Croda del Becco/Seekofel (2810 m) – Rifugio Biella/Seekofelhütte (2327 m) – Dolomiti

La Croda del Becco/Seekofel, posta a 2810 metri di quota, ed il Rifugio Biella/Seekofelhütte, situato a 2327 metri di altezza, si trovano a cavallo tra Dolomiti di Braies e Dolomiti d’Ampezzo; la vetta è posta sul confine tra Alto Adige/Südtirol e Veneto mentre il rifugio si trova interamente in quest’ultimo.

La cima ed il rifugio sono raggiungibili, con itinerari lunghi, da diversi punti di partenza; viene qui descritto quello, probabilmente, più iconico che si diparte dal noto Lago di Braies/Pragser Widsee in Valle di Braies/Pragsertal (QUI la “pillola” sul Lago di Braies e QUI quella sulla Valle di Braies).

Il tracciato, dal lungo sviluppo e dislivello, raggiunge, dapprima, la Forcella Sora al Forn/Ofenscharte per poi salire con percorso tecnico alla vetta da cui si gode un panorama amplissimo e si può osservare il Lago di Braies 1300 metri pià sotto; dalla forcella con breve deviazione è possibile raggiungere anche il rifugio.

La salita comincia dal Lago di Braies (1494 m, ristoranti), seguendo il percorso attorno al lago sulla sponda occidentale si procede in lievi saliscendi sul mulattiera sterrata fino a raggiungere il bivio col sentiero 1 verso la Croda del Becco ed il Rifugio Biella.

Il sentiero sale su traccia con fondo sassoso e ghiaioso tra rado bosco, dapprima in pendenza moderata e poi ripidamente; si affronta, quindi, un tratto un po’ esposto con gradoni e cavo di sicurezza e si sale nuovamente nel bosco scendendo poi, in breve, ad un bivio col sentiero 4
Rimanendo sul sentiero 1 si sale su traccia sassosa e terrosa nel bosco arrivando ad una selletta dalla quale si sale ripidamente a tornanti su fondo sasosso; superato un tratti attrezzato con cavi si giunge ad un pianoro con bivio col sentiero 3.
Continuando col sentiero 1 si sale nel vallone del Forno su traccia ghiaiosa e terrosa prima con pendenza moderata e poi più ripidamente fino a giungere alla Forcella Sora al Forno (2389 m, piccola cappella, 2.40 ore dalla partenza).

Seguendo a destra per la Croda del Becco si sale su ripida vaga traccia sassosa (non ci sono segni, bisogna cercare dove la traccia sia più agevole); salendo a tornanti si sgiunge ad un ripido tratto, attrezzato con catena corrimano.
La salita prosegue poi, cercando la traccia migliore tra i vari ometti, salendo ripidamente su fondo sassoso e poi in pendenza più moderata fino alla vetta della Croda del Becco (2810 m, croce, 1.10 ore dalla forcella, 3.50 ore dalla partenza).

Discesa per lo stesso percorso fino alla forcella in 55 minuti, volendo si può seguire in discesa, il sentiero sassoso che in 5 minuti porta al Rifugio Biella (2327 m, 1.00 ora dalla cima, 4.50 ore dalla partenza).

Tornati in risalita alla forcella per la via di salita si torna, quindi, al Lago di Braies in 2.10 ore, 7.00 ore dalla partenza).

Percorso: Lago di Braies –  Forcella Sora al Forno –  Croda del Becco – Forcella Sora al Forno – Rifugio Biella – Forcella Sora al Forno – Lago di Braies

Sentieri: 1 – traccia verso la cima

Dislivello:  1400 metri in salita e discesa considerati i vari saliscendi

Tempo di percorrenza: 7.00 ore

Quota massima: 2810 m

Difficoltà: EE – escursione con diversi tratti tecnici, salendo alla vetta, e due brevi parti attrezzate salendo alla forcella, richiesti passo sicuro ed assenza di vertigini, ed esperienza nel cercare la via migliore salendo alla cima; dislivello molto rilevante e sviluppo di circa 17 chilometri totali

Data di ascesa: agosto 2025

Annotazioni: è bene controllare i periodi di apertura del rifugio e le condizioni del percorso.
Volendo l’escursione al rifugio può essere anche un tour a sé stante senza salire alla vetta; in questo caso l’itinerario presenta 1000 metri di dislivello in salita e discesa, considerati i saliscendi

Esperienza di Stefano: escursione molto affascinante che permette di raggiungere una vetta prestigiosa, il tracciato per la cima non va sottovalutato; necessario tempo asciutto ed è bene scegliere una giornata con buona visibilità per godere dei bei panorami visibili dal percorso e per poter valutare la traccia migliore salendo in cima.
Io ho percorso l’escursione in giornata partendo molto presto dal Lago di Braies;  volendo è, comunque, possibile suddividere il percorso in due giorni pernottando al Rifugio Biella

Lago di Braies al mattino presto

Salita alla Forcella Sora al Forno

Forcella Sora al Forno

Salita alla Croda del Becco

In vetta alla Croda del Becco

Zoom sul Lago di Braies

Zoom sulle Tre Cime di Lavaredo

Discesa verso il Rifugio Biella una volta tornati alla Forcella Sora al Forno

Rifugio Biella

Tornati al Lago di Braies

Mappa del percorso


Cliccare sull’immagine per visualizzare i parcheggi del Lago di Braies su Google Maps


DISCLAIMER:

Le attività dell’alpinismo, arrampicata ed escursionismo sono pericolose se effettuate senza preparazione fisica, teorica e senza la adeguata attrezzatura, possono quindi creare danni a se stessi ed alle persone che condividono e sono coinvolte nell’attività.

Chi volesse percorrere gli itinerari descritti è tenuto ad assumere le rituali informazioni necessarie per la sicurezza in loco o presso associazioni escursionistiche della zona, nonchè dotarsi di aggiornata carta topografica e della attrezzatura adatta. Per la difficoltà che presentano le escursioni vi invitiamo a farvi guidare solo ed esclusivamente da Guide esperte ed ufficialmente autorizzate dalle organizzazioni preposte alla certificazione delle stesse.

Declino inoltre ogni responsabilità per gli eventuali errori, inesattezze ed indicazioni riportati nell’articolo e per gli eventuali danni ed incidenti da essi derivanti.

Scopriamo QUI altre “pillole” sulle cime delle Dolomiti e delle Alpi Carniche

Scopriamo QUI altre “pillole” sul turismo in Val Pusteria e le sue valli laterali





Monte Piana (2324 m) – Monte Piano (2301 m) –  Rifugio A. Bosi (2205 m) – Dolomiti

Il Monte Piana, posto a 2324 metri di altezza, ed il Monte Piano, situato a 2301 metri di quota, sono posti sull’altopiano del Monte Piana facente parte delle Dolomiti di Sesto/Sextener Dolomiten e suddiviso tra Alto Adige/Südtirol e Veneto (QUI la “pillola” sulle Dolomiti di Sesto).

Proprio la posizione del gruppo montuoso ha determinato il fatto che durante la Prima guerra mondiale sia stato teatro di aspre battaglie i cui manufatti quali trincee e posizioni sono ancora ben visibili; l’altipiano è, infatti, un vero e proprio museo all’aperto della guerra (e delle condizioni di vita difficilissime a cui erano sottoposti i soldati).

L’altopiano e le due vette sono raggiungibili, con dislivello rilevante, da diversi punti di partenza; viene qui descritto il percorso con dislivello meno elevato che parte dal Lago di Misurina (in territorio Veneto); Misurina è raggiungibile dall’Alto Adige dall’alta Val Pusteria/Pustertal, da Dobbiaco/Toblach, passando dalla Valle di Landro (QUI la “pillola” su Dobbiaco).

Il tracciato che si diparte da Misurina tocca dapprima il Rifugio Magg. Bosi (volendo raggiungibile anche con servizio jeep) e poi si diparte sull’altopiano con anche alcuni tratti attrezzati e panorami amplissimi su molti gruppi dolomitici.

Il percorso comincia dal parcheggio P1 sopra il Lago di Misurina (1757 m, punto di partenza anche delle jeep navetta per il Rifugio Bosi); seguendo la stradina asfaltata (chiusa al traffico privato) per il Rifugio Bosi si sale nel bosco, in pendenza moderata, fino ad un bivio.
I cartelli indicano a sinistra il percorso pedonale uslla vecchia strada militare; seguendo questa opzione si sale sulla vecchia mulattiera asfaltata e sterrata, il percorso sale nel bosco con pendenza moderata ma attraversa diversi tratti franati (al giugno 2025).

La mulattiera compie poi due tornanti fino ad innestarsi, sulla mulattiera percorsa anche dalle jeep, alla Forcella Auta/Alta (1984 m); a mio avviso è, tuttavia, visti i numerosi tratti franati, seguire al bivio indicato in salta verso destra rimanendo integralmente sulla mulattiera percorsa dalle jeep.
Dalla Forcella Auta si segue, quindi, la stradina asfaltata e sterrata che conduce, uscendo dal bosco con diversi tratti più ripidi, al Rifugio Magg. Bosi (2205 m, 1.30 ore dal Lago di Misurina, 5 chilometri di sviluppo).

Dal rifugio si segue il sentiero per il percorso storico su mulattiera, abbandonandolo poco dopo e seguendo a sinistra i cartelli numero 6b per il sentiero attrezzato del Monte Piana si sale su sentiero sassoso in moderata pendenza.
Ignorato un bivio a destra si supera un primo breve tratto attrezzato e si continua in salita tra mughi fino ad incontrare le prime postazioni di guerra; si procede, quindi, in saliscendi su sentiero a mezza-costa a tratti un po’ esposto (cavi) fino a giungere alla vetta del Monte Piana (2324 m, croce, 40 minuti dal rifugio, 2.10 ore dalla partenza).

Continuando sul sentiero del percorso storico si prosegue in saliscendi, su sentiero sassoso, tra postazioni e trincee, fino a giungere ad un grosso cippo commemorativo ed, in breve, in discesa alla Forcella de i Castrade/Castrati (2272 m, 20 minuti dal Monte Piana, 1.00 ora dal rifugio, 2.30 ore dalla partenza).

Seguendo sempre i cartelli del sentiero storico si devia, in breve, a destra e si procede su sentiero attrezzato, un po’ esposto, a mezza-costa passando per diverse postazioni di guerra; prima in discesa e poi in risalita su sentiero sassoso e terroso si raggiunge una cengia attrezzata con cavi (a tratti un po’ esposta) che porta ad altre postazioni ed all’ingresso di una galleria di guerra (sconsigliato entrarci).
Il tracciato sale ora con due scale di legno e poi prosegue in breve su cengia attrezzata fino a giungere sulla zona sommitale; in breve, deviando a sinistra, e facendo attenzione alle tante fenditure presenti sul terreno, si giunge alla vetta del Monte Piano (2301 m, croce, 30 minuti dalla Forcella dei Castrati, 1.30 ore dal rifugio, 3.00 ore dalla partenza).

Seguendo il sentiero storico si prosegue ora sul sentiero “normale” verso la Forcella dei Castrati; passando da altre trincee e posizioni si prosegue in saliscendi su sentiero sassoso ed erboso fino alla Campana degli Alpini; da qui si scende, in breve, nuovamente alla Forcella dei Castrati (15 minuti dal Monte Piano. 1.45 ore dal rifugio, 3.15 ore dalla partenza).

Seguendo i sentieri del sentiero storico verso il Rifugio Bosi si sale ad una crocetta ed altre trincee e postazioni di guerra; si continua, quindi, in salita alla Piramide e Capanna Carducci fino a giungere alla mulattiera sassosa che riporta, in discesa, al Rifugio Bosi (30 minuti, dalla Forcella dei Castrati, 2.15 ore dal primo passaggio al rifugio, 3.45 ore dalla partenza).

Dal Rifugio si segue, quindi, integralmente in discesa la mulattiera, asfaltata e sterrata, percorsa dalle jeep che riporta alla Forcella Alta ed al parcheggio (1.15 ore dal rifugio, 5.00 ore dalla partenza).

Percorso: parcheggio P1 di Misurina – Rifugio Magg. Bosi –  Monte Piana – Forcella dei Castrati – Monte Piano – Forcella dei Castrati – Rifugio Magg. Bosi – parcheggio P1 di Misurina

Sentieri: strada per il Rifugio Bosi – 6b – percorso storico

Dislivello: 850 metri in salita e discesa compresi i diversi saliscendi

Tempo di percorrenza: 5.00 ore

Quota massima: 2324 m

Difficoltà: EE/EEA – escursione che presenta diversi tratti attrezzati (in parte un po’ esposti) in cui è richiesto passo fermo ed assenza di vertigini e molte parti con antiche postazioni e trincee di guerra che richiedono anch’esse attenzione; fare attenzione ai tanti bivi presenti. Necessario tempo asciutto e buona visibilità.
Per chi non si sentisse sicuro è bene avere con se il kit da ferrata.
Sviluppo chilometrico lungo di circa 17 chilometri totali.

Data di ascesa: giugno 2025

Annotazioni: è bene controllare i periodi di apertura del rifugio; controllando in anticipo gli orari del servizio, volendo, è possibile usufruire del servzio a pagamento di jeep navetta dal parcheggio al Rifugio Bosi (se prese in salita e discesa si risparmiano 10 chilometri di sviluppo totali e 500 metri di dislivello in salita e discesa).
Lungo il percorso storico è anche possibile rimanere, integralmente, sul sentiero “normale” evitando i tratti attrezzati (seppur, “saltando”, quindi, la vista a diverse postazioni e strutture di guerra).

Esperienza di Stefano: escurione decisamente impegnativa ma molto bella, io sono salito e sceso a piedi; nel caso si usasse il servizio jeep navetta va tenuto conto del fatto che la strada è in diversi tratti piuttosto dissestata.
Va prestata attenzione a non distrarsi nei molti crocevia facendo attenzione alle direzioni da prendere (meglio avere con se anche una buona carta topografica) e alle tante fenditure del trreno presenti; necessario bel tempo e buona visibilità sia per godere degli ampi panorami e dell’ambiente attraversato sia per la sicurezza vista la tipologia di terreno

Lungo il primo tratto di salita

Bivio tra mulattiera percorsa dalle jeep (a destra) e vecchia strada militare (con tratti franati, a sinistra)

Lungo la vecchia strada militare

Forcella Auta/Alta

Salendo al Rifugio Bosi

Rifugio Bosi

Inizio del percorso storico

Lungo il percorso 6b

In vetta al Monte Piana

Tratto sul sentiero storico verso la Forcella dei Castrati

Forcella dei Castrati

Salita al Monte Piano tramite sentiero attrezzato

In cima al Monte Piano

Tornando alla Forcella dei Castrati lungo il sentiero “normale”

Tornando verso il Rifugio Bosi

Lungo la discesa integralmente sulla mulattiera percorsa dalle jeep


Cliccare sull’immagine per visualizzare il Parcheggio P1 di Misurina su Google Maps


DISCLAIMER:

Le attività dell’alpinismo, arrampicata ed escursionismo sono pericolose se effettuate senza preparazione fisica, teorica e senza la adeguata attrezzatura, possono quindi creare danni a se stessi ed alle persone che condividono e sono coinvolte nell’attività.

Chi volesse percorrere gli itinerari descritti è tenuto ad assumere le rituali informazioni necessarie per la sicurezza in loco o presso associazioni escursionistiche della zona, nonchè dotarsi di aggiornata carta topografica e della attrezzatura adatta.

Per la difficoltà che presentano le escursioni vi invitiamo a farvi guidare solo ed esclusivamente da Guide esperte ed ufficialmente autorizzate dalle organizzazioni preposte alla certificazione delle stesse.

Declino inoltre ogni responsabilità per gli eventuali errori, inesattezze ed indicazioni riportati nell’articolo e per gli eventuali danni ed incidenti da essi derivanti.

Scopriamo QUI altre “pillole” sulle cime delle Dolomiti e delle Alpi Carniche

Scopriamo QUI altre “pillole” sul turismo in Val Pusteria e le sue valli laterali

Malga Bel Riposo/Schönrastalm (1690 m) – Capanna Nuova/Neuhütte (1700 m) – Malga Monte San Pietro/Petersberger Leger (1530 m) – Dolomiti

La Malga Bel Riposo/Schönrastalm, posta a 1690 metri di quota, la Capanna Nuova/Neuhütte, situata a 1700 metri di altezza e la Malga Monte San Pietro/Petersberger Leger, posta a 1530 metri di quota, si trovano sull’Altipiano del Monte Regolo/Reggelberg tra la Val d’Ega/Eggental e l’area di Aldino/Aldein.

Il percorso ad anello, che tocca tutti e tre i punti di ristoro, parte dal noto Santuario di Pietralba/Maria Weissenstein, raggiungibile da Nova Ponente/Deutschnofen in Val d’Ega e da Aldino (QUI la “pillola” sul Santuario di Pietralba, QUI quella su Nova Ponente e QUI la “pillola” su Aldino).

Il tracciato, dal dislivello contenuto ma dallo sviluppo piuttosto lungo,  si svolge prevalentemente su mulattiere in aree boschive e radure pascolive con un breve tratto più ripido su sentiero tra la Capanna Nuova e la Malga Monte San Pietro.

L’escursione parte dal Santuario di Pietralba (1520 m) e seguendo le indicazioni “Unterradein” verso i sentieri 8-2-10 si entra nel bosco su mulattiera sterrata in saliscendi che porta ad un crocevia di sentieri.
Seguendo il sentiero 15 per la Malga Bel Riposo/Schönrastalm si prosegue su mulattiera in moderata pendenza fino ad altri cartelli; seguendo sempre il sentiero 15 per la Malga Bel Riposo/Schönrastalm si sale, più ripidamente, su mulattiera giungendo, quindi, alla Malga Bel Riposo/Schönrastalm (1690 m, punto di ristoro, 45 minuti dalla partenza).

Seguendo il sentiero 2A per la Capanna Nuova/Neuhütte si procede su mulattiera in leggeri saliscendi, fino al Kösertal; rimanendo sul sentiero 2A per la Capanna Nuova/Neuhütte si continua a seguirlo in tutti i bivi procedendo su lunga mulattiera in moderata pendenza.
Raggiunto il bivio col sentiero 2 si procede ancora, in breve, sul sentiero 2A raggiungendo la  Capanna Nuova/Neuhütte (1700 m, punto di ristoro, 1.15 ore dalla Malga Bel Riposo/Schönrastalm, 2.00 ore dalla partenza).

