Il borgo di San Cassiano/St. Kassian/San Ciascian, frazione del comune di Badia, e situato in Alta Badia/Gadertal è molto noto per la bellezza dell’ambiente in cui è situato e per le moltissime escursioni possibili nell’area (QUI la “pillola” su San Cassiano).
In paese sono presenti, tuttavia, anche punti di interesse religiosi, architettonici e culturali; tra essi si trova il Museo Ursus Ladinicus, situato nel centro del borgo in Strada Micurá de Rü, 26; il museo, aperto dal 2011 è ospitato in un nuovo edificio che si articola su tre piani.
Il percorso museale permette di scoprire molte informazioni ed osservare numerosi reperti dell’orso delle caverne che viveva in grotte del gruppo dolomitico delle Conturines, che sovrasta il paese di San Cassiano; il museo permette di scoprire, inoltre, molte curiosità sulla storia geologica delle Dolomiti con presenza anche di diversi fossili.
In particolare, nell’area riguardante l’Ursus Ladinicus viene mostrata la storia di questo grande animale preistorico, con peso fino a 1200 chili e vissuto circa 40000 anni fa, il cui sito di ritrovamento, nelle grotte delle Conturines a quasi 2800 metri di quota, risulta essere il più alto al mondo per questa tipologia di animali.
Il museo è aperto, solitamente, dal 1° maggio alla prima domenica di novembre dal martedì alla domenica dalle ore 10.00 alle 18.00; inoltre, è possibile acquistare un biglietto combinato con il MusLa – Museo della cultura ladina, situato nel Ciastel de Tor a San Martino in Badia/St. Martin in Thurn (QUI la “pillola” su Castel de Tor ed il MusLa).
Per maggiori informazione su date ed orari di apertura, visite guidate ed eventi è bene consultare il sito internet ufficiale: museumladin.it
Le foto si riferiscono alla mia visita nell’autunno 2025
La cabinovia Boè e la seggiovia Vallon, la cui stazione a valle è posta nel paese di Corvara in Alta Val Badia, sono poste nel noto gruppo dolomitico del Sella in Alta Val Badia; i due impianti sono parte in inverno del comprensorio sciistico Alta Badia (QUI la “pillola sui paesi di Corvara e Colfosco e QUI quella sul comprensorio invernale Alta Badia).
I due impianti sono aperti, solitamente, anche in estate e permettono l’accesso all’area nord orientale del gruppo del Sella; la cabinovia Boè porta da Corvara al Piz Boé Alpine Lounge, posto a 2100 metri di quota non lontano dal laghetto Boè, la seggiovia Vallon collega, poi, il rifugio alla stazione a monte della cabinovia con l’area del Vallon, situata a 2500 metri di altezza.
Dalla stazione a monte della seggiovia è possibile raggiungere, con breve canmmino in saliscendi, il Rifgio Franz Kostner al Vallon ed intraprendere escursioni più impegnative e vie ferrate che portano alle vette del Piz da Leche de Boè ed al Piz da Lech Dlacè (QUI la “pillola” sull’ascesa al Piz da Lech de Boè e QUI quella sulla salita al Piz da Lech Dlacè).
Sia dall’area degli impianti che lungo i percorsi per rifugi e vette si hanno anche bellissimi panorami su molti grippi dolomitici con, in particolare, vista magnifica sulla Marmolada; inoltre, è sempre bene controllare i periodi di apertura di impianti e rifugi.
Le foto si riferiscono alla mia visite nell’inverno 2019 ed estate 2023
Cabinovia Boè
Piz Boè Alpin Lounge
Laghetto Boè, posto non lontano dalla stazione a monte della cabinovia Boè e del Piz Boè Alpin Lounge
Seggiovia Vallon
Marmolada e Rifugio Franz Kostner visti dalla stazione a monte della seggiovia Vallon
Percorso dalla stazione a monte della seggiovia Vallon al Rifugio Franz Kostner
Rifugio Franz Kostner al Vallon
Salita al Piz da Lech de Boè tramite via ferrata
Vetta del Piz da Lech de Boè
Discesa lungo la via normale (comunque, in parte attrezzata)
Salita al Piz da Lech Dlacè lungo la via ferrata Vallon
In vetta al Piz da Lech Dlacè
Discesa lungo la via normale (comunque, in parte attrezzata)
Cliccare sull’immagine per visualizzare la stazione a valle della Cabinovia Boè di Corvara su Google Maps
DISCLAIMER:
Le attività dell’alpinismo, arrampicata ed escursionismo sono pericolose se effettuate senza preparazione fisica, teorica e senza la adeguata attrezzatura, possono quindi creare danni a se stessi ed alle persone che condividono e sono coinvolte nell’attività.
