terrosa nel bosco che sale piuttosto ripidamente fino a giungere al bivio con il percorso per il Rifugio Alpe di Tires.
Seguendo il sentiero 3A per il Rifugio Bergamo si sale tra rado bosco su traccia ghiaiosa e sassosa, si ignora il successivo bivio per il Rifugio Alpe di Tires e si continua la salita tra tratti con gradoni di legno ed altri in pendenza più moderata.
Con un tratto su traccia ghiaiosa più ripida si giunge ad un dosso con la bandiera del rifugio (adesso in vista); scendendo per un tratto su traccia ghiaiosa e sassosa e con una breve risalita si giunge, quindi, al Rifugio Bergamo (2165 m, 3.00 ore dalla partenza).

Discesa per lo stesso percorso, con anche la breve risalita al dosso con la bandiera, in 2.15 ore, 5.15 ore dalla partenza.

Percorso: Bagni di Lavina Bianca – Radura Schafer Leger – Radura Rechter Leger – Rifugio Bergamo – Radura Rechter Leger – Radura Schafer Leger – Bagni di Lavina Bianca

Sentieri: 3 – 3A

Dislivello: 1100 metri in salita e discesa considerati anche i saliscendi

Tempo di percorrenza: 5.15 ore totali (3.00 ore la salita, 2.15 ore la discesa)

Quota massima: 2165 m

Difficoltà: E –  escursione con difficoltà tecniche moderate ma con traccia con tratti ripidi con fondo sassoso e dal dislivello rilevante e dal lungo sviluppo di oltre 15 chilometri totali tra andata e ritorno

Data di ascesa: giugno 2023

Annotazioni: necessario tempo asciutto, è bene controllare la data di apertura del rifugio. Dai Bagni di lavina Bianca parte anche l’itinerario per il Monte Balzo/Völsegg Spitze ed il Rifugio Monte Cavone/Tschafonhütte (QUI la “pillola” sulla salita a Monte Balzo e Rifugio Monte Cavone).

Esperienza di Stefano: è bene scegliere una giornata con buona visibilità per godere del bellissimo ambiente dolomitico del Catinaccio che circonda il rifugio; meglio evitare, inoltre, giornate eccessivamente calde.
Il percorso non è particolarmente difficile tecnicamente ma il lungo sviluppo e dislivello non vanno sottovalutati

Ai Bagni di Lavina Bianca

Cenro visite parco e Malga Tschaminschwaige

Salendo nel primo tratto nel bosco con anche alcuni scorci panoramici

Salendo sulla mulattiera forestale

Radura Rechter Leger

Salendo al bivio tra Rifugio Bergamo e Rifugio Alpe di Tires

Bivio tra Rifugio Bergamo e Rifugio Alpe di Tires

Salendo al Rifugio Bergamo con vista su diverse vette del gruppo del Catinaccio

Dosso con bandiera del rifugio

Tratto finale verso il rifugio con discesa e risalita

Al Rifugio Bergamo

Mappa del percorso


Cliccare sull’immagine per visualizzare i Bagni di Lavina Bianca in Val di Tires su Google Maps


DISCLAIMER:

Le attività dell’alpinismo, arrampicata ed escursionismo sono pericolose se effettuate senza preparazione fisica, teorica e senza la adeguata attrezzatura, possono quindi creare danni a se stessi ed alle persone che condividono e sono coinvolte nell’attività.

Chi volesse percorrere gli itinerari descritti è tenuto ad assumere le rituali informazioni necessarie per la sicurezza in loco o presso associazioni escursionistiche della zona, nonchè dotarsi di aggiornata carta topografica e della attrezzatura adatta. Per la difficoltà che presentano le escursioni vi invitiamo a farvi guidare solo ed esclusivamente da Guide esperte ed ufficialmente autorizzate dalle organizzazioni preposte alla certificazione delle stesse.

Declino inoltre ogni responsabilità per gli eventuali errori, inesattezze ed indicazioni riportati nell’articolo e per gli eventuali danni ed incidenti da essi derivanti.

