Rifugio Cavazza al Pisciadù (2585 m) – Via Ferrata Brigata Tridentina – Dolomiti

Il Rifugio Cavazza al Pisciadù, situato a 2585 metri di quota, è situato nelle Dolomiti nel Gruppo del Sella ed è posto in zona molto affascinante in area di altopiano nei pressi del Laghetto del Pisciadù; il rifugio può essere raggiunto con vari accessi, viene qui descritta la salita tramite la Via ferrata Brigata Tridentina e discesa nella Val Setus.

Il percorso si diparte dalla strada del Passo Gardena/Grödner Joch lungo il versante che sale da Colfosco in Alta Badia ed il tracciato si svolge in ambiente dolomitico magnifico; la via ferrata Brigata Tridentina, forse la più nota e frequentata delle Dolomiti, risulta essere di media difficoltà tecnica per esperti di ferrate.
Il percorso, tuttavia, è impegnativo nel complesso, considerando la discesa anch’essa in parte attrezzata, e l’escursione va percorsa, quindi, con la giusta esperienza e capacità (QUI la “pillola” sul Passo Gardena e QUI quella sui paesi di Colfosco e Corvara).

La salita comincia dal parcheggio Pisciadù posto nel piazzale di una vecchia cava di ghiaia lungo la strada che da Colfosco porta al Passo Gardena (1956 m), seguendo le indicazioni per la ferrata si segue a sinistra il sentiero sassoso nel bosco che porta in breve, in moderata pendenza, all’attacco della ferrata.
Si segue inizialmente un breve primo salto roccioso non assicurato; seguendo poi il cavo si traversa a sinistra e si sale su placca verticale attrezzata con staffe; si prosegue con attenzione in canalino bagnato e si raggiungono altri salti rocciosi attrezzati con file di staffe che portano ad un pianoro.
Superato un caratteristico passaggio tra pareti di roccia la traccia sassosa raggiunge un bivio con possibile via di uscita a destra; continuando a sinistra la traccia, ignorato un bivio per Colfosco, prosegue in saliscendi  portando all’attacco del secondo tratto di ferrata.

Il cavo conduce a zig zag alternando tratti più verticali, seppur con sempre discreti appigli, ad altri più appoggiati; costeggiando un canalino con cascatella la ferrata affronta diverse paretine e placche con anche diversi pioli e staffe.
Raggiunto un tratto meno verticale le ferrata porta ad un tratto aperto e, superate alcune placche appoggiate, si raggiunge un bivio; i cavi in basso portano ad uscire dalla ferrata ed a raggiungere direttamente su sentiero il Rifugio Cavazza al Pisciadù mentre i cavi alti portano al terzo e più impegnativo settore della ferrata.

Si procede dapprima su traverso piuttosto aereo e poi sale per placche e pareti della Torre Exner; aiutati da pioli e scaletta, si giunge ad un successivo traverso che porta ad una placca strapiombante attrezzata con staffe; superato uno spigolo si giunge ad una passerella di legno sospesa.
Superata la passerella che permette di superare un profonda fenditura si seguono gli ultimi cavi lungo una paretina appoggiata giungendo alla fine della ferrata.
Seguendo la traccia sassosa (attenzione a non perdere i segni)  si sale con pendenza moderata fino a raggiungere il Rifugio Cavazza al Pisciadù (2585 m, laghetto, 3.30 ore dalla partenza).

Prendendo il sentiero 666 per il Passo Gardena si procede a destra in lieve salita su traccia sassosa fino a giungere, in breve, alla testata della Val Setus.
Seguendo il sentiero si scende nella valle con lungo tratto attrezzato con cavo, staffe ed una scala (attenzione a non far cadere sassi); con discesa ripida ma ben attrezzata e con numerosi appigli si giunge al termine della attrezzature.

La traccia sassosa scende, quindi, ripidamente nel canalone fino a giungere ad un bivio; si segue a sinistra verso la Via Ferrata il percorso 29 trovando dopo poco un successivo bivio al quale si segue per il parcheggio Pisciadù con il sentiero 666A.
Scendendo su traccia sassosa si prosegue in ripidi tornanti fino a giungere al parcheggio presso la vecchia cava di ghiaia (1.30 ore dal Rifugio Pisciadù, 5.00 ore dalla partenza).

Percorso: parcheggio cava di ghiaia –  Via Ferrata Brigata Tridentina –  Rifugio Cavazza al Pisciadù –  Val Setus – parcheggio cava di ghiaia

Sentieri: Via Ferrata Brigata Tridentina – 666 – 29 – 666A

Dislivello: 700 metri in salita e discesa considerati i vari saliscendi

Tempo di percorrenza: 5.00 ore (3.30 ore la salita, 1.30 ore la discesa

Quota massima: 2610 m

Difficoltà: EEA  – escursione di elevato impegno con ferrata con diversi tratti esposti e di media difficoltà tecnica per esperti di ferrate, anche la discesa risulta essere impegnativa ed attrezzata; attenzione ai tanti bivi presenti. Necessari kit da ferrata e casco ed esperienza di ferrate. Sviluppo totale di circa 4 chilometri.

Data di ascesa: luglio 2026

Annotazioni: è bene controllare i periodi di apertura del rifugio Pisciadù; essendo la ferrata spesso molto frequentata bisogna fare attenzione a possibili code e caduta sassi; il parcheggio si riempi, solitamente, già molto presto al mattino.
Dal Rifugio Cavazza al Pisciadù sono possibili diverse salite a vette come la Cima Pisciadù e le Mesules (QUI la “pillola” su questo itinerario).

Esperienza di Stefano: necessario tempo asciutto ed è bene scegliere una giornata con buona visibilità per godere degli ampi panorami e non rischiare di perdere la traccia alla fine della ferrata.
Vista l’alta frequentazione io cerco di essere alla partenza molto presto ed evitando weekend e periodi di alta stagione turistica

Al parcheggio

Verso l’attacco della ferrata

Primo settore della ferrata

Tratto tra il primo ed il secondo settore di ferrata

Secondo settore di ferrata

Terzo settore di ferrata

Tratto di sentiero dal termine della ferrata al Rifugio Cavazza al Pisciadù

Rifugio Cavazza al Pisciadù

Tratto verso la testata della Val Setus

Discesa in Val Setus


Cliccare sull’immagine per visualizzare il parcheggio presso la cava di ghiaia lungo la strada del Passo Gardena su Google Maps

DISCLAIMER:

Le attività dell’alpinismo, arrampicata ed escursionismo sono pericolose se effettuate senza preparazione fisica, teorica e senza la adeguata attrezzatura, possono quindi creare danni a se stessi ed alle persone che condividono e sono coinvolte nell’attività.