Chi volesse percorrere gli itinerari descritti è tenuto ad assumere le rituali informazioni necessarie per la sicurezza in loco o presso associazioni escursionistiche della zona, nonchè dotarsi di aggiornata carta topografica e della attrezzatura adatta.
Per la difficoltà che presentano le escursioni vi invitiamo a farvi guidare solo ed esclusivamente da Guide esperte ed ufficialmente autorizzate dalle organizzazioni preposte alla certificazione delle stesse.
Declino inoltre ogni responsabilità per gli eventuali errori, inesattezze ed indicazioni riportati nell’articolo e per gli eventuali danni ed incidenti da essi derivanti.
Il Col Plö Alt, vetta di 2330 metri di quota, è posto in Val Badia/Gadertal nel gruppo dolomitico del Puez-Odle; la via di salita alla cima parte dalla seggiovia Gardenaccia dal paese di La Villa/Stern e passa per il noto Rifugio Gardenaccia (QUI la “pillola” sul paese di La Villa e QUI quella sulla seggiovia e rifugio Gardenaccia).
Il percorso raggiunge dapprima su sentiero nel bosco, con qualche tratto ripido, il Rifugio Gardenaccia; il tracciato sale poi con pendenza moderata e sviluppo piuttosto lungo, tra pascoli e spazi aperti, portando al Col Plö Alt dal quale si gode un’ampia vista su diversi gruppi dolomitici e fin verso le Alpi di Zillertal e le Vedrette di Ries/Riesferner Gruppe.
La salita comincia dalla stazione a monte della seggiovia Gardenaccia (1750 m), si segue a sinistra il sentiero 11B per il Rifugio Gardenaccia; la traccia terrosa e ghiaiosa procede in leggera salita nel bosco raggiungendo l’attacco della Ferrata Les Cordes e poi, in breve, un bivio.
Seguendo sempre i cartelli per il Rifugio Gardenaccia si sale ripidamente su traccia ghiaiosa e sassosa entrando in un canalino; all’uscita di esso si procede nel bosco, in moderata pendenza, raggiungendo in brvee il Rifugio Gardenaccia (2050 m, 1.00 ora dalla partenza).
Dal Rifugio Gardenaccia si segue il sentiero 1A per il Col Plö Alt salendo in moderata pendenza, su traccia erbosa e ghiaiosa, tra pascoli e pini mughi; il sentiero (facendo attenzione a non perdere la traccia segnata) procede quindi, in lungo sviluppo, con tratti in lieve saliscendi ed altri in salita con pendenza moderata, fino ad un bivio.
Rimanendo sul sentiero 1A per il Col Plö Alt si segue la traccia a mezzacosta piuttosto stretta ed un po’ esposta fino ad un pianoro con laghetto (questo tratto più esposto può essere evitato percorrendo una traccia sulla destra che con discesa e successiva risalita porta ugualmente al pianoro). Dal pianoro si segue la traccia sassosa che piuttosto ripidamente porta ad una zona di altipiano dalla quale si devia a destra, su traccia poco segnata ma con direzione evidente con buona visibilità, giungendo, in breve, alla vetta del Col Plö Alt (2330 m, croce, 1.15 ore dal Rifugio Gardenaccia, 2.15 ore dalla partenza).
Dalla vetta si torna per lo stesso percorso, con alcuni saliscendi, al Rifugio Gardenaccia in 1.00 ora, 3.15 ore dalla partenza.