Scopriamo QUI altre “pillole” sulle cime delle Dolomiti e delle Alpi Carniche

Scopriamo QUI altre “pillole” sul turismo in Val Gardena e Alpe di Siusi

Scopriamo QUI altre “pillole” sul turismo in Valle Isarco

Störes (2181 m) – Giro del Pralongià – Dolomiti

Lo Störes, vetta di 2181 metri di altezza, è posta sul punto più elevato dell’Altopiano del Pralongià in Alta Val Badia; la cima e l’altipiano presentano un ambiente idilliaco tra prati e pascoli con magnifici panorami su molti notissimi gruppi montuosi dolomitici (QUI la “pillola” sul Pralongià ed i suoi impianti e strutture).

Sull’Altipiano del Pralongià sono possibili svariati percorsi di diversa difficoltà; viene qui descritto il tracciato che parte dalla cabinovia del Piz la Ila, con stazione a valle situata nel paese di La Villa/Stern in Alta Val Badia (QUI la “pillola” sul paese di La Villa).

Il percorso descritto presenta uno sviluppo totale lungo e un dislivello in discesa rilevante ma può essere accorciato in base alle proprie esigenze; l’escursione si svolge principalmente su sentieri sterrati tra ampi pascoli e tocca anche diversi punti di ristoro.

Il percorso comincia dalla stazione a monte della cabinovia del Piz la Ila (2078 m, rifugio, stazione a valle a La Villa) seguendo il sentiero 4A per il Pralongià.
Si procede in saliscendi su sentiero ghiaioso tra ampi pascoli raggiungendo, in breve, il sentiero numero 4 nei pressi della Baita La Fraina; continuando sulla mulattiera sterrata numero 4, sempre in saliscendi, si toccano i rifugi La Brancia e Tablà.
Seguendo adesso il sentiero 23 per il Pralongià si sale su mulattiera sterrata un po’ più ripida fino al Rifugio Bioch (2079 m).
Continuando sul sentiero 23 per il Pralongià si procede prima prima in saliscendi, raggiungendo un punto panoramico con tavola delle cime visibili, e poi un po’ più ripidamente fino al Rifugio Pralongià (2109 m, chiesetta, rifugio con riapertura a luglio 2023, 1.30 ore dalla partenza).

Dal rifugio si sale su sentiero ghiaioso 24 verso il Setsas e Col di Lana procedendo in moderata salita, si ignora un primo bivio e poi, in breve, si raggiunge un secondo bivio; si devia, quindi, a destra per il Col di Lana, sempre su sentiero ghiaioso, raggiungendo in breve la vetta dello Störes (2181 m, croce, 15 minuti dal Rifugio Pralongià, 1.45 ore dalla partenza).

Tornati in saliscendi al Rifugio Pralongià ed al Rifugio Bioch si prende a destra il sentiero 21A per il Piz Sorega, prima in discesa poi in leggera risalita si raggiunge il rifugio Las Vegas e poi il Rifugio Piz Sorega (2002 m, cabinovia da San Cassiano/St. Kassian, 1.15 ore dallo Störes, 3.00 ore dalla partenza).

Si prende, quindi, la mulattiera sterrata numero 21 per La Villa, si scende tra bosco e spazi aperti fino allo scalo di due seggiovie; continuando sulla mulattiera numero 4 si scende, quindi, ripidamente a La Villa (1419 m, 1.30 ore dal Piz Sorega, 4.30 ore dalla partenza).

Percorso: stazione a monte cabinovia Piz la Ila – Rifugio de Bioch – Rifugio Pralongià – Störes – Rifugio Pralongià – Rifugio de Bioch – Rifugio Piz Sorega – La Villa

Sentieri: 4A – 4 – 23 – 24 – 23 – 21A – 21 – 4

Dislivello: 400 metri in salita e 1100 metri in discesa compresi i vari saliscendi

Tempo di percorrenza: 4.30 ore totali

Quota massima: 2181 m

Difficoltà: E –  escursione senza particolari difficoltà tecniche ma dal lungo sviluppo di oltre 15 chilometri e dislivello rilevante in discesa

Data di ascesa: giugno 2023

Annotazioni: il percorso può essere abbreviato tornando al Piz la Ila per la via dell’andata o prendendo gli impianti (2 seggiovie) che portando dal Piz Sorega al Piz la Ila. È bene controllare data e orari di apertura degli impianti e dei rifugi (il rifugio Pralongià e a giugno 2023 in ristrutturazione con riapertura prevista per luglio 2023)
Dallo Störes è anche possibile salire al Setsas con percorso piuttosto impegnativo (QUI la “pillola” sulla salita a Störes e Setsas partendo dalla seggiovia Pralongià di Corvara).