Tornati, in breve, al bivio col sentiero 2 lo si segue in direzione Malga Monte San Pietro/Petersberger Leger; si scende piuttosto ripidamente nel bosco su sentiero dapprima a gradini e poi a tornanti con fondo terroso e sassoso fino a giungere ad una radura.
Intersecando una mulattiera si continua sul sentiero 2 per la Malga Monte San Pietro/Petersberger Leger nel bosco scendendo, in moderata pendenza, fino alla ampia radura pascoliva ove è posta la Malga Monte San Pietro/Petersberger Leger (1530 m, posto di ristoro, 45 minuti dalla Capanna Nuova, 2.45 ore dalla partenza).

Dalla Malga Monte San Pietro si segue la mulattiera 2 verso il Santuario di Pietralba, si procede dapprima in discesa in moderata pendenza; seguendo, ai vari bivi, sempre le indicazioni numero 2 per Pietralba si continua su mulattiera in risalita con qualche tratto un po’ più ripido e poi in pendenza moderata fino a tornare al Santuario di Pietralba (45 minuti dalla Malga Monte San Pietro, 3.30 ore dalla partenza).

Percorso: Santuario di Pietralba – Malga Bel Riposo – Capanna Nuova – Malga Monte San Pietro – Santuario di Pietralba

Sentieri: 8 – 15 – 2A – 2

Dislivello: 300 metri in salita e discesa compresi i diversi saliscendi

Tempo di percorrenza: 3.30 ore

Quota massima: 1700 m

Difficoltà: E – escursione dalla difficoltà tecnica moderata con un breve tratto più ripido nella discesa tra la Capanna Nuova e la Malga San Pietro; sviluppo chilometrico piuttosto lungo di circa 12 chilometri totali; fare attenzione ai tanti bivi presenti

Data di ascesa: luglio 2024

Annotazioni: è bene controllare i periodi di apertura delle malghe.
Il Santuario di Pietralba può anche essere raggiunto direttamente a piedi da Nova Ponente (QUI la “pillola” su questo itinerario)

Esperienza di Stefano: escursione in ambienti bucolici e rilassanti, va comunque prestata attenzione al fatto che lo sviluppo risulta essere piuttosto lungo ed a non distrarsi nei molti crocevia di mulattiere facendo attenzione alle direzioni da prendere (meglio avere con se anche una buona carta topografica)

Santuario di Pietralba

Cartelli alla partenza

Tratto verso il primo crocevia

Primo crocevia

Tratto verso la Malga Bel Riposo/Schönrastalm

Malga Bel Riposo/Schönrastalm

Tratto verso il punto Kösertal

Kösertal

Tratto verso la Capanna Nuova/Neuhütte

Vista sul Santuario di Pietralba

Bivio tra Capanna Nuova/Neuhütte e Malga Monte San Pietro/Petersberger Leger

Capanna Nuova/Neuhütte

Scendendo alla Malga Monte San Pietro/Petersberger Leger

Malga Monte San Pietro/Petersberger Leger

Tratto di ritorno verso il Santuario di Pietralba

Vista sul Catinaccio/Rosengarten

Vista sul Corno Bianco/Weisshorn

Cliccare sull’immagine per visualizzare il Santuario di Pietralba su Google Maps

DISCLAIMER:

Le attività dell’alpinismo, arrampicata ed escursionismo sono pericolose se effettuate senza preparazione fisica, teorica e senza la adeguata attrezzatura, possono quindi creare danni a se stessi ed alle persone che condividono e sono coinvolte nell’attività.

Chi volesse percorrere gli itinerari descritti è tenuto ad assumere le rituali informazioni necessarie per la sicurezza in loco o presso associazioni escursionistiche della zona, nonchè dotarsi di aggiornata carta topografica e della attrezzatura adatta. Per la difficoltà che presentano le escursioni vi invitiamo a farvi guidare solo ed esclusivamente da Guide esperte ed ufficialmente autorizzate dalle organizzazioni preposte alla certificazione delle stesse.

Declino inoltre ogni responsabilità per gli eventuali errori, inesattezze ed indicazioni riportati nell’articolo e per gli eventuali danni ed incidenti da essi derivanti.

Scopriamo QUI altre “pillole” sulle cime e sentieri delle Dolomiti e delle Alpi Carniche

Scopriamo QUI altre “pillole” sul turismo in Val d’Ega e Monte Corno

Sentiero della Mela/Apfelweg di Naz-Sciaves/Natz-Schabs – Dolomiti

Il Sentiero della Mela/Apfelweg è posto in ambiente bucolico e rilassante sull’Altopiano di Naz-Sciaves/Natz-Schabs non lontano dalla città di Bressanone/Brixen e dal comprensorio della Plose; il percorso circolare può essere intrapreso dai diversi paesi dell’area di Naz-Sciaves, viene qui descritto con partenza dal borgo di Naz (QUI la “pillola” sui paesi di Naz, Sciaves e le loro frazioni).

Il tracciato, dal dislivello contenuto e dallo sviluppo relativamente lungo, tocca molti ambienti diversi quali meleti, boschi, biotopi umidi, spazi aperti e piccoli borghi; lungo il percorso sono posti anche molti pannelli informativi su storia e tipologia di coltivazione delle mele in zona oltre che su flora e fauna presenti.

Percorrendo il Sentiero della Mela, inoltre, è anche possibile di godere di belle viste panoramiche verso la Plose ed i Monti di Fundres/Pfunderer Berge oltre che attraversare molte aree naturali e coltivate idilliache.

Il percorso del Sentiero della Mela comincia dal centro di Naz (889 m), seguendo i cartelli del Sentiero della Mela/Apfelweg contrassegnati dal simbolo di una mela; questi cartelli andranno seguiti lungo tutto il percorso circolare ad i numerosissimi bivi presenti.

Da Naz si segue la stradina asfaltata verso Fiumes/Viums deviando poco dopo seguendo i cartelli del Sentiero della Mela; il tracciato porta su mulattiera sterrata, in lieve discesa, ad un boschetto ed al Biotopo Samesirs e poi, ignorata la deviazione verso Fiumes, procede in lievi saliscendi tra meleti.
Il sentiero piega, quindi, a destra in discesa in un bosco raggiungendo l’Hotel Flötscher e l’Hotel Seehof, risalendo poi, su stradina asfaltata e mulattiera nel bosco, si raggiunge una scultura dedicata alla caccia; raggiunto tra meleti successivamente, ed ignorato, il bivio per il paese di Rasa (raggiungibile, volendo, comunque, in pochi minuti) si raggiunge il biotopo Raiermoos.

La mulattiera nel bosco costeggia il biotopo e sale poi piuttosto ripidamente nel bosco, superato un tratto su una radura si rientra brevemente nel bosco raggiungendo l’area degli impianti sportivi di Naz; seguendo sempre le indicazioni del Sentiero della Mela si procede su asfalto e poi su mulattiera fino al Biotopo Laugen.

Continuando su mulattiera nel bosco e poi tra spazi aperti si giunge ad una presa d’acqua e, tra meleti, si giunge ad un bivio per Naz (volendo raggiungibile da qui in breve seguendo la strada asfaltata).
Continuando sul Sentiero della Mela si scende più ripidamente nel bosco raggiungendo su traccia terrosa e sassosa una fonte ed un castagneto (attenzione al fondo con possibili foglie secche o bagnate); il sentiero porta, quindi, tra meleti e vigneti, ad una stradina che si segue in breve salendo poi, piuttosto ripidamente, su mulattiera nel bosco che porta alla grande roccia Schneiderhausbühel ed ai pressi del paese di Natz ed al suo centro (2.45 ore di cammino totali).

Percorso: Naz – Biotopo Samesirs – Hotel Flötscher e Hotel Seehof – Biotopo Raiermoos – area impianti sportivi di Naz – Biotopo Laugen – Schneiderhausbühel – Naz

Sentieri: Sentiero della Mela/Apfelweg

Dislivello: 200 metri in salita e discesa considerati i diversi saliscendi lungo il percorso

Tempo di percorrenza: 2.45 ore totali

Quota massima: 889 m

Difficoltà: E – itinerario complessivamente di moderata difficoltà tecnica ma con presenza di alcuni tratti ripidi, in cui è necessario passo fermo, in discesa verso il castagneto; sviluppo totale di circa 9 chilometri.
Prestare attenzione a seguire sempre i cartelli del Sentiero della Mela/Apfelweg a tutti i bivi.

Data di percorrenza: ottobre 2023

Annotazioni: il tratto più ripido e tecnico finale può essere evitato seguendo direttamente verso Naz su stradina asfaltata al bivio citato nella descrizione del percorso.
Inoltre, in Alto Adige si trova un percorso dedicato alla mela anche a Tirolo paese/Dorf Tirol (QUI la “pillola” su questo itinerario) 

Esperienza di Stefano: io ho percorso il Sentiero della Mela di Naz-Sciaves con ambienti autunnali; il tracciato è, comunque, molto bello, anche in primavera con i meleti in fiore o in estate con tutti i meleti carichi di frutti (evitando, se possibile, giornate eccessivamente calde)

Nel centro di Naz

Lungo il tratto verso il Biotopo Samesirs

Biotopo Samesirs

Tratto verso gli hotel

Tratto verso il biotopo Raiermoos

Biotopo Raiermoos

Tratto verso il Biotopo Laugen

Biotopo Laugen

Verso il bivio tra Naz ed il tratti più ripido verso il castagneto

Vista su Naz dal bivio tra strada e sentiero più ripido

Lungo il tratto più ripido verso il castagneto

Tratto verso lo Schneiderhausbühel

Schneiderhausbühel

Tabelle descrittive del percorso


Cliccare sull’immagine per visualizzare Naz su Google Maps


DISCLAIMER:

Le attività dell’alpinismo, arrampicata ed escursionismo sono pericolose se effettuate senza preparazione fisica, teorica e senza la adeguata attrezzatura, possono quindi creare danni a se stessi ed alle persone che condividono e sono coinvolte nell’attività.

Chi volesse percorrere gli itinerari descritti è tenuto ad assumere le rituali informazioni necessarie per la sicurezza in loco o presso associazioni escursionistiche della zona, nonchè dotarsi di aggiornata carta topografica e della attrezzatura adatta. Per la difficoltà che presentano le escursioni vi invitiamo a farvi guidare solo ed esclusivamente da Guide esperte ed ufficialmente autorizzate dalle organizzazioni preposte alla certificazione delle stesse.

Declino inoltre ogni responsabilità per gli eventuali errori, inesattezze ed indicazioni riportati nell’articolo e per gli eventuali danni ed incidenti da essi derivanti.

Scopriamo QUI altre “pillole” sulle cime delle Dolomiti e delle Alpi Carniche

Scopriamo QUI altre “pillole” sul turismo a Bressanone e in Valle Isarco

Col Quaternà/Knieberg (2503 m) – Malga Alpe Nemes (1877 m) – Alpi Carniche

Il Col Quaternà/Knieberg, alto 2503 metri, e la Malga Alpe Nemes/Nemesalm, posta a 1877 metri di quota, sono situati in zona bucolica tra boschi e pascoli sulle Alpi Carniche/Karnische Alpen tra Val di Sesto/Sextental in Alto Adige/Südtirol ed il Comelico in Veneto (QUI la “pillola” sulla Val di Sesto).

La vetta e la malga con posto di ristoro possono essere raggiunti con diversi itinerari, viene qui descritto un percorso ad anello che parte dal Passo Monte Croce di Comelico/Kreuzbergpass; il tracciato tocca prima la Malga Coltrondo e la Malga Rinfreddo per poi salire alla vetta del Col Quaternà e scendere, successivamente, al Passo Silvella/Kniebergsattel ed alla Malga Alpe Nemes, dalla quale si torna al Passo Monte Croce di Comelico (QUI la “pillola” sul Passo Monte Croce).

Il percorso qui descritto, dal dislivello rilevante e dallo sviluppo lungo, presenta una difficoltà tecnica moderata tranne nel tratto finale per la vetta, più ripido e impegnativo; lungo il tracciato si hanno anche ottimi panorami su Dolomiti di Sesto/Sextener Dolomiten ed Alpi Carniche.

Il percorso comincia dal Passo Monte Croce di Comelico (1636 m, albergo e rstorante), dal Passo si segue il sentiero 131 per Malga Nemes e la Malga Coltrondo.
Si sale su mulattiera sterrata nel bosco raggiungendo in breve la Cappella di San Michele e poi il bivio col sentiero 149 per la Malga Coltrondo; seguendo il sentiero 149 si procede su mulattiera nel bosco prima in falsopiano e poi in discesa incontrando diversi bivi.
Rimanendo sempre sul sentiero 149 si giunge ai pressi del Lago dei Rospi e si sale a sinistra verso la Malga Coltrondo; salendo ripidamente su traccia terrosa e sassosa nel bosco si giunge quindi ad una radura e, successivamente, ad una stradina asfaltata che si segue, in breve, in salita fino alla Malga Coltrondo (1879 m, posto di ristoro 1.20 ore dalla partenza).

Seguendo sempre il sentiero 149 verso la Malga Rinfreddo si procede, in breve, su stradina prima asfaltata e poi sterrata fino alla Malga Rinfreddo (1887 m, posto di ristoro, 10 minuti dalla Malga Coltrondo, 1.30 ore dalla partenza).

Dalla Malga Rinfreddo si sale segeuendo le indicazioni “La Ponta-Passo Silvella”; il sentiero su mulattiera ghiaiosa sale nel bosco, con pendenza a tratti accentuata, fino alla località La Ponta (2053 m).

Seguendo a sinistra il sentiero per il Col Quaternà ed il Passo Silvella si sale su mulattiera sassosa ed erbosa a tornanti, alternando tratti con pendenza moderata ad altri più ripidi, fino ad incrociare il sentiero 148 e giungere alla Sella del Quaternà (2379 m, Madonnina, 1.30 ore dalla Malga Rinfreddo, 3.00 ore dalla partenza).

Seguendo le indicazioni dipinte su roccia indicanti il Col Quaternà si sale a sinistra su traccia terrosa e sassosa che sale ripidamente prima tra tratti erbosi; la traccia sassosa sale poi ripidamente, con qualche tratto un po’ esposto in ambiente più aspro, fino alla vetta del Col Quaternà (2503 m, croce, 20 minuti dalla Sella del Quaternà, 3.20 ore dalla partenza).

Tornati con attenzione alla Sella del Quaternà si scende verso sinistra verso il Passo Silvella, la traccia ghiaiosa scende il leggera pendenza e poi raggiunge con brevi saliscendi il Passo Silvella (2329 m, 25 minuti dalla cima del Col Quaternà (3.45 ore dalla partenza).

Dal Passo Silvella si segue a sinistra il sentiero 146 verso l’Alpe Nemes; si scende su mulattiera ghiaiosa ed erbosa in tornanti che porta, con lungo sviluppo, ad una casera e poi alla Malga Alpe Nemes (1877 m, posto di ristoro, 1.30 ore dal Passo Silvella, 5.15 ore dalla partenza).

Dalla Malga Alpe Nemes si segue il sentiero 131 per il Passo Monte Croce scendendo su mulattiera ghiaiosa ad una radura con torrente ed, in breve, ad un bivio.
Rimanendo sul sentiero 131 per il Passo Monte Croce si prosegue in leggera discesa con passerelle di legno su un’area acquitrinosa fino ad un successivo bivio tra Passo Monte Croce e Monte Covolo/Seikofel; seguendo a questo, ed ai successivi bivi, sempre per il Passo Monte Croce si procede su mulattiera sterrata nel bosco dapprima in breve risalita e poi in discesa fino alla chiesetta di San Michele ed al Passo Monte Croce (1.00 ora da Malga Alpe Nemes, 6.15 ore dalla partenza).

Percorso: Passo Monte Croce di Comelico – Malga Coltrondo – Malga Rinfreddo – La Ponta – Sella del Quaternà – Col Quaternà – Sella del Quaternà – Passo Silvella – Malga Alpe Nemes – Passo Monte Croce

Sentieri: 131 – 149 – 148 – deviazione al Col Quaternà – 148 – 146 – 131

Dislivello: 1000 metri in salita e discesa considerati anche i diversi saliscendi lungo il percorso

Tempo di percorrenza: 6.15 ore totali

Quota massima: 2503 m

Difficoltà: E/EE – itinerario complessivamente di moderata difficoltà tecnica ma con presenza di alcuni tratti relativamente ripidi e un po’ esposti salendo in vetta, in cui è necessario passo fermo, sviluppo totale molto lungo di circa 20 chilometri.

Data di ascesa: ottobre 2023

Annotazioni: è bene controllare i periodi di apertura delle malghe.
Dal Passo Monte Croce partono anche diversi altri itinerari come quello per la vetta del Castelliere/Burgstall ed i Prati di Croda Rossa/Rotwandwiesen, l’ascesa alla Croda Sora i Colesei e la salita al Monte Covolo (QUI la “pillola” sul percorso per il Castelliere ed i Prati di Croda Rossa, QUI quella sull’ascesa alla Croda Sora i Colesei e QUI la “pillola” sulla salita al Monte Covolo

Esperienza di Stefano: io ho percorso l’escursione in autunno con clima ancora piuttosto mite per il periodo e senza neve; in altri anni, ad ottobre, il percorso potrebbe risultare già in parte innevato; io ho trovato una giornata in parte nuvolosa e nebbiosa, con ampia visibilità (che sarebbe meglio avere) il panorama su Dolomiti di Sesto ed Alpi Carniche sarebbe ancora più ampio

Passo Monte Croce di Comelico

Chiesetta di San Michele

Lungo il percorso per la Malga Coltrondo

Malga Coltrondo

Malga Rinfreddo

Salendo alla località La Ponta

Salendo alla Sella del Quaternà

Madonnina alla Sella del Quaternà

Salendo al Col Quaternà

Vetta del Col Quaternà

Tratto verso il Passo Silvella

Col Quaternà visto dal Passo Silvella

Scendendo all’Alpe Malga Nemes

Malga Alpe Nemes

Vista sulle Dolomiti di Sesto

Scendendo al Passo Monte Croce


Cliccare sull’immagine per visualizzare il Passo Monte Croce di Comelico su Google Maps

DISCLAIMER:

Chi volesse percorrere gli itinerari descritti è tenuto ad assumere le rituali informazioni necessarie per la sicurezza in loco o presso associazioni escursionistiche della zona, nonchè dotarsi di aggiornata carta topografica e della attrezzatura adatta. Per la difficoltà che presentano le escursioni vi invitiamo a farvi guidare solo ed esclusivamente da Guide esperte ed ufficialmente autorizzate dalle organizzazioni preposte alla certificazione delle stesse.

Le attività dell’alpinismo, arrampicata ed escursionismo sono pericolose se effettuate senza preparazione fisica, teorica e senza la adeguata attrezzatura, possono quindi creare danni a se stessi ed alle persone che condividono e sono coinvolte nell’attività.

Declino inoltre ogni responsabilità per gli eventuali errori, inesattezze ed indicazioni riportati nell’articolo e per gli eventuali danni ed incidenti da essi derivanti.

Scopriamo QUI altre “pillole” sulle cime delle Dolomiti e delle Alpi Carniche

Scopriamo QUI altre “pillole” sul turismo in Val Pusteria e le sue valli laterali

Malga Gampenalm (2062 m) – Malga Kaserillalm (1920 m) – Dolomiti

La Malga Gampenalm, posta a 2062 metri di altezza, e la Malga Kaserillalm, situata a 1920 metri di altezza, si trovano in Val di Funes/Villnössertal e sono poste in posizione idilliaca tra pascoli ai piedi del gruppo dolomitico delle Odle/Geisler (QUI la “pillola” sulla Val di Funes).

Le due malghe, con posto di ristoro, presentano diversi accessi, viene qui descritto un percorso ad anello con partenza da Malga Zannes/Zanseralm; il tracciato dal dislivello e sviluppo moderati, seppur con qualche tratto un po’ ripido, attraversa sia ambienti boschivi che spazi aperti bucolici molto affascinanti.

Il percorso comincia dai parcheggi a pagamento di Malga Zannes (1680 m, rifugi), si segue il sentiero 6 raggiungendo in breve l’Hotel Sas Rigais ed una malga; continuando su mulattiera sterrata e sassosa si sale con pendenza moderata nel bosco.
Ignorati i bivi del sentiero natura si sale su sentiero ghiaioso nel bosco, con anche qualche tratto un po’ ripido, fino all’incrocio col sentiero 35; si segue, quindi, a sinistra la mulattiera sterrata numero 35 verso la Gampenalm.

Ad un vicino bivio si segue sempre dritti verso la Malga Gampenalm, la mulattiera sale, quindi, con pendenza moderata portando fuori dal bosco e raggiungendo, con sviluppo relativamente lungo, la Malga Gampenalm (2062 m, 1.30 ore dalla partenza).

Dalla Malga Gampenalm si segue il sentiero 31A per la Malga Kaserillalm, si procede dapprima su terreno erboso e poi su traccia sassosa e terrosa in saliscendi fino all’incorcio col sentiero 32; continuando sul sentiero 32 verso la Malga Kaserillalm si prosegue in saliscendi tra spazi aperti con alcune passerrelle di legno fino a rientrare in un rado bosco.
La traccia sassoso e terrosa scende, quindi, piuttosto ripidamente con anche diversi gradoni, fino ad incrociare una mulattiera ghiaiosa; continuando a sinistra si scende sulla ripida mulattiera raggiungendo, in breve, la Malga Kaserillalm (1920 m, 30 minuti dalla Malga Gampenalm, 2.00 ore dalla partenza).

Dalla Malga Kaserillalm si scende sulla mulattiera sterrata e ghiaiosa 32 verso Zannes; la mulattiera presenta un pendenza moderata con anche alcuni tratti un po’ più ripidi, scendendo nel bosco si supera il torrente con un ponticello e si giunge quindi, al bivio con la mulattiera 33.
Si scende sulla mulattiera 33 verso Zannes in moderata pendenza, si supera un altro ponte sul torrente, e si scende, quindi, nuovamente al parcheggio di Malga Zannes (45 munti dalla Malga Kaserillalm, 2.45 ore dalla partenza).

Percorso: Malga Zannes – Malga Gampenalm – Malga Kaserillalm – Malga Zannes

Sentieri: 6 – 35 – 31A – 32 – 33

Dislivello: 400 metri in salita e discesa considerati i brevi saliscendi

Tempo di percorrenza: 2.45 ore totali

Quota massima: 2062 m

Difficoltà: E – itinerario complessivamente di moderata difficoltà tecnica ma con presenza di alcuni tratti relativamente ripidi, sviluppo totale di circa 8 chilometri.

Data di ascesa: ottobre 2023 e giugno 2025

Annotazioni: è bene informarsi sui periodi di apertura delle malghe.
Le due malghe sono punto di passaggio anche per il percorso che porta al Rifugio Genova/Schlüterhütte ed alla vetta del Col di Poma/Zendleser Kofel (QUI la “pillola” su questo percorso)

Esperienza di Stefano: io ho percorso il tracciato sia ad inizio autunno che in estate, entrambe le stagioni offrono bellissimi ambienti e scorci; è bene scegliere, comunque, una giornata con buona visibilità per godere al meglio delle belle visuali sul gruppo delle Odle.

Malga Zannes

Primo tratto del percorso con vista sulle Odle

Entrando nel bosco salendo sul sentiero numero 6

Tratto sul sentiero 35 verso la Malga Gampenalm

Vista sulle Odle di Eores

Ultimo tratto di salita verso la Malga Gampen

Malga Gampenalm

Tratto tra la Malga Gampenalm e la Malga Kaserillalm

Malga Kaserillalm

Discesa verso Malga Zannes


Cliccare sull’immagine per visualizzare Malga Zannes su Google Maps


DISCLAIMER:

Le attività dell’alpinismo, arrampicata ed escursionismo sono pericolose se effettuate senza preparazione fisica, teorica e senza la adeguata attrezzatura, possono quindi creare danni a se stessi ed alle persone che condividono e sono coinvolte nell’attività.

Chi volesse percorrere gli itinerari descritti è tenuto ad assumere le rituali informazioni necessarie per la sicurezza in loco o presso associazioni escursionistiche della zona, nonchè dotarsi di aggiornata carta topografica e della attrezzatura adatta. Per la difficoltà che presentano le escursioni vi invitiamo a farvi guidare solo ed esclusivamente da Guide esperte ed ufficialmente autorizzate dalle organizzazioni preposte alla certificazione delle stesse.

Declino inoltre ogni responsabilità per gli eventuali errori, inesattezze ed indicazioni riportati nell’articolo e per gli eventuali danni ed incidenti da essi derivanti.


Scopriamo QUI altre “pillole” sulle cime delle Dolomiti e delle Alpi Carniche

Scopriamo QUI altre “pillole” sul turismo in Val di Funes, Valle Isarco e Bressanone

Col Plö Alt (2330 m) – Rifugio Gardenaccia (2050 m) – Dolomiti

Il Col Plö Alt, vetta di 2330 metri di quota, è posto in Val Badia/Gadertal nel gruppo dolomitico del Puez-Odle; la via di salita alla cima parte dalla seggiovia Gardenaccia dal paese di La Villa/Stern e passa per il noto Rifugio Gardenaccia (QUI la “pillola” sul paese di La Villa e QUI quella sulla seggiovia e rifugio Gardenaccia).

Il percorso raggiunge dapprima su sentiero nel bosco, con qualche tratto ripido, il Rifugio Gardenaccia; il tracciato sale poi con pendenza moderata e sviluppo piuttosto lungo, tra pascoli e spazi aperti, portando al Col Plö Alt dal quale si gode un’ampia vista su diversi gruppi dolomitici e fin verso le Alpi di Zillertal e le Vedrette di Ries/Riesferner Gruppe.

La salita comincia dalla stazione a monte della seggiovia Gardenaccia (1750 m), si segue a sinistra il sentiero 11B per il Rifugio Gardenaccia; la traccia terrosa e ghiaiosa procede in leggera salita nel bosco raggiungendo l’attacco della Ferrata Les Cordes e poi, in breve, un bivio.

Seguendo sempre i cartelli per il Rifugio Gardenaccia si sale ripidamente su traccia ghiaiosa e sassosa entrando in un canalino; all’uscita di esso si procede nel bosco, in moderata pendenza, raggiungendo in brvee il Rifugio Gardenaccia (2050 m, 1.00 ora dalla partenza).

Dal Rifugio Gardenaccia si segue il sentiero 1A per il Col Plö Alt salendo in moderata pendenza, su traccia erbosa e ghiaiosa, tra pascoli e pini mughi; il sentiero (facendo attenzione a non perdere la traccia segnata)  procede quindi, in lungo sviluppo, con tratti in lieve saliscendi ed altri in salita con pendenza moderata, fino ad un bivio.

Rimanendo sul sentiero 1A per il Col Plö Alt si segue la traccia a mezzacosta piuttosto stretta ed un po’ esposta fino ad un pianoro con laghetto (questo tratto più esposto può essere evitato percorrendo una traccia sulla destra che con discesa e successiva risalita porta ugualmente al pianoro).
Dal pianoro si segue la traccia sassosa che piuttosto ripidamente porta ad una zona di altipiano dalla quale si devia a destra, su traccia poco segnata ma con direzione evidente con buona visibilità, giungendo, in breve, alla vetta del Col Plö Alt (2330 m, croce, 1.15 ore dal Rifugio Gardenaccia, 2.15 ore dalla partenza).

Dalla vetta si torna per lo stesso percorso, con alcuni saliscendi, al Rifugio Gardenaccia in 1.00 ora, 3.15 ore dalla partenza.

Dal Rifugio Gardenaccia si segue, quindi, il sentiero 5 per La Villa, la traccia sassosa e terrosa scende alternando tratti ripidi (di cui uno con cavo scorrimano) ad altri in moderata pendenza; il sentiero scende poi ad un tratto ghiaioso più largo tra staccionate.
Giunti al bivio tra La Villa e la seggiovia su segue a destra verso la seggiovia giungendo, in breve, alla stazione a monte della seggiovia Gardenaccia (45 minuti dal Rifugio Gardenaccia, 4.00 ore dalla partenza).

Percorso: Stazione a monte Seggiovia Gardenaccia – Rifugio Gardenaccia – Col Plö Alt – Rifugio Gardenaccia – Stazione a monte seggiovia Gardenaccia

Sentieri: 11B – 1A – 5

Dislivello: 700 metri in salita e discesa considerati i diversi saliscendi

Tempo di percorrenza: 4.00 ore (2.15 ore la salita, 1.45 ore la discesa)

Quota massima: 2330 m

Difficoltà: E – itinerario complessivamente di moderata difficoltà tecnica ma con presenza di alcuni tratti piuttosto ripidi ed un tratto un po’ esposto salendo alla vetta (comunque evitabile come descritto nella descrizione del percorso), sviluppo totale di circa 10 chilometri tra andata e ritorno.
Il tratto finale verso la vetta non è ben segnato ma è ben intuibile, con buona visibilità.

Data di ascesa: settembre 2023

Annotazioni: è bene informarsi sui periodi di apertura dell’impianto di risalita e del rifugio.
Il Rifugio Gardenaccia è anche raggiungibile dalla stazione a monte della seggiovia tramite la Via Ferrata Les Cordes; dal rifugio è, inoltre, possibile salire alla vetta della Para dai Giai (QUI la “pillola” sull’itinerario della Via Ferrata Les Cordes e dell’ascesa alla Para dai Giai)

Esperienza di Stefano: la zona del Rifugio Gardenaccia è solitamente piuttosto frequentata, il percorso diventa invece più solitario verso la vetta; è necessaria una con buona visibilità sia per procede con più sicurezza nei tratti in cui la traccia è meno segnata sia per godere degli ampi panorami. Io sono partito con la prima seggiovia pranzando poi al Rifugio Gardenaccia lungo la discesa dopo la salita in vetta.

Seggiovia Gardenaccia

Primo tratto del sentiero 11B

Attacco della Via Ferrata Les Cordes

Continuando sul sentiero 11B verso il Rifugio Gardenaccia

Al Rifugio Gardenaccia

Para dai Giai vista dal Rifugio Gardenaccia

Marmolada vista dal Rifugio Gardenaccia

Cartelli al rifugio Gardenaccia

Primo tratto di salita verso il Col Plö Alt

Tratto un po’ esposto (aggirabile sulla destra con traccia in discesa e risalita)

Pianoro con laghetto

Tratto più ripido verso l’altopiano finale

Altpiano finale (attenzione a seguire la vaga traccia)

In cima al Col Plö Alt

Panorami di vetta

Tornati al Rifugio Gardenaccia discesa sul sentiero 5 alla stazione a monte della seggiovia


Cliccare sull’immagine per visualizzare la seggiovia Gardenaccia su Google Maps


DISCLAIMER:

Le attività dell’alpinismo, arrampicata ed escursionismo sono pericolose se effettuate senza preparazione fisica, teorica e senza la adeguata attrezzatura, possono quindi creare danni a se stessi ed alle persone che condividono e sono coinvolte nell’attività.

Chi volesse percorrere gli itinerari descritti è tenuto ad assumere le rituali informazioni necessarie per la sicurezza in loco o presso associazioni escursionistiche della zona, nonchè dotarsi di aggiornata carta topografica e della attrezzatura adatta. Per la difficoltà che presentano le escursioni vi invitiamo a farvi guidare solo ed esclusivamente da Guide esperte ed ufficialmente autorizzate dalle organizzazioni preposte alla certificazione delle stesse.

Declino inoltre ogni responsabilità per gli eventuali errori, inesattezze ed indicazioni riportati nell’articolo e per gli eventuali danni ed incidenti da essi derivanti.

Scopriamo QUI altre “pillole” sulle cime delle Dolomiti e delle Alpi Carniche

Scopriamo QUI altre “pillole” sul turismo in Val Badia

Castelliere/Burgstall (2218 m) – Prati di Croda Rossa/Rotwandwiesen – Dolomiti

Il Castelliere/Burgstall, vetta di 2218 metri di quota, è posta nell’area della Croda Rossa di Sesto/Rotwand nel gruppo delle Dolomiti di Sesto/Sextener Dolomiten; la cima è raggiungibile da diversi punti di partenza, viene qui descritto un itinerario ad anello che parte dal Passo Monte Croce di Comelico/Kreuzbergpass, raggiungibile dalla Val di Sesto/Sextental dall’Alto Adige/Südtirol e dal Comelico in Veneto (QUI la “pillola” sul Passo Monte Croce di Comelico e QUI quella sulla Val di Sesto).

Il percorso dopo aver raggiunto la vetta del Castelliere porta ai Prati di Croda Rossa/Rotwandwiesen (che ospitano due rifugi) per poi tornare al Passo Monte Croce di Comelico con mulattiera nel bosco; il tratto di salita e discesa dalla vetta presentano diversi passaggi sassosi ripidi che richiedono piedi fermo (QUI la “pillola” sul comprensorio della Croda Rossa, che comprende anche i Prati di Croda Rossa, raggiungibile anche in cabinovia dai Bagni di Moso/Bad Moos).

Dal tracciato si godono anche bellissimi panorami sulle Dolomiti di Sesto e le Alpi Carniche e si attraversano diversi ambienti sia rocciosi e selvaggi verso la cima, sia pascolivi e boschivi negli altri tratti.

Il percorso comincia dal Passo Monte Croce di Comelico (1636 m), si segue il sentiero numero 15 per il Castelliere salendo dapprima tra prati e poi nel bosco, su traccia ghiaiosa piuttosto ripida, fino a giungere ad una radura.
Seguendo sempre il sentiero 15 a diversi bivi si giunge ad una falesia di arrampicata e ferrate e, continuando su traccia terrosa nel bosco, si sale raggiungendo vecchie strutture militari ed un bivio; si continua, quindi, sempre sul sentiero 15 per il Castelliere.
La traccia ghiaiosa e sassosa procede a mezzacosta in leggeri saliscendi, superato un breve tratto franato, si giunge ad una piccola conca; facendo attenzione a seguire i segni si sale adesso in un canalone ghaioso giungendo ad un bivio.

Seguendo a sinistra il sentiero 15B per il Castelliere si sale su traccia ghiaiosa, con pendenza piuttosto accentuata; il sentiero sale a tornanti dapprima tra rado bosco e poi in terreno aperto; la traccia traversa poi verso destra con pendenza moderata fino ad una sella con cartelli.
Dalla sella si può salire a destra in breve, facendo attenzione ad un tratto franato, alla vicinissima vetta del Castelliere (2218 m, 2.00 ore dalla partenza).

Tornati in breve, con attenzione, alla sella si scende verso i Prati di Croda Rossa, la traccia ghiaiosa scende dapprima in moderata pendenza per poi scendere un ripido canalino su fondo sassoso con anche alcuni gradoni.
Usciti dal canalino la traccia traversa verso sinistra in moderata pendenza giungendo ad incontrare nuovamente il sentiero 15; seguendo sempre per i Prati di Croda Rossa ai diversi bivi si scende su mulattiera tra bosco e pascoli raggiungendo i Prati di Croda Rossa (1925 m, Rifugio Rudi e Rifugio Prati di Croda Rossa, cabinovia che sale da Moso/Moos, 45 minuti dalla vetta del Castelliere, 2.45 ore dalla partenza).

Dai Prati di Croda Rossa si segue adesso il sentiero 18 per il Passo Monte Croce, la traccia procede inizialmente in saliscendi tra terrei aperti e bosco, passando anche nei pressi di diverse sculture in legno; il sentiero porta poi ad un bivio.
Seguendo sempre il sentiero 18 per il Passo Monte Croce si procede in discesa su mulattiera ghiaiosa in moderata pendenza giugendo ad una baita; continuando sulla mulattiera si scende nel bosco fino ad un bivio.

Rimanendo sul sentiero 18 si scende quindi su mulattiera con pendenza un po’ più accentuata giungendo alla strada del Passo Monte Croce di Comelico; seguendo a destra la traccia a lato strada si giunge, quindi, in breve, al Passo Monte Croce di Comelico (1.30 ore dai Prati di Croda Rossa, 4.15 ore dalla partenza).

Percorso: Passo Monte Croce di Comelico – Castelliere – Prati di Croda Rossa – Passo Monte Croce di Comelico

Sentieri: 15 – 15B – 15 – 18

Dislivello: 700 metri in salita e discesa considerati i diversi saliscendi

Tempo di percorrenza: 4.15 ore totali

Quota massima: 2218 m

Difficoltà: EE– percorso che presenta diversi tratti ripidi verso la vetta (soprattutto la discesa è piuttosto tecnica nella prima parte); la deviazione dalla sella sotto la vetta alla cima è molto breve ma presenta un tratto franato in cui bisogna prestare molta attenzione. Il percorso presenta uno sviluppo totale di 12 chilometri circa

Data di ascesa: settembre 2023

Annotazioni: è bene informarsi sui periodi di apertura dei rifugi. Dai Prati di Croda Rossa è possibile scendere ai Bagni di Moso in cabinovia e poi tornare al Passo Monte Croce in autobus; è bene informarsi, in questo caso anche sugli orari dell’autobus ed i periodi di apertura di cabinovia. È possibile evitare la salita in vetta rimanendo sul sentiero 15 al bivio col sentiero 15B od anche percorrere in salita e discesa il sentiero 18.
Dal Passo Monte Croce partono anche diversi altri itinerari come quello per il Monte Covolo/Seikofel e la Malga Nemes Alm, il Col Quaternà/Knieberg, Passo Silvella/Kniebergsattel e Malga Nemes Alm e la Croda Sora i Colesei (QUI la “pillola” sul percorso per il Monte Covolo, QUI quella sull’ascesa alla Croda Sora i Colesei e QUI quella sulla salita al Col Quaternà).

Esperienza di Stefano: è bene scegliere una giornata con buona visibilità sia per questioni di sicurezza ed orientamento oltre che per godere dei bellissimi panorami; il percorso è di difficoltà tecnica moderata per esperti ma non va sottovalutato in diversi tratti, soprattutto nella breve deviazione verso la vetta e nel primo tratto di discesa.

Primo tratto di salita dal Passo Monte Croce di Comelico

Falesia di arrampicata e vie ferrate

Tratto nel bosco che passa anche nei pressi di vecchie strutture militari

Tratto a mezzacosta con saliscendi

Attraversamento di un tratto franato

Tratto in cui fare attenzione a seguire i segni

Salendo sul sentiero 15B

Tratto finale per la vetta (da fare con attenzione vista la parte franata)

In vetta

Viste dalla vetta

Primo tratto della discesa

Canalino ripido in discesa

Vista sulla Val di Sesto

Discesa verso i Prati di Croda Rossa

Prati di Croda Rossa

Rifugio Rudi

Lungo il primo tratto in saliscendi del sentiero 18

Discesa lungo la mulattiera

Baita con radura

Discesa verso il Passo Monte Croce

Breve tratto a lato strada tornando al Passo Monte Croce


Cliccare sull’immagine per visualizzare il Passo Monte Croce di Comelico su Google Maps

DISCLAIMER:

Chi volesse percorrere gli itinerari descritti è tenuto ad assumere le rituali informazioni necessarie per la sicurezza in loco o presso associazioni escursionistiche della zona, nonchè dotarsi di aggiornata carta topografica e della attrezzatura adatta. Per la difficoltà che presentano le escursioni vi invitiamo a farvi guidare solo ed esclusivamente da Guide esperte ed ufficialmente autorizzate dalle organizzazioni preposte alla certificazione delle stesse.

Le attività dell’alpinismo, arrampicata ed escursionismo sono pericolose se effettuate senza preparazione fisica, teorica e senza la adeguata attrezzatura, possono quindi creare danni a se stessi ed alle persone che condividono e sono coinvolte nell’attività.

Declino inoltre ogni responsabilità per gli eventuali errori, inesattezze ed indicazioni riportati nell’articolo e per gli eventuali danni ed incidenti da essi derivanti.

Scopriamo QUI altre “pillole” sulle cime delle Dolomiti e delle Alpi Carniche

Scopriamo QUI altre “pillole” sul turismo in Val Pusteria e le sue valli laterali

Piz da Lech Dlacè (3009 m) – Ferrata Vallon – Rifugio Franz Kostner (2500 m) – Dolomiti

Il Piz da Lech Dlacè, vetta di 3009 metri di quota, è posizionato nel gruppo dolomitico del Sella ed è raggiunto solitamente lungo il sentiero che porta alla Cresta Strenta ed al Piz Boè; viene qui descritto un percorso più insolito che ha come meta la vetta del Piz da Lech Dlacè salendo dalla Ferrata Vallon con discesa poi al Rifugio Franz Kostner con il sentiero attrezzato Lichtenfels.

Il percorso, che offre panorami amplissimi su molti gruppi dolomitici, parte dalla stazione a monte della seggiovia Vallon, a sua volta raggiunta con la cabinovia Boè da Corvara in Alta Val Badia; il tracciato presenta sviluppo e dislivello moderati ma richiede esperienza su vie ferrate e, in generale, passo sicuro su terreno sassoso e su alcuni saltini di roccia non attrezzati, presenti anche lungo la discesa (QUI la “pillola” su Corvara e Colfosco e QUI quella sulla cabinovia Boè e la seggiovia Vallon).

La Ferrata Vallon presenta un attrezzatura con cavo piuttosto lasco ed alcuni fittoni saltati; durante la sua percorrenza va valutato, quindi, bene come procedere nei vari punti; nel tratto successivo dalla fine della ferrata verso la vetta sono presenti segnavia a tratti sbiaditi e va, quindi, cercata bene la traccia di salita.
Il percorso di discesa è, invece, segnalato in maniera più evidente.

Il percorso comincia dalla stazione a monte della seggiovia Vallon (2537 m, stazione a valle di cabinovia Boè e successiva seggiovia Vallon a Corvara); si seguono le indicazioni per il Piz da Lech e la Roda de Valun raggiungendo su traccia sassosa in saliscendi, in breve, il bivio tra via Piz da Lech e Roda de Valun.
Si prende a sinistra la traccia Roda de Valun, procedendo su traccia sassosa in moderata salita, fino ad incontrare un grosso masso con indicazione sbiadita “Piz Boè – Via Ferrata”; seguendo a destra la traccia con bolli rossi e blu (a tratti un po’ sbiaditi) si sale ripidamente su fondo sassoso fino all’attacco della ferrata.

La ferrata sale, con cavo spesso lasco ed anche alcuni fittoni saltati, alternando paretine gradinati a traversi (rimanendo su difficoltà moderate per esperti di questi percorsi) fino a giungere ad un ponticello sospeso (a sinistra si vedono vecchie attrezzature del precedente tracciato della ferrata).
Superato il ponticello dondolante, con vista sulla cascatella alla sua sinistra) si sale su una paretina più verticale (più esposta e con alcuni passaggi più tecnici seppur con discreta presenza di appigli) fino a giungere, in breve, alla fine della Ferrata Vallon (2750 m circa, 1.30 ore dalla partenza).

Dal termine della ferrata si seguono i bolli rossi (a tratti sbiaditi, attenzione a non perdere la traccia) salendo, con vista anche su due piccoli laghetti, su fondo sassoso ed anche su alcuni saltini di roccia non attrezzati.
La traccia porta, quindi, ad una sella e all’incrocio col sentiero Lichtenfels-672 proveniente da sinistra; seguendo in salita il sentiero 672 si superano alcuni saltini rocciosi (di cui l’ultimo attrezzato) giungendo, in breve, in vetta al Piz da Lech Dlacè (3009 m, 45 minuti dal termine della ferrata, 2.15 ore dalla partenza).

Tornati con prudenza sui saltini rocciosi si giunge, in breve, al bivio incontrato in salita tra il percorso proveniente dalla Ferrata Vallon ed il sentiero 672; si segue il sentiero 672 scendendo su traccia sassosa alternando tratti in tornanti ad alcuni saltini rocciosi fino ad una sella.
Seguendo sempre i segni del sentiero 672 si procede in breve saliscendi e poi su una cengia, a tratti un po’ esposta, scendendo poi ripidamente in tornanti su fondo sassoso fino a giungere ad un tratto attrezzato; seguendo il cavo si scende su salti rocciosi (abbastanza gradinati) fino a giungere ad un saltino finale non attrezzato.

Il sentiero procede, quindi, su traccia sassosa raggiungendo alcuni bivi; seguendo per il Rifugio Franz Kostner si segue il sentiero 638 che in saliscendi su fondo ghiaioso porta al Rifugio Franz Kostner (2500 m, 1.30 ore dalla vetta, 3.45 ore dalla partenza).

Dal Rifugio Franz Kostner si segue, quindi, il sentiero ghiaioso e terroso che prima in discesa, e poi in breve risalita, riporta alla stazione a monte della seggiovia Vallon, 15 minuti dal Rifugio Franz Kostner, 4.00 ore dalla partenza).

Percorso: stazione a monte seggiovia Vallon – ferrata Vallon – Piz da Lech Dlacè –sentiero attrezzato Lichtenfels – Rifugio Franz Kostner – stazione a monte seggiovia Vallon

Sentieri: Roda de Valun – Ferrata Vallon – traccia per il Piz da Lech Dlacè – 672-Lichtenfels – 638 – sentiero per seggiovia Vallon

Dislivello: 600 metri in salita e discesa considerati i diversi saliscendi

Tempo di percorrenza: 4.00 ore totali

Quota massima: 3009 m

Difficoltà: EEA – percorso con via ferrata Vallon non molto lunga e di difficoltà tecnica moderata per esperti di questi percorsi ma che presenta spesso cavo lasco ed alcuni fittoni saltati dovendo, quindi, valutare bene, i singoli passaggi; necessaria esperienza su questo tipo di itinerari. Anche la discesa presenta punti attrezzati e saltini rocciosi non attrezzati che richiedono attenzione ed assenza di vertigini. Il tratto di avvicinamento alla ferrata e quello da fine ferrata all’incrocio col sentiero 672 sono segnati con bolli a tratti sbiaditi e va fatta attenzione a non perdere la traccia. Necessari kit da ferrata e casco e tempo asciutto e buona visibilità

Data di ascesa: agosto 2023

Annotazioni: è bene informarsi sui periodi di apertura degli impianti di risalita e del Rifugio Franz Kostner; naturalmente è possibile evitare la via ferrata salendo e scendendo per  il sentiero Lichtenfels che, comunque, presenta alcuni tratti attrezzati che richiedono, in ogni caso, attenzione ed equipaggiamento adatto. Volendo dal Piz da Lech Dlacè è possibile proseguire sulla Cresta Strenta verso la vetta del Piz Boè con presenza di diversi tratti esposti a tratti attrezzati ed altri senza attrezzature.
Inoltre, la stazione a monte della seggiovia Vallon è anche punto di partenza per la via ferrata e la via normale al Piz da Lech de Boè (QUI la “pillola” su questi itinerari).

Esperienza di Stefano: è bene scegliere una giornata con buona visibilità sia per questioni di sicurezza ed orientamento oltre che per godere dei bellissimi panorami; con più persone lungo la ferrata è bene fare attenzione, in alcuni punti, alla possibile caduti di sassi. La ferrata presenta una lunghezza e dislivello moderati ma presenta, come detto, strutture non in perfetto stato che richiedono molta attenzione nel valutare lo stato del cavo e come e quanto farci affidamento (cavo a tratti lasco e alcuni fittoni saltati).

Cabinovia Boè

Seggiovia Vallon

Tratto verso il bivio tra Roda de Valun e Piz da lech de Boè

Sul percorso Roda de Valun

Deviazione verso la Ferrata Vallon

Salendo all’attacco della ferrata

Lungo la Ferrata Vallon

Lungo la salita verso l’incrocio col sentiero 672

Incrocio col sentiero 672

Salendo al Piz da Lech Dlacè

In vetta al Piz da Lech Dlacè con il Piz Boè sullo sfondo

Panorami di vetta

In vetta al Piz da Lech Dlacè

In discesa sul sentiero 672-Lichtenfels

Verso il Rifugio Franz Kostner

Rifugio Franz Kostner

Tornando alla stazione a monte della seggiovia Vallon


Cliccare sull’immagine per visualizzare la Cabinovia Boè di Corvara su Google Maps


DISCLAIMER:

Le attività dell’alpinismo, arrampicata ed escursionismo sono pericolose se effettuate senza preparazione fisica, teorica e senza la adeguata attrezzatura, possono quindi creare danni a se stessi ed alle persone che condividono e sono coinvolte nell’attività.

Chi volesse percorrere gli itinerari descritti è tenuto ad assumere le rituali informazioni necessarie per la sicurezza in loco o presso associazioni escursionistiche della zona, nonchè dotarsi di aggiornata carta topografica e della attrezzatura adatta.

Per la difficoltà che presentano le escursioni vi invitiamo a farvi guidare solo ed esclusivamente da Guide esperte ed ufficialmente autorizzate dalle organizzazioni preposte alla certificazione delle stesse.

Declino inoltre ogni responsabilità per gli eventuali errori, inesattezze ed indicazioni riportati nell’articolo e per gli eventuali danni ed incidenti da essi derivanti.

Scopriamo QUI altre “pillole” sulle cime delle Dolomiti e delle Alpi Carniche

Scopriamo QUI altre “pillole” sul turismo in Val Badia

Forcella Sassolungo/Langkofel Schwaige – Rifugio Toni Demetz (2685 m) – Ferrata Furcela de Saslonch – Dolomiti

La Forcella Sassolungo/Langkofel Schwaige ed il Rifugio Toni Demetz sono situati a 2685 metri di quota nel gruppo dolomitico del Sassolungo/Langkofel; la forcella ed il rifugio sono raggiungibili sia in cabinovia che su sentiero e via ferrata partendo dai pressi del Passo Sella sul versante della Val Gardena/Gröden (QUI la “pillola” sul Passo Sella e QUI quella su Selva Gardena/Wolkenstein, paese dal quale si raggiunge il valico sul versante gardenese).

Il percorso descritto, che offre meravigliosi panorami su diversi gruppi dolomitici, sale inizialmente su sentiero e poi per la via ferrata “Furcela de Saslonch”; la ferrata, di recente costruzione, alterna passaggi impegnativi ad altri con difficoltà moderata portando alla Forcella Sassolungo ed al Rifugio Demetz.

La discesa avviene poi integralmente su sentiero; il percorso, nel suo complesso, presenta uno sviluppo e dislivello contenuti, la via ferrata richiede, però, esperienza su questo genere di tracciati ed equipaggiamento corretto.

La salita comincia dal parcheggio posto nei pressi della cabinovia Sassolungo sulla strada del Passo Sella sul versante gardenese poco prima del passo (2180 m, rifugi), si segue il sentiero numero 525 per il Rifugio Toni Demetz.
La traccia, sassosa ed erbos, sale inizialmente in moderata pendenza tra massi e radi prati, costeggiato un grosso masso la traccia sassosa sale più ripida in tornanti fino alla targa della ferrata Furcela de Saslonch; deviando a sinistra dal sentiero 525 si raggiunge, quindi, in breve, l’attacco della ferrata (2500 metri circa, 1.00 ora dalla partenza).

Si sale, seguendo il cavo, una prima paretina verticale ed una cengia stretta piuttosto esposta giungendo ad un’altra paretina e ad un tratto che traversa tra due cenge; si alternano adesso tratti più verticali (attrezzati con anche alcune staffe) ed altri più appoggiati giungendo ad un canalino e parete successiva ombreggiati.

Superato questo tratto un po’ esposto si giunge ad una piccola panchina con libro firme, la ferrata risale adesso su una crestina ed una parete (con diverse staffe)  di nuovo piuttosto verticale; alla destra si vede il Rifugio Toni Demetz ed una possibile via di fuga dalla ferrata (in parte attrezzata).

Continuando sulla ferrata si risalgono altre paretine attrezzate in parte con staffe e tratti meno difficoltosi giungendo ad un breve ponticello con cavo e particolari appoggi per i piedi; superata l’ultima breve paretina si giunge ad una selletta (2700 metri circa) dalle quale si scende sul versante opposto giungendo, in breve, alla fine delle attrezzature.

Seguendo la traccia sassosa si giunge, quindi, alla vicina Forcella Sassolungo ed al Rifugio Toni Demetz (2685 m, stazione a monte della cabinovia biposto Sassolungo,1.45 ore dall’attacco della ferrata, 2.45 ore dalla partenza).

In discesa si segue, quindi, il sentiero 525 per il Passo Sella, la traccia sassosa e ghiaiosa scende in tornanti, piuttosto ripidamente, portando alla targa della ferrata incontrata in salita; scendendo sul sentiero già noto si torna quindi al parcheggio (1.00 ora dalla Forcella del Sassolungo, 3.45 ore dalla partenza).

Percorso: Parcheggio cabinovia Sassolungo – Ferrata Furcela de Saslonch – Forcella del Sassolungo-Rifugio Toni Demetz – parcheggio cabinovia Sassolungo

Sentieri: 525 – Ferrata Furcela de Saslonch – 525

Dislivello: 550 metri in salita e discesa

Tempo di percorrenza: 3.45 ore totali (2.45 ore la salita, 1.00 ora la discesa)

Quota massima: 2700 m

Difficoltà: EEA – itinerario relativamente breve ma che presenta una via ferrata di media diffiicoltà per esperti questi percorsi con, comunque, presenza di diversi passaggi piuttosto verticali e/o esposti, necessari esperienza di ferrate, kit da ferrata e casco; sviluppo totale di circa 6 chilometri

Data di ascesa: agosto 2023

Annotazioni: è bene informarsi sui periodi di apertura del rifugio e della cabinovia (qualora la si volesse usare in discesa). Dalla Forcella del Sassolungo si dipartono anche i percorsi del giro intorno al Sassolungo e della ferrata Oskar Schuster che porta alla vetta del Sasso Piatto (QUI la “pillola” sul giro intorno al Sassolungo e QUI quella sulla ferrata Oskar Schuster al Sasso Piatto).
Il parcheggio nei pressi del Passo Sella e della cabinovia Sassolungo è anche punto di partenza della ferrata al Col Rodella e del Sentiero Friedrich August Weg che porta al Rifugio Sasso Piatto/Plattkofelhütte (QUI la “pillola” sulla ferrata Col Rodella e QUI quella sul Sentiero Friedrich August)

Esperienza di Stefano: è necessario scegliere una giornata asciutta e possibilmente con buona visibilità per godere dei bellissimi panorami; e bene partire presto al mattino per evitare di trovare i parcheggi occupati. Il percorso presenta un afflusso piuttosto elevato in alta stagione e va fatta attenzione, quindi, alle altre persone presenti sulla ferrata ed a possibili cadute di sassi

Alla partenza

Lungo il sentiero di salita

Targa di inzio ferrata

Lungo la prima parte della ferrata

Panca con libro firme

Tratto di salita con vista sul Rifugio Toni Demetz

Possibile via di fuga dalla ferrata

Seconda parte della ferrata

Breve discesa alla Forcella Sassolungo ed al Rifugio Toni Demetz

Cartelli informativi sulla ferrata

Rifugio Toni Demetz

Discesa verso il parcheggio


Cliccare sull’immagine per visualizzare il parcheggio nei pressi della cabinovia Sassolungo sotto il Passo Sella su Google Maps

DISCLAIMER:

Le attività dell’alpinismo, arrampicata ed escursionismo sono pericolose se effettuate senza preparazione fisica, teorica e senza la adeguata attrezzatura, possono quindi creare danni a se stessi ed alle persone che condividono e sono coinvolte nell’attività.

Chi volesse percorrere gli itinerari descritti è tenuto ad assumere le rituali informazioni necessarie per la sicurezza in loco o presso associazioni escursionistiche della zona, nonchè dotarsi di aggiornata carta topografica e della attrezzatura adatta.

Per la difficoltà che presentano le escursioni vi invitiamo a farvi guidare solo ed esclusivamente da Guide esperte ed ufficialmente autorizzate dalle organizzazioni preposte alla certificazione delle stesse.

Declino inoltre ogni responsabilità per gli eventuali errori, inesattezze ed indicazioni riportati nell’articolo e per gli eventuali danni ed incidenti da essi derivanti.

Scopriamo QUI altre “pillole” sulle cime delle Dolomiti e delle Alpi Carniche

Scopriamo QUI altre “pillole” sul turismo in Val Gardena e Alpe di Siusi