Dal Rifugio Gardenaccia si segue, quindi, il sentiero 5 per La Villa, la traccia sassosa e terrosa scende alternando tratti ripidi (di cui uno con cavo scorrimano) ad altri in moderata pendenza; il sentiero scende poi ad un tratto ghiaioso più largo tra staccionate. Giunti al bivio tra La Villa e la seggiovia su segue a destra verso la seggiovia giungendo, in breve, alla stazione a monte della seggiovia Gardenaccia (45 minuti dal Rifugio Gardenaccia, 4.00 ore dalla partenza).
Percorso: Stazione a monte Seggiovia Gardenaccia – Rifugio Gardenaccia – Col Plö Alt – Rifugio Gardenaccia – Stazione a monte seggiovia Gardenaccia
Sentieri: 11B – 1A – 5
Dislivello: 700 metri in salita e discesa considerati i diversi saliscendi
Tempo di percorrenza: 4.00 ore (2.15 ore la salita, 1.45 ore la discesa)
Quota massima: 2330 m
Difficoltà: E – itinerario complessivamente di moderata difficoltà tecnica ma con presenza di alcuni tratti piuttosto ripidi ed un tratto un po’ esposto salendo alla vetta (comunque evitabile come descritto nella descrizione del percorso), sviluppo totale di circa 10 chilometri tra andata e ritorno. Il tratto finale verso la vetta non è ben segnato ma è ben intuibile, con buona visibilità.
Data di ascesa: settembre 2023
Annotazioni: è bene informarsi sui periodi di apertura dell’impianto di risalita e del rifugio. Il Rifugio Gardenaccia è anche raggiungibile dalla stazione a monte della seggiovia tramite la Via Ferrata Les Cordes; dal rifugio è, inoltre, possibile salire alla vetta della Para dai Giai (QUI la “pillola” sull’itinerario della Via Ferrata Les Cordes e dell’ascesa alla Para dai Giai)
Esperienza di Stefano: la zona del Rifugio Gardenaccia è solitamente piuttosto frequentata, il percorso diventa invece più solitario verso la vetta; è necessaria una con buona visibilità sia per procede con più sicurezza nei tratti in cui la traccia è meno segnata sia per godere degli ampi panorami. Io sono partito con la prima seggiovia pranzando poi al Rifugio Gardenaccia lungo la discesa dopo la salita in vetta.
Seggiovia Gardenaccia
Primo tratto del sentiero 11B
Attacco della Via Ferrata Les Cordes
Continuando sul sentiero 11B verso il Rifugio Gardenaccia
Al Rifugio Gardenaccia
Para dai Giai vista dal Rifugio Gardenaccia
Marmolada vista dal Rifugio Gardenaccia
Cartelli al rifugio Gardenaccia
Primo tratto di salita verso il Col Plö Alt
Tratto un po’ esposto (aggirabile sulla destra con traccia in discesa e risalita)
Pianoro con laghetto
Tratto più ripido verso l’altopiano finale
Altpiano finale (attenzione a seguire la vaga traccia)
In cima al Col Plö Alt
Panorami di vetta
Tornati al Rifugio Gardenaccia discesa sul sentiero 5 alla stazione a monte della seggiovia
Cliccare sull’immagine per visualizzare la seggiovia Gardenaccia su Google Maps
DISCLAIMER:
Le attività dell’alpinismo, arrampicata ed escursionismo sono pericolose se effettuate senza preparazione fisica, teorica e senza la adeguata attrezzatura, possono quindi creare danni a se stessi ed alle persone che condividono e sono coinvolte nell’attività.
Chi volesse percorrere gli itinerari descritti è tenuto ad assumere le rituali informazioni necessarie per la sicurezza in loco o presso associazioni escursionistiche della zona, nonchè dotarsi di aggiornata carta topografica e della attrezzatura adatta. Per la difficoltà che presentano le escursioni vi invitiamo a farvi guidare solo ed esclusivamente da Guide esperte ed ufficialmente autorizzate dalle organizzazioni preposte alla certificazione delle stesse.
Declino inoltre ogni responsabilità per gli eventuali errori, inesattezze ed indicazioni riportati nell’articolo e per gli eventuali danni ed incidenti da essi derivanti.
Scopriamo QUI altre “pillole” sulle cime delle Dolomiti e delle Alpi Carniche
Scopriamo QUI altre “pillole” sul turismo in Val Badia
Il Piz da Lech Dlacè, vetta di 3009 metri di quota, è posizionato nel gruppo dolomitico del Sella ed è raggiunto solitamente lungo il sentiero che porta alla Cresta Strenta ed al Piz Boè; viene qui descritto un percorso più insolito che ha come meta la vetta del Piz da Lech Dlacè salendo dalla Ferrata Vallon con discesa poi al Rifugio Franz Kostner con il sentiero attrezzato Lichtenfels.
Il percorso, che offre panorami amplissimi su molti gruppi dolomitici, parte dalla stazione a monte della seggiovia Vallon, a sua volta raggiunta con la cabinovia Boè da Corvara in Alta Val Badia; il tracciato presenta sviluppo e dislivello moderati ma richiede esperienza su vie ferrate e, in generale, passo sicuro su terreno sassoso e su alcuni saltini di roccia non attrezzati, presenti anche lungo la discesa (QUI la “pillola” su Corvara e Colfosco e QUI quella sulla cabinovia Boè e la seggiovia Vallon).
La Ferrata Vallon presenta un attrezzatura con cavo piuttosto lasco ed alcuni fittoni saltati; durante la sua percorrenza va valutato, quindi, bene come procedere nei vari punti; nel tratto successivo dalla fine della ferrata verso la vetta sono presenti segnavia a tratti sbiaditi e va, quindi, cercata bene la traccia di salita. Il percorso di discesa è, invece, segnalato in maniera più evidente.
Il percorso comincia dalla stazione a monte della seggiovia Vallon (2537 m, stazione a valle di cabinovia Boè e successiva seggiovia Vallon a Corvara); si seguono le indicazioni per il Piz da Lech e la Roda de Valun raggiungendo su traccia sassosa in saliscendi, in breve, il bivio tra via Piz da Lech e Roda de Valun. Si prende a sinistra la traccia Roda de Valun, procedendo su traccia sassosa in moderata salita, fino ad incontrare un grosso masso con indicazione sbiadita “Piz Boè – Via Ferrata”; seguendo a destra la traccia con bolli rossi e blu (a tratti un po’ sbiaditi) si sale ripidamente su fondo sassoso fino all’attacco della ferrata.
La ferrata sale, con cavo spesso lasco ed anche alcuni fittoni saltati, alternando paretine gradinati a traversi (rimanendo su difficoltà moderate per esperti di questi percorsi) fino a giungere ad un ponticello sospeso (a sinistra si vedono vecchie attrezzature del precedente tracciato della ferrata). Superato il ponticello dondolante, con vista sulla cascatella alla sua sinistra) si sale su una paretina più verticale (più esposta e con alcuni passaggi più tecnici seppur con discreta presenza di appigli) fino a giungere, in breve, alla fine della Ferrata Vallon (2750 m circa, 1.30 ore dalla partenza).
Dal termine della ferrata si seguono i bolli rossi (a tratti sbiaditi, attenzione a non perdere la traccia) salendo, con vista anche su due piccoli laghetti, su fondo sassoso ed anche su alcuni saltini di roccia non attrezzati. La traccia porta, quindi, ad una sella e all’incrocio col sentiero Lichtenfels-672 proveniente da sinistra; seguendo in salita il sentiero 672 si superano alcuni saltini rocciosi (di cui l’ultimo attrezzato) giungendo, in breve, in vetta al Piz da Lech Dlacè (3009 m, 45 minuti dal termine della ferrata, 2.15 ore dalla partenza).
Tornati con prudenza sui saltini rocciosi si giunge, in breve, al bivio incontrato in salita tra il percorso proveniente dalla Ferrata Vallon ed il sentiero 672; si segue il sentiero 672 scendendo su traccia sassosa alternando tratti in tornanti ad alcuni saltini rocciosi fino ad una sella. Seguendo sempre i segni del sentiero 672 si procede in breve saliscendi e poi su una cengia, a tratti un po’ esposta, scendendo poi ripidamente in tornanti su fondo sassoso fino a giungere ad un tratto attrezzato; seguendo il cavo si scende su salti rocciosi (abbastanza gradinati) fino a giungere ad un saltino finale non attrezzato.
Il sentiero procede, quindi, su traccia sassosa raggiungendo alcuni bivi; seguendo per il Rifugio Franz Kostner si segue il sentiero 638 che in saliscendi su fondo ghiaioso porta al Rifugio Franz Kostner (2500 m, 1.30 ore dalla vetta, 3.45 ore dalla partenza).
Dal Rifugio Franz Kostner si segue, quindi, il sentiero ghiaioso e terroso che prima in discesa, e poi in breve risalita, riporta alla stazione a monte della seggiovia Vallon, 15 minuti dal Rifugio Franz Kostner, 4.00 ore dalla partenza).
Percorso: stazione a monte seggiovia Vallon – ferrata Vallon – Piz da Lech Dlacè –sentiero attrezzato Lichtenfels – Rifugio Franz Kostner – stazione a monte seggiovia Vallon
Sentieri: Roda de Valun – Ferrata Vallon – traccia per il Piz da Lech Dlacè – 672-Lichtenfels – 638 – sentiero per seggiovia Vallon
Dislivello: 600 metri in salita e discesa considerati i diversi saliscendi
Tempo di percorrenza: 4.00 ore totali
Quota massima: 3009 m
Difficoltà: EEA – percorso con via ferrata Vallon non molto lunga e di difficoltà tecnica moderata per esperti di questi percorsi ma che presenta spesso cavo lasco ed alcuni fittoni saltati dovendo, quindi, valutare bene, i singoli passaggi; necessaria esperienza su questo tipo di itinerari. Anche la discesa presenta punti attrezzati e saltini rocciosi non attrezzati che richiedono attenzione ed assenza di vertigini. Il tratto di avvicinamento alla ferrata e quello da fine ferrata all’incrocio col sentiero 672 sono segnati con bolli a tratti sbiaditi e va fatta attenzione a non perdere la traccia. Necessari kit da ferrata e casco e tempo asciutto e buona visibilità
Data di ascesa: agosto 2023
Annotazioni: è bene informarsi sui periodi di apertura degli impianti di risalita e del Rifugio Franz Kostner; naturalmente è possibile evitare la via ferrata salendo e scendendo per il sentiero Lichtenfels che, comunque, presenta alcuni tratti attrezzati che richiedono, in ogni caso, attenzione ed equipaggiamento adatto. Volendo dal Piz da Lech Dlacè è possibile proseguire sulla Cresta Strenta verso la vetta del Piz Boè con presenza di diversi tratti esposti a tratti attrezzati ed altri senza attrezzature. Inoltre, la stazione a monte della seggiovia Vallon è anche punto di partenza per la via ferrata e la via normale al Piz da Lech de Boè (QUI la “pillola” su questi itinerari).
Esperienza di Stefano: è bene scegliere una giornata con buona visibilità sia per questioni di sicurezza ed orientamento oltre che per godere dei bellissimi panorami; con più persone lungo la ferrata è bene fare attenzione, in alcuni punti, alla possibile caduti di sassi. La ferrata presenta una lunghezza e dislivello moderati ma presenta, come detto, strutture non in perfetto stato che richiedono molta attenzione nel valutare lo stato del cavo e come e quanto farci affidamento (cavo a tratti lasco e alcuni fittoni saltati).
Cabinovia Boè
Seggiovia Vallon
Tratto verso il bivio tra Roda de Valun e Piz da lech de Boè
Sul percorso Roda de Valun
Deviazione verso la Ferrata Vallon
Salendo all’attacco della ferrata
Lungo la Ferrata Vallon
Lungo la salita verso l’incrocio col sentiero 672
Incrocio col sentiero 672
Salendo al Piz da Lech Dlacè
In vetta al Piz da Lech Dlacè con il Piz Boè sullo sfondo
Panorami di vetta
In vetta al Piz da Lech Dlacè