Esperienza di Stefano: è bene scegliere una giornata con buona visibilità per godere dell’amplissimo panorama; se fosse possibile è meglio anche percorrere l’escursione non in alta stagione turistica potendo, così, godere più tranquillamente del meraviglioso ambiente dell’altipiano del Pralongià

Cabinovia del Piz la Ila

Alla stazione a monte della cabinovia

Verso il Rifugio Bioch

Rifugio Bioch

Salendo verso il Rifugio Pralongià con vista sul Rifugio Bioch ed il Sassongher

Vista sulle Conturines

Vista sul Sassongher

Vista sul Gruppo del Sella

Ultimo tratto di salita verso il Rifugio Pralongià

Rifugio Pralongià (riapertura a luglio 2023)

Chiesetta nei pressi del rifugio con vista sullo Störes

Salendo allo Störes

In vetta allo Störes

Vista sulle Conturines

Vista sul Setsas

Vista sulla Marmolada

Vista sul gruppo del Sella

Lungo il sentiero dal Rifugio Bioch al Piz Sorega

Al Piz Sorega

Lungo la discesa a La Villa

Punto panoramico sul paese di San Cassiano

Ultimo tratto di discesa verso La Villa


Cliccare sull’immagine per visualizzare la cabinovia Piz la Ila a La Villa su Google Maps


DISCLAIMER:

Le attività dell’alpinismo, arrampicata ed escursionismo sono pericolose se effettuate senza preparazione fisica, teorica e senza la adeguata attrezzatura, possono quindi creare danni a se stessi ed alle persone che condividono e sono coinvolte nell’attività.

Chi volesse percorrere gli itinerari descritti è tenuto ad assumere le rituali informazioni necessarie per la sicurezza in loco o presso associazioni escursionistiche della zona, nonchè dotarsi di aggiornata carta topografica e della attrezzatura adatta. Per la difficoltà che presentano le escursioni vi invitiamo a farvi guidare solo ed esclusivamente da Guide esperte ed ufficialmente autorizzate dalle organizzazioni preposte alla certificazione delle stesse.

Declino inoltre ogni responsabilità per gli eventuali errori, inesattezze ed indicazioni riportati nell’articolo e per gli eventuali danni ed incidenti da essi derivanti.

Scopriamo QUI altre “pillole” sulle cime delle Dolomiti e delle Alpi Carniche

Scopriamo QUI altre “pillole” sul turismo in Val Badia

Labirinto del Latemar/Labyrinthsteig (1900 m) – Dolomiti

Il sentiero del Labirinto del Latemar/Labyrinthsteig, situato nell’omonimo gruppo montuoso dolomitico del Latemar porta a percorrere la zona rocciosa posta ai piedi del Latemar interessata da un’antica frana di quest’ultimo; il sentiero si snoda, quindi, tra i grandi massi con passaggi sui sassi ed in stretti passaggi tra di essi (è richiesta, quindi, la giusta esperienza su questo tipo di tracciati).

Il percorso ad anello, che offre ottimi panorami su Latemar e Catinaccio/Rosengarten, parte dal noto Lago di Carezza/Karer See, nei pressi di Nova Levante/Welschnofen in Val d’Ega/Eggental, e sale nel bosco fino alla Radura di Mezzo/Mitterleger; si prosegue poi lungo il Labirinto del Latemar per poi ritornare tra bosco e spazi aperti, con sviluppo piuttosto lungo, al piccolo paese di Carezza ed al sottostante lago (QUI la “pillola” sul Lago di Carezza e QUI quella su Nova Levante).

Il percorso comincia dal Lago di Carezza (1530 m, diversi punti di ristoro), seguendo brevemente a destra il giro intorno al lago si giunge all’imbocco del sentiero 11 per la Radura di Mezzo/Mitterleger.
Si sale sul sentiero 11 su mulattiera sterrata nel bosco in moderata pendenza, ignorando i diversi bivi si prosegue sempre per la Radura di Mezzo; si oltrepassa uno spazio più aperto con vista sul Catinaccio salendo poi nuovamente nel bosco fino alla Radura di Mezzo/Mitterleger (1827 m, 1.00 ora dalla partenza).