Chi volesse percorrere gli itinerari descritti è tenuto ad assumere le rituali informazioni necessarie per la sicurezza in loco o presso associazioni escursionistiche della zona, nonchè dotarsi di aggiornata carta topografica e della attrezzatura adatta. Per la difficoltà che presentano le escursioni vi invitiamo a farvi guidare solo ed esclusivamente da Guide esperte ed ufficialmente autorizzate dalle organizzazioni preposte alla certificazione delle stesse.

Declino inoltre ogni responsabilità per gli eventuali errori, inesattezze ed indicazioni riportati nell’articolo e per gli eventuali danni ed incidenti da essi derivanti.

Scopriamo QUI altre “pillole” sulle cime delle Dolomiti e delle Alpi Carniche

Scopriamo QUI altre “pillole” sul turismo in Val Badia



Owl Park San Vigilio – Parco Zoologico con gufi e altri rapaci – San Vigilio di Marebbe/Enneberg – Val Badia

San Vigilio di Marebbe/Al Plan de Mareo/Enneberg, paese situato in bassa Val Badia/Gadertal, è molto noto per essere parte del comprensorio escursionistico e di sport invernali del Plan de Corones/Kronplatz e per essere punto di partenza di innumerevoli escursioni (QUI la “pillola” sul paese di San Vigilio).

Tuttavia, l’area del borgo ospita anche altri punti di interesse meritevoli di essere visitati; tra essi troviamo, ad esempio, l’Owl Park San Vigilio – Parco Zoologico con gufi e altri rapaci, situato a breve distanza da San Vigilio.

La struttura del parco è posta in Strada Val dai Tamersc, 8 ed è raggiungibile in breve dal parcheggio posto all’imbocco della Val Tamersc; nei pressi del parco si trova la “Spiaggetta Ciamaor” situata lungo il torrente Tamersc con bella vista dolomitica ed attrezzata con giochi per bambini ed area picnic.

Il parco faunistico ospita oltre 70 specie di animali, in gran parte rapaci, oltre ad altri tipi di uccelli tropicali ed animali della fattoria; lungo il percorso nel parco sono poste anche molti pannelli informativi sulle specie visibili e curiosità sul mondo dei gufi e rapaci.

Tutti gli animali sono nati in cattività oppure recuperati in natura feriti visto che il parco, gestito con passione dall’esperto di rapaci Mario, funge anche da rifugio per questi volatili; inoltre, il parco ospita un bar ed è anche possibile acquistare oggetti di legno a tema “gufo”.

L’Owl Park è, solitamente aperto da metà maggio ad inizio novembre da martedì alla domenica, in orari prefissati sono anche previste dimostrazioni di volo dei rapaci e, su prenotazione, sono possibili anche visite guidate.
Per maggiori informazioni su orari di apertura ed eventi è bene contattare la struttura sui suoi canali ufficiali: QUI

Le foto si riferiscono alla mia visita a giugno 2026

Parcheggio all’imbocco della Val Tamersc

Breve tratto verso la Spiaggetta Ciamaor e l’Owl Park

Area della Spiaggetta Ciamaor

Ingresso dell’Owl Park con bar

Owl Park

Scopriamo QUI altre “pillole” sulla Val Badia


Cliccare sull’immagine per visualizzare il parcheggio all’imbocco della Val Tamersc a San Vigilio di Marebbe su Google Maps

Castel de Tor – MusLa – Museo della Cultura Ladina di San Martino in Badia/St. Martin in Thurn – Val Badia

Il borgo di San Martino in Badia/St. Martin in Thurn/San Martin de Tor, situata a circa metà dello sviluppo della Val Badia/Gadertal giace in posizione idilliaca tra pascoli e boschi e presenta molti punti di interesse naturali, escursionistici e culturali (QUI la “pillola” su San Martino in Badia).

Tra questi ultimi si trova, in particolare evidenza, Castel de Tor/Ciastel de Tor, situato poco sopra il paese lungo la strada che porta al Passo delle Erbe/Wurzjoch; il maniero è noto già dal 1200 quando è stata edificata la prima struttura dai vescovi di Bressanone/Brixen, il castello è stato poi più volte ampliato fino a raggiungere le dimensioni attuali nel ‘700.

Dopo la morte degli ultimi proprietari il castello è divenuto sede del “MusLa” – Museo della Cultura Ladina; la struttura, articolata su cinque piani, permette di scoprire la storia degli abitanti ladini partendo dai primi insediamenti in zona e spaziando su aspetti linguistici, architettonici, economici, artistici e culturali dell’evoluzione della popolazione ladina.

Sono presenti anche molti approfondimenti sulla storia geologica e dell’ambiente ladino che si sviluppa tra le aree della Val Gardena e Val Badia in Alto Adige/Südtirol, Val di Fassa in Trentino ed Ampezzano e Fodom in Veneto.

Il museo, ed il punto di ristoro annesso, sono aperti, solitamente, dal 1° maggio alla prima domenica di novembre dal martedì alla domenica dalle ore 10.00 alle 18.00; inoltre, è possibile acquistare un biglietto combinato con il museo Ursus Ladinicus di San Cassiano/St. Kassian (QUI la “pillola” sul Museo Ursus Ladinicus).

Per maggiori informazione su date ed orari di apertura, visite guidate ed eventi è bene consultare il sito internet ufficiale: museumladin.it

Le foto si riferiscono alla mia visita nell’autunno 2025 (nella parte interna del castello-museo non è possibile scattare foto)

Castel de Tor

Scopriamo QUI altre “pillole” sulla Val Badia


Cliccare sull’immagine per visualizzare il Castel de Tor – MusLa di San Martino in Badia su Google Maps

Museo Ursus Ladinicus di San Cassiano/St. Kassian – Val Badia

Il borgo di San Cassiano/St. Kassian/San Ciascian, frazione del comune di Badia, e situato in Alta Badia/Gadertal è molto noto per la bellezza dell’ambiente in cui è situato e per le moltissime escursioni possibili nell’area (QUI la “pillola” su San Cassiano).

In paese sono presenti, tuttavia, anche punti di interesse religiosi, architettonici e culturali; tra essi si trova il Museo Ursus Ladinicus, situato nel centro del borgo in Strada Micurá de Rü, 26; il museo, aperto dal 2011 è ospitato in un nuovo edificio che si articola su tre piani.

Il percorso museale permette di scoprire molte informazioni ed osservare numerosi reperti dell’orso delle caverne che viveva in grotte del gruppo dolomitico delle Conturines, che sovrasta il paese di San Cassiano; il museo permette di scoprire, inoltre, molte curiosità sulla storia geologica delle Dolomiti con presenza anche di diversi fossili.

In particolare, nell’area riguardante l’Ursus Ladinicus viene mostrata la storia di questo grande animale preistorico, con peso fino a 1200 chili e vissuto circa 40000 anni fa, il cui sito di ritrovamento, nelle grotte delle Conturines a quasi 2800 metri di quota, risulta essere il più alto al mondo per questa tipologia di animali.

Il museo è aperto, solitamente, dal 1° maggio alla prima domenica di novembre dal martedì alla domenica dalle ore 10.00 alle 18.00; inoltre, è possibile acquistare un biglietto combinato con il MusLa – Museo della cultura ladina, situato nel Ciastel de Tor a San Martino in Badia/St. Martin in Thurn (QUI la “pillola” su Castel de Tor ed il MusLa).

Per maggiori informazione su date ed orari di apertura, visite guidate ed eventi è bene consultare il sito internet ufficiale: museumladin.it

Le foto si riferiscono alla mia visita nell’autunno 2025

Entrata del museo

Lungo il percorso museale

Scopriamo QUI altre “pillole” sulla Val Badia


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Cabinovia Boè e Seggiovia Vallon – Val Badia

La cabinovia Boè e la seggiovia Vallon, la cui stazione a valle è posta nel paese di Corvara in Alta Val Badia, sono poste nel noto gruppo dolomitico del Sella in Alta Val Badia; i due impianti sono parte in inverno del comprensorio sciistico Alta Badia (QUI la “pillola sui paesi di Corvara e Colfosco e QUI quella sul comprensorio invernale Alta Badia).

I due impianti sono aperti, solitamente, anche in estate e permettono l’accesso all’area nord orientale del gruppo del Sella; la cabinovia Boè porta da Corvara al Piz Boé Alpine Lounge, posto a 2100 metri di quota non lontano dal laghetto Boè, la seggiovia Vallon collega, poi, il rifugio alla stazione a monte della cabinovia con l’area del Vallon, situata a 2500 metri di altezza.

Dalla stazione a monte della seggiovia è possibile raggiungere, con breve canmmino in saliscendi, il Rifgio Franz Kostner al Vallon ed intraprendere escursioni più impegnative e vie ferrate che portano alle vette del Piz da Leche de Boè ed al Piz da Lech Dlacè (QUI la “pillola” sull’ascesa al Piz da Lech de Boè e QUI quella sulla salita al Piz da Lech Dlacè).

Sia dall’area degli impianti che lungo i percorsi per rifugi e vette si hanno anche bellissimi panorami su molti grippi dolomitici con, in particolare, vista magnifica sulla Marmolada; inoltre, è sempre bene controllare i periodi di apertura di impianti e rifugi.

Le foto si riferiscono alla mia visite nell’inverno 2019 ed estate 2023

Cabinovia Boè

Piz Boè Alpin Lounge

Laghetto Boè, posto non lontano dalla stazione a monte della cabinovia Boè e del Piz Boè Alpin Lounge

Seggiovia Vallon

Marmolada e Rifugio Franz Kostner visti dalla stazione a monte della seggiovia Vallon

Percorso dalla stazione a monte della seggiovia Vallon al Rifugio Franz Kostner

Rifugio Franz Kostner al Vallon

Salita al Piz da Lech de Boè tramite via ferrata

Vetta del Piz da Lech de Boè

Discesa lungo la via normale (comunque, in parte attrezzata)

Salita al Piz da Lech Dlacè lungo la via ferrata Vallon

In vetta al Piz da Lech Dlacè

Discesa lungo la via normale (comunque, in parte attrezzata)

Piste da sci dell’area del Boè in inverno

Scopriamo QUI altre “pillole” sulla Val Badia


Cliccare sull’immagine per visualizzare la stazione a valle della Cabinovia Boè di Corvara su Google Maps


DISCLAIMER:

Le attività dell’alpinismo, arrampicata ed escursionismo sono pericolose se effettuate senza preparazione fisica, teorica e senza la adeguata attrezzatura, possono quindi creare danni a se stessi ed alle persone che condividono e sono coinvolte nell’attività.

Chi volesse percorrere gli itinerari descritti è tenuto ad assumere le rituali informazioni necessarie per la sicurezza in loco o presso associazioni escursionistiche della zona, nonchè dotarsi di aggiornata carta topografica e della attrezzatura adatta.

Per la difficoltà che presentano le escursioni vi invitiamo a farvi guidare solo ed esclusivamente da Guide esperte ed ufficialmente autorizzate dalle organizzazioni preposte alla certificazione delle stesse.

Declino inoltre ogni responsabilità per gli eventuali errori, inesattezze ed indicazioni riportati nell’articolo e per gli eventuali danni ed incidenti da essi derivanti.

Col Plö Alt (2330 m) – Rifugio Gardenaccia (2050 m) – Dolomiti

Il Col Plö Alt, vetta di 2330 metri di quota, è posto in Val Badia/Gadertal nel gruppo dolomitico del Puez-Odle; la via di salita alla cima parte dalla seggiovia Gardenaccia dal paese di La Villa/Stern e passa per il noto Rifugio Gardenaccia (QUI la “pillola” sul paese di La Villa e QUI quella sulla seggiovia e rifugio Gardenaccia).

Il percorso raggiunge dapprima su sentiero nel bosco, con qualche tratto ripido, il Rifugio Gardenaccia; il tracciato sale poi con pendenza moderata e sviluppo piuttosto lungo, tra pascoli e spazi aperti, portando al Col Plö Alt dal quale si gode un’ampia vista su diversi gruppi dolomitici e fin verso le Alpi di Zillertal e le Vedrette di Ries/Riesferner Gruppe.

La salita comincia dalla stazione a monte della seggiovia Gardenaccia (1750 m), si segue a sinistra il sentiero 11B per il Rifugio Gardenaccia; la traccia terrosa e ghiaiosa procede in leggera salita nel bosco raggiungendo l’attacco della Ferrata Les Cordes e poi, in breve, un bivio.

Seguendo sempre i cartelli per il Rifugio Gardenaccia si sale ripidamente su traccia ghiaiosa e sassosa entrando in un canalino; all’uscita di esso si procede nel bosco, in moderata pendenza, raggiungendo in brvee il Rifugio Gardenaccia (2050 m, 1.00 ora dalla partenza).

Dal Rifugio Gardenaccia si segue il sentiero 1A per il Col Plö Alt salendo in moderata pendenza, su traccia erbosa e ghiaiosa, tra pascoli e pini mughi; il sentiero (facendo attenzione a non perdere la traccia segnata)  procede quindi, in lungo sviluppo, con tratti in lieve saliscendi ed altri in salita con pendenza moderata, fino ad un bivio.

Rimanendo sul sentiero 1A per il Col Plö Alt si segue la traccia a mezzacosta piuttosto stretta ed un po’ esposta fino ad un pianoro con laghetto (questo tratto più esposto può essere evitato percorrendo una traccia sulla destra che con discesa e successiva risalita porta ugualmente al pianoro).
Dal pianoro si segue la traccia sassosa che piuttosto ripidamente porta ad una zona di altipiano dalla quale si devia a destra, su traccia poco segnata ma con direzione evidente con buona visibilità, giungendo, in breve, alla vetta del Col Plö Alt (2330 m, croce, 1.15 ore dal Rifugio Gardenaccia, 2.15 ore dalla partenza).

Dalla vetta si torna per lo stesso percorso, con alcuni saliscendi, al Rifugio Gardenaccia in 1.00 ora, 3.15 ore dalla partenza.

Dal Rifugio Gardenaccia si segue, quindi, il sentiero 5 per La Villa, la traccia sassosa e terrosa scende alternando tratti ripidi (di cui uno con cavo scorrimano) ad altri in moderata pendenza; il sentiero scende poi ad un tratto ghiaioso più largo tra staccionate.
Giunti al bivio tra La Villa e la seggiovia su segue a destra verso la seggiovia giungendo, in breve, alla stazione a monte della seggiovia Gardenaccia (45 minuti dal Rifugio Gardenaccia, 4.00 ore dalla partenza).

Percorso: Stazione a monte Seggiovia Gardenaccia – Rifugio Gardenaccia – Col Plö Alt – Rifugio Gardenaccia – Stazione a monte seggiovia Gardenaccia

Sentieri: 11B – 1A – 5

Dislivello: 700 metri in salita e discesa considerati i diversi saliscendi

Tempo di percorrenza: 4.00 ore (2.15 ore la salita, 1.45 ore la discesa)

Quota massima: 2330 m

Difficoltà: E – itinerario complessivamente di moderata difficoltà tecnica ma con presenza di alcuni tratti piuttosto ripidi ed un tratto un po’ esposto salendo alla vetta (comunque evitabile come descritto nella descrizione del percorso), sviluppo totale di circa 10 chilometri tra andata e ritorno.
Il tratto finale verso la vetta non è ben segnato ma è ben intuibile, con buona visibilità.

Data di ascesa: settembre 2023

Annotazioni: è bene informarsi sui periodi di apertura dell’impianto di risalita e del rifugio.
Il Rifugio Gardenaccia è anche raggiungibile dalla stazione a monte della seggiovia tramite la Via Ferrata Les Cordes; dal rifugio è, inoltre, possibile salire alla vetta della Para dai Giai (QUI la “pillola” sull’itinerario della Via Ferrata Les Cordes e dell’ascesa alla Para dai Giai)

Esperienza di Stefano: la zona del Rifugio Gardenaccia è solitamente piuttosto frequentata, il percorso diventa invece più solitario verso la vetta; è necessaria una con buona visibilità sia per procede con più sicurezza nei tratti in cui la traccia è meno segnata sia per godere degli ampi panorami. Io sono partito con la prima seggiovia pranzando poi al Rifugio Gardenaccia lungo la discesa dopo la salita in vetta.

Seggiovia Gardenaccia

Primo tratto del sentiero 11B

Attacco della Via Ferrata Les Cordes

Continuando sul sentiero 11B verso il Rifugio Gardenaccia

Al Rifugio Gardenaccia

Para dai Giai vista dal Rifugio Gardenaccia

Marmolada vista dal Rifugio Gardenaccia

Cartelli al rifugio Gardenaccia

Primo tratto di salita verso il Col Plö Alt

Tratto un po’ esposto (aggirabile sulla destra con traccia in discesa e risalita)

Pianoro con laghetto

Tratto più ripido verso l’altopiano finale

Altpiano finale (attenzione a seguire la vaga traccia)

In cima al Col Plö Alt

Panorami di vetta

Tornati al Rifugio Gardenaccia discesa sul sentiero 5 alla stazione a monte della seggiovia


Cliccare sull’immagine per visualizzare la seggiovia Gardenaccia su Google Maps


DISCLAIMER:

Le attività dell’alpinismo, arrampicata ed escursionismo sono pericolose se effettuate senza preparazione fisica, teorica e senza la adeguata attrezzatura, possono quindi creare danni a se stessi ed alle persone che condividono e sono coinvolte nell’attività.

Chi volesse percorrere gli itinerari descritti è tenuto ad assumere le rituali informazioni necessarie per la sicurezza in loco o presso associazioni escursionistiche della zona, nonchè dotarsi di aggiornata carta topografica e della attrezzatura adatta. Per la difficoltà che presentano le escursioni vi invitiamo a farvi guidare solo ed esclusivamente da Guide esperte ed ufficialmente autorizzate dalle organizzazioni preposte alla certificazione delle stesse.

Declino inoltre ogni responsabilità per gli eventuali errori, inesattezze ed indicazioni riportati nell’articolo e per gli eventuali danni ed incidenti da essi derivanti.

Scopriamo QUI altre “pillole” sulle cime delle Dolomiti e delle Alpi Carniche

Scopriamo QUI altre “pillole” sul turismo in Val Badia

Santuario La Crusc/Santa Croce – Val Badia

Il Santuario di Santa Croce/La Crusc è una delle strutture religiose più ragguardevoli poste ad alta quota in Alto Adige/Südtirol; la chiesa è situata a 2045 metri di quota in Val Badia/Gadertal e si trova ai piedi del Sas dla Crusc nel gruppo dolomitico delle Conturines.

La struttura religiosa è raggiungibile tramite gli impianti di risalita La Crusc (con stazione a valle posta a Badia paese/Abtei) oppure a piedi sia dal paese che da Furnacia, frazione di La Valle/La Val/Wengen; accanto al santuario si trova anche il Rifugio La Crusc che propone cucina tipica (QUI la “pillola” sull’area La Crusc in estate, QUI quella sul comprensorio in inverno, QUI la “pillola” su Badia paese e QUI quella sul paese di La Valle).

Il santuario è stato consacrato già nel lontano 1484 ed ospita diverse reliquie di Santi oltre a suggestivi affreschi e statue; in estate, inoltre, viene portata al santuario anche l’immagine di Cristo che porta la Croce.

La struttura, che è anche stata chiusa dal 1786 al 1839, è stata poi riconsacrata e ristrutturata grazie alla cura di molti abitanti del luogo particolarmente affezionati a questo luogo di culto; ancora oggi il santuario è meta di pellegrinaggi e funzioni religiose.

Tra esse troviamo, ad esempio, ad inizio estate la traslazione nel santuario dell’immagine di Cristo che porta la Croce, le celebrazioni per la festa di S. Anna il 26 luglio e la festa di S. Bartolomeo il 24 agosto ed, in autunno, il successivo ritorno, dell’immagine di Cristo che porta la Croce, dal santuario alla chiesa parrocchiale di San Leonardo.

Le foto si riferiscono alle mie visite nell’inverno 2022 ed estate 2023

Santuario La Crusc

Interno del Santuario

Rifugio La Crusc

Impianti La Crusc

Scopriamo QUI altre “pillole” sulla Val Badia

Scopriamo QUI altre “pillole” sui monumenti religiosi in Sudtirolo


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La Crusc/Santa Croce – comprensorio estivo – Prati dell’Armentara – Val Badia

In Val Badia sono presenti diverse aree escursionistiche e sciistiche molto note ed amate; tra esse, nel paese di Badia/Abtei, si trova il comprensorio La Crusc/Santa Croce che può contare sulla seggiovia La Crusc 1 e la cabinovia La Crusc 2 (QUI la “pillola” su Badia paese).

Nei pressi della stazione a monte degli impanti, posta a circa 2000 metri di quota, si gode una vista dolomitica spettacolare sulle Conturines, l’altopiano Gardenaccia-Puez e la Marmolada e si trovano il Santuario La Crusc ed il Rifugio La Crusc con cucina tipica; il santuario è già citato dal 1500 e risulta essere una delle strutture religiose più ragguardevoli poste ad alta quota (QUI la “pillola” sul Santuario La Crusc).

Inoltre, nell’area intermedia del comprensorio, posta all’arrivo della seggiovia e partenza della cabinovia, si trovano altri punti di ristoro come il Rifugio Nagler ed il Rifugio Lèe ed il Summer Park con giochi d’acqua per bambini e sentieri tematici per famiglie.

Il comprensorio è anche punto di partenza per escursioni di diverse difficoltà; si trovano, infatti, sia i percorsi su mulattiere forestali verso i Prati dell’Armentara sia le impegnative ascese al Sas dla Crusc e Cima Dieci.

In particolare i Prati dell’Armentara sono un luogo molto noto ed idilliaco con ampie distese pascolive con molti masi; i prati, dai quali si hanno anche meravigliose viste panoramiche, sono attraversati da diversi percorsi.

I Prati dell’Armentara possono, infatti, essere raggiunti sia in discesa (e successiva risalita al ritorno) dalla stazione a monte della cabinovia La Crusc, con 200 metri di dislivello in salita e discesa, sia da Furnacia (frazione del paese di La Val/La Valle/Wengen) con tracciato breve che poi può essere prolungato fino al Santuario e Rifugio La Crusc, con complessivi 350 metri di dislivello in salita e discesa e 8 chilometri di sviluppo tra andata e ritorno (QUI la “pillola” sul paese di La Valle).

Anche in inverno il comprensorio La Crusc offre diversi punti di interesse con 6 chilometri di piste in area poco affollata e tra le più panoramiche delle Dolomiti; le piste, grazie a due seggiovie, sono anche collegate, sci ai piedi, all’area della Gardenaccia e a tutto il resto del comprensorio Alta Badia comprendente oltre 130 chilometri di piste da sci (QUI la “pillola” sul comprensorio La Crusc in inverno).

Inoltre, anche nella stagione invernale, con buone condizioni, è possibile raggiungere i Prati dell’Armentara su percorso solitamente battuto dal gatto delle nevi ammirando i dolci pendii della zona coperti di neve (QUI la “pillola” sul percorso invernale per i Prati dell’Armentara).

Le foto si riferiscono alla mia visita nell’estate 2023

Comprensorio La Crusc

Seggiovia La Crusc 1

Area tra l’arrivo della seggiovia e la partenza della cabinovia

Rifugio Nagler

Cabinovia La Crusc 2

Santuario La Crusc

Vista sul Sas dla Crusc nel gruppo delle Conturines

Vista sulla Marmolada

Rifugio La Crusc

Lungo i percorsi sui Prati dell’Armentara

Installazioni moderne

Punti informativi

Vista sul Sas de Putia

Vista su Val Badia e cresta di confine

Vista sull’altipiano Puez-Gardenaccia

Scopriamo QUI altre “pillole” sulla Val Badia


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DISCLAIMER:

Le attività dell’alpinismo, arrampicata ed escursionismo sono pericolose se effettuate senza preparazione fisica, teorica e senza la adeguata attrezzatura, possono quindi creare danni a se stessi ed alle persone che condividono e sono coinvolte nell’attività.

Chi volesse percorrere gli itinerari descritti è tenuto ad assumere le rituali informazioni necessarie per la sicurezza in loco o presso associazioni escursionistiche della zona, nonchè dotarsi di aggiornata carta topografica e della attrezzatura adatta. Per la difficoltà che presentano le escursioni vi invitiamo a farvi guidare solo ed esclusivamente da Guide esperte ed ufficialmente autorizzate dalle organizzazioni preposte alla certificazione delle stesse.

Declino inoltre ogni responsabilità per gli eventuali errori, inesattezze ed indicazioni riportati nell’articolo e per gli eventuali danni ed incidenti da essi derivanti.

Piz da Lech Dlacè (3009 m) – Ferrata Vallon – Rifugio Franz Kostner (2500 m) – Dolomiti

Il Piz da Lech Dlacè, vetta di 3009 metri di quota, è posizionato nel gruppo dolomitico del Sella ed è raggiunto solitamente lungo il sentiero che porta alla Cresta Strenta ed al Piz Boè; viene qui descritto un percorso più insolito che ha come meta la vetta del Piz da Lech Dlacè salendo dalla Ferrata Vallon con discesa poi al Rifugio Franz Kostner con il sentiero attrezzato Lichtenfels.

Il percorso, che offre panorami amplissimi su molti gruppi dolomitici, parte dalla stazione a monte della seggiovia Vallon, a sua volta raggiunta con la cabinovia Boè da Corvara in Alta Val Badia; il tracciato presenta sviluppo e dislivello moderati ma richiede esperienza su vie ferrate e, in generale, passo sicuro su terreno sassoso e su alcuni saltini di roccia non attrezzati, presenti anche lungo la discesa (QUI la “pillola” su Corvara e Colfosco e QUI quella sulla cabinovia Boè e la seggiovia Vallon).

La Ferrata Vallon presenta un attrezzatura con cavo piuttosto lasco ed alcuni fittoni saltati; durante la sua percorrenza va valutato, quindi, bene come procedere nei vari punti; nel tratto successivo dalla fine della ferrata verso la vetta sono presenti segnavia a tratti sbiaditi e va, quindi, cercata bene la traccia di salita.
Il percorso di discesa è, invece, segnalato in maniera più evidente.

Il percorso comincia dalla stazione a monte della seggiovia Vallon (2537 m, stazione a valle di cabinovia Boè e successiva seggiovia Vallon a Corvara); si seguono le indicazioni per il Piz da Lech e la Roda de Valun raggiungendo su traccia sassosa in saliscendi, in breve, il bivio tra via Piz da Lech e Roda de Valun.
Si prende a sinistra la traccia Roda de Valun, procedendo su traccia sassosa in moderata salita, fino ad incontrare un grosso masso con indicazione sbiadita “Piz Boè – Via Ferrata”; seguendo a destra la traccia con bolli rossi e blu (a tratti un po’ sbiaditi) si sale ripidamente su fondo sassoso fino all’attacco della ferrata.

La ferrata sale, con cavo spesso lasco ed anche alcuni fittoni saltati, alternando paretine gradinati a traversi (rimanendo su difficoltà moderate per esperti di questi percorsi) fino a giungere ad un ponticello sospeso (a sinistra si vedono vecchie attrezzature del precedente tracciato della ferrata).
Superato il ponticello dondolante, con vista sulla cascatella alla sua sinistra) si sale su una paretina più verticale (più esposta e con alcuni passaggi più tecnici seppur con discreta presenza di appigli) fino a giungere, in breve, alla fine della Ferrata Vallon (2750 m circa, 1.30 ore dalla partenza).

Dal termine della ferrata si seguono i bolli rossi (a tratti sbiaditi, attenzione a non perdere la traccia) salendo, con vista anche su due piccoli laghetti, su fondo sassoso ed anche su alcuni saltini di roccia non attrezzati.
La traccia porta, quindi, ad una sella e all’incrocio col sentiero Lichtenfels-672 proveniente da sinistra; seguendo in salita il sentiero 672 si superano alcuni saltini rocciosi (di cui l’ultimo attrezzato) giungendo, in breve, in vetta al Piz da Lech Dlacè (3009 m, 45 minuti dal termine della ferrata, 2.15 ore dalla partenza).

Tornati con prudenza sui saltini rocciosi si giunge, in breve, al bivio incontrato in salita tra il percorso proveniente dalla Ferrata Vallon ed il sentiero 672; si segue il sentiero 672 scendendo su traccia sassosa alternando tratti in tornanti ad alcuni saltini rocciosi fino ad una sella.
Seguendo sempre i segni del sentiero 672 si procede in breve saliscendi e poi su una cengia, a tratti un po’ esposta, scendendo poi ripidamente in tornanti su fondo sassoso fino a giungere ad un tratto attrezzato; seguendo il cavo si scende su salti rocciosi (abbastanza gradinati) fino a giungere ad un saltino finale non attrezzato.

Il sentiero procede, quindi, su traccia sassosa raggiungendo alcuni bivi; seguendo per il Rifugio Franz Kostner si segue il sentiero 638 che in saliscendi su fondo ghiaioso porta al Rifugio Franz Kostner (2500 m, 1.30 ore dalla vetta, 3.45 ore dalla partenza).

Dal Rifugio Franz Kostner si segue, quindi, il sentiero ghiaioso e terroso che prima in discesa, e poi in breve risalita, riporta alla stazione a monte della seggiovia Vallon, 15 minuti dal Rifugio Franz Kostner, 4.00 ore dalla partenza).

Percorso: stazione a monte seggiovia Vallon – ferrata Vallon – Piz da Lech Dlacè –sentiero attrezzato Lichtenfels – Rifugio Franz Kostner – stazione a monte seggiovia Vallon

Sentieri: Roda de Valun – Ferrata Vallon – traccia per il Piz da Lech Dlacè – 672-Lichtenfels – 638 – sentiero per seggiovia Vallon

Dislivello: 600 metri in salita e discesa considerati i diversi saliscendi

Tempo di percorrenza: 4.00 ore totali

Quota massima: 3009 m

Difficoltà: EEA – percorso con via ferrata Vallon non molto lunga e di difficoltà tecnica moderata per esperti di questi percorsi ma che presenta spesso cavo lasco ed alcuni fittoni saltati dovendo, quindi, valutare bene, i singoli passaggi; necessaria esperienza su questo tipo di itinerari. Anche la discesa presenta punti attrezzati e saltini rocciosi non attrezzati che richiedono attenzione ed assenza di vertigini. Il tratto di avvicinamento alla ferrata e quello da fine ferrata all’incrocio col sentiero 672 sono segnati con bolli a tratti sbiaditi e va fatta attenzione a non perdere la traccia. Necessari kit da ferrata e casco e tempo asciutto e buona visibilità

Data di ascesa: agosto 2023

Annotazioni: è bene informarsi sui periodi di apertura degli impianti di risalita e del Rifugio Franz Kostner; naturalmente è possibile evitare la via ferrata salendo e scendendo per  il sentiero Lichtenfels che, comunque, presenta alcuni tratti attrezzati che richiedono, in ogni caso, attenzione ed equipaggiamento adatto. Volendo dal Piz da Lech Dlacè è possibile proseguire sulla Cresta Strenta verso la vetta del Piz Boè con presenza di diversi tratti esposti a tratti attrezzati ed altri senza attrezzature.
Inoltre, la stazione a monte della seggiovia Vallon è anche punto di partenza per la via ferrata e la via normale al Piz da Lech de Boè (QUI la “pillola” su questi itinerari).

Esperienza di Stefano: è bene scegliere una giornata con buona visibilità sia per questioni di sicurezza ed orientamento oltre che per godere dei bellissimi panorami; con più persone lungo la ferrata è bene fare attenzione, in alcuni punti, alla possibile caduti di sassi. La ferrata presenta una lunghezza e dislivello moderati ma presenta, come detto, strutture non in perfetto stato che richiedono molta attenzione nel valutare lo stato del cavo e come e quanto farci affidamento (cavo a tratti lasco e alcuni fittoni saltati).

Cabinovia Boè

Seggiovia Vallon

Tratto verso il bivio tra Roda de Valun e Piz da lech de Boè

Sul percorso Roda de Valun

Deviazione verso la Ferrata Vallon

Salendo all’attacco della ferrata

Lungo la Ferrata Vallon

Lungo la salita verso l’incrocio col sentiero 672

Incrocio col sentiero 672

Salendo al Piz da Lech Dlacè

In vetta al Piz da Lech Dlacè con il Piz Boè sullo sfondo

Panorami di vetta

In vetta al Piz da Lech Dlacè

In discesa sul sentiero 672-Lichtenfels

Verso il Rifugio Franz Kostner

Rifugio Franz Kostner

Tornando alla stazione a monte della seggiovia Vallon


Cliccare sull’immagine per visualizzare la Cabinovia Boè di Corvara su Google Maps


DISCLAIMER:

Le attività dell’alpinismo, arrampicata ed escursionismo sono pericolose se effettuate senza preparazione fisica, teorica e senza la adeguata attrezzatura, possono quindi creare danni a se stessi ed alle persone che condividono e sono coinvolte nell’attività.

Chi volesse percorrere gli itinerari descritti è tenuto ad assumere le rituali informazioni necessarie per la sicurezza in loco o presso associazioni escursionistiche della zona, nonchè dotarsi di aggiornata carta topografica e della attrezzatura adatta.

Per la difficoltà che presentano le escursioni vi invitiamo a farvi guidare solo ed esclusivamente da Guide esperte ed ufficialmente autorizzate dalle organizzazioni preposte alla certificazione delle stesse.

Declino inoltre ogni responsabilità per gli eventuali errori, inesattezze ed indicazioni riportati nell’articolo e per gli eventuali danni ed incidenti da essi derivanti.

Scopriamo QUI altre “pillole” sulle cime delle Dolomiti e delle Alpi Carniche

Scopriamo QUI altre “pillole” sul turismo in Val Badia

Piz da Lech de Boè (2911 m) – via ferrata e via normale – Dolomiti

Il Piz da Lech de Boè, vetta di 2911 metri di quota, è posto nel gruppo dolomitico del Sella e si erge al margine nord-orientale del massiccio in posizione dominante sull’area di Corvara e Colfosco/Kolfuscgh in Alta Val Badia.

La vetta offre un panorama amplissimo su molti gruppi dolomitici e fin verso le Alpi di Zillertal e le Alpi Breonie/Stubaier Alpen e può essere raggiunta sia tramite via ferrata che via normale con breve tratto attrezzato; la partenza di entrambi gli itinerari si trova alla stazione a monte della seggiovia Vallon, raggiungibile da Corvara tramite la cabinovia Boè e, successivamente, la seggiovia (QUI la “pillola” su Corvara e Colfosco e QUI quella sulla cabinovia Boè e la seggiovia Vallon).

Viene qui descritto l’anello che sale per la via ferrata scendendo per la via normale; il percorso presenta un dislivello e sviluppo moderati ma la via ferrata presenta diversi passaggi impegnativi tecnicamente ed esposti che richiedono esperienza su questo genere di percorsi.

La salita comincia dalla stazione a monte della Seggiovia Vallon (2537 m, stazione a valle di cabinovia Boè e successiva seggiovia Vallon a Corvara); si seguono le indicazioni per la ferrata Piz da Lech raggiungendo su traccia sassosa in saliscendi, in breve, il bivio tra via ferrata e via normale.
Seguendo per la via ferrata si procede su traccia sassosa in moderata pendenza fino al vicino attacco della via ferrata sulle pareti del Piz da Lech de Boè (15 minuti dalla partenza).

La via ferrata comincia subito verticale con cavo posto lungo una paretina piuttosto povera di appigli nella parte iniziale, ci si porta quindi in traverso a sinistra risalendo poi un canalino e paretina verso destra.
Traversando si oltrepassa un prio tratto con appigli non molto abbondanti portandosi poi si un tratto più gradinato; la ferrata continua, attrezzata con solo cavo, alternando tratti più appoggiati ad altri più verticali con anche un paio di traversi piuttosto levigati.
Superati alcuni tratti impegnativi la ferrata porta su un tratto di collegamento con cavo usato come scorrimano portandosi, quindi, alla base di una alta parete; si rimonta quindi, la parete quasi verticale con due lunghe scale, l’uscita dalla seconda scala, pur presentando alcune staffe (di cui una a sinistra non visibile all’inizio) risulta impegnativo e richiede forza ed equilibrio.

Superate le scale la ferrata procede, quindi, su gradoni attrezzati e, superata una breve scala orizzontale che funge da ponte, procede su brevi paretine con difficoltà minori arrivando, in breve, al termine delle attrezzature di salita.
Seguendo un sentierino ghiaioso e sassoso a tornanti in moderata pendenza si sale quindi, facendo attenzione a seguire bolli rossi ed ometti, alla vetta del Piz da Lech de Boè (2911 m, croce, 1.45 ore dall’attacco della ferrata, 2.00 ore dalla partenza).

Dalla vetta si segue in discesa il sentiero 646 (non ci sono cartelli), facendo attenzione a seguire i segnavia si scende piuttosto ripidamente su traccia sassosa e ghiaiosa a tornanti; superato un breve canalino con fondo piuttosto instabile la traccia in tornanti porta quindi ad un tratto attrezzato (per cui è bene avere ancora il kit da ferrata).
I cavi scendono pittosto verticalmente ma con buoni appigli lungo gradoni rocciosi scendendo poi con steffe su una paretina verticale; seguendo la traccia erbosa si giunge, quindi, in breve ad un bivio.
Prendendo a destra il sentiero 646B verso la seggiovia Vallon si scende, con cavi un po’ laschi, lungo un canalino con fondo piuttosto franoso giungendo, in breve, al bivio incotrato in salita tra via ferrata e via normale.
Seguendo per la seggiovia Vallon si torna, quindi, in breve alla stazione a monte della seggiovia Vallon (1.15 ore dalla cima, 3.15 ore dalla partenza).

Percorso: stazione a monte seggiovia Vallon – ferrata Piz da Lech de Boè – Piz da Lech de Boè – via normale Piz da Lech de Boè – stazione a monte seggiovia Vallon

Sentieri: Ferrata Piz da Lech de Boè – 646 – 646B

Dislivello: 400 metri in salita e discesa considerati i brevi saliscendi iniziali

Tempo di percorrenza: 3.15 ore totali (2.00 ore la salita, 1.15 ore la discesa)

Quota massima: 2911 m

Difficoltà: EEA – percorso con via ferrata non molto lunga ma che presenta diversi passaggi impegnativi ed esposti e che richiede buona forma fisica ed esperienza su questo tipo di itinerari. Anche la via normale presenta due punti attrezzati che richiedono attenzione ed assenza di vertigini; necessari kit da ferrata e casco. Necessario tempo asciutto e buona visibilità

Data di ascesa: agosto 2023

Annotazioni: è bene informarsi sui periodi di apertura degli impianti di risalita; dalla stazione a monte della seggiovia Vallon si può, volendo, raggiungere in 20 minuti in saliscendi il Rifugio Franz Kostner.
Naturalmente è possibile evitare la via ferrata salendo e scendendo per la via normale che, comunque, presenta alcuni tratti attrezzati che richiedono, in ogni caso, attenzione, kit da ferrata e casco
Inoltre, la stazione a monte della seggiovia Vallon è anche punto di partenza della Ferrata Vallon con salita al Piz da Lech Dlacè (QUI la “pillola” su questo itinerario)

Esperienza di Stefano: è bene scegliere una giornata con buona visibilità sia per questioni di sicurezza ed orientamento oltre che per godere dei bellissimi panorami; con più persone lungo la ferrata è bene fare attenzione, in alcuni punti, alla possibile caduti di sassi. La ferrata presenta una lunghezza e dislivello moderati ma non va sottovalutata in quanto presenta diversi punti sicuramente impegnativi ed esposti.
Alcuni punti difficili presentano, tuttavia, alcuni appigli magari non visibili a prima vista; è bene studiare bene la progressione per poterli sfruttare ed evitare di affaticare eccessivamente le braccia

Lungo la cabinovia Boè

Lungo la Seggiovia Vallon

Marmolada e Rifugio Franz Kostner visti salendo in seggiovia

Alla stazione a monte della seggiovia

Verso il bivio tra via ferrata e via normale

Bivio tra via ferrata e via normale

Verso l’attacco della via ferrata

Lungo la via ferrata

Salendo su traccia sassosa alla vetta del Piz da Lech de Boè  

In vetta al Piz da Lech de Boè

Panorami dalla vetta

Scendendo lungo la via normale

Tratto attrezzato in discesa

Scendendo lungo il canalino in parte attrezzato verso la seggiovia Vallon sul sentiero 646B


Cliccare sull’immagine per visualizzare la Cabinovia Boè di Corvara su Google Maps


DISCLAIMER:

Le attività dell’alpinismo, arrampicata ed escursionismo sono pericolose se effettuate senza preparazione fisica, teorica e senza la adeguata attrezzatura, possono quindi creare danni a se stessi ed alle persone che condividono e sono coinvolte nell’attività.

Chi volesse percorrere gli itinerari descritti è tenuto ad assumere le rituali informazioni necessarie per la sicurezza in loco o presso associazioni escursionistiche della zona, nonchè dotarsi di aggiornata carta topografica e della attrezzatura adatta.

Per la difficoltà che presentano le escursioni vi invitiamo a farvi guidare solo ed esclusivamente da Guide esperte ed ufficialmente autorizzate dalle organizzazioni preposte alla certificazione delle stesse.

Declino inoltre ogni responsabilità per gli eventuali errori, inesattezze ed indicazioni riportati nell’articolo e per gli eventuali danni ed incidenti da essi derivanti.

Scopriamo QUI altre “pillole” sulle cime delle Dolomiti e delle Alpi Carniche

Scopriamo QUI altre “pillole” sul turismo in Val Badia