Seguendo a sinistra il sentiero 20 per il Labirinto del Latemar si procede in saliscendi nel bosco fino ad incontrare uno stretto passaggio tra massi si continua, quindi, in saliscendi su massi e traccia sassosa facendo attenzione a vari punti in cui è bene aiutarsi con le mani.
Il sentiero procede nel Labirinto in discesa (attenzione a seguire i segni e non perdere la traccia); si oltrepassano canalini, tratti pianeggianti su grossi sassi e stretti passaggi tra enormi massi fino ad uscire dal Labirinto del Latemar incrociando il sentiero 18 (45 minuti dalla Radura di Mezzo, 1.45 ore dalla partenza).

Si segue in discesa verso Carezza il sentiero 18 che, con percorso nel bosco porta in breve al bivio col sentiero 13.
Si segue, quindi, il sentiero 13 per Carezza procendendo in saliscendi su traccia terrosa e sassosa fino all’incrocio col sentiero 21; si prende il sentiero 21 che in saliscendi nel bosco porta all’incrocio col sentiero 13.
Si prende in discesa il sentiero 13 verso Carezza scendendo su mulattiera sterrata nel bosco che porta all’incrocio col sentiero 10 nei pressi del Grand Hotel Carezza; si segue, quindi, il sentiero 10 per il Lago di Carezza, ad un vicino bivio si attraversa la statale scendendo, quindi, in breve al parcheggio del Lago di Carezza (1.15 ore dall’incrocio col sentiero 18, 3.00 ore dalla partenza).

Percorso: Lago di Carezza – Radura di Mezzo – Labirinto del Latemar – Carezza – Lago di Carezza

Sentieri: 11 – 20 (Labirinto del Latemar) – 18 – 13 – 21 – 13 – 10

Dislivello: 500 metri in salita e discesa compresi i vari saliscendi

Tempo di percorrenza: 3.00 ore

Quota massima: 1900 m

Difficoltà: EE –  percorso che richiede passo sicuro ed esperienza su percorsi sassosi lungo il Labirinto del Latemar, attenzione a non perdere la traccia lungo il Labirinto ed ai vari bivi lungo la discesa, sviluppo totale di circa 10 chilometri

Data di ascesa: giugno 2023

Annotazioni: è possibile percorrere il percorso ad anello in entrambi i sensi

Esperienza di Stefano: escursione che richiede tempo asciutto e buona visibilità; il tratto lungo il Labirinto è molto affascinante ma non banale e richiede la giusta attenzione ed esperienza.
L’area nei pressi del Lago di Carezza è, solitamente, piuttosto affollata, è quindi bene partire presto per godere con più tranquillità di quella magnifica zona.

Lago di Carezza alla partenza col il Latemar

In salita verso la Radura di Mezzo sul sentiero numero 11

Panorama verso il Catinaccio

Tratto finale di salita alla Radura di Mezzo

Alla Radura di Mezzo

Lungo il sentiero del Labirinto del Latemar

Sul sentiero 13 verso l’incrocio col sentiero 21

Sul sentiero 21 verso l’incrocio col sentiero 13

Vista sul paese di Carezza

Scendendo sul sentiero 13 verso Carezza

Tornati al Lago di Carezza

Mappa del percorso


Cliccare sull’immagine per visualizzare il Lago di Carezza su Google Maps

DISCLAIMER:

Le attività dell’alpinismo, arrampicata ed escursionismo sono pericolose se effettuate senza preparazione fisica, teorica e senza la adeguata attrezzatura, possono quindi creare danni a se stessi ed alle persone che condividono e sono coinvolte nell’attività.

Chi volesse percorrere gli itinerari descritti è tenuto ad assumere le rituali informazioni necessarie per la sicurezza in loco o presso associazioni escursionistiche della zona, nonchè dotarsi di aggiornata carta topografica e della attrezzatura adatta. Per la difficoltà che presentano le escursioni vi invitiamo a farvi guidare solo ed esclusivamente da Guide esperte ed ufficialmente autorizzate dalle organizzazioni preposte alla certificazione delle stesse.

Declino inoltre ogni responsabilità per gli eventuali errori, inesattezze ed indicazioni riportati nell’articolo e per gli eventuali danni ed incidenti da essi derivanti.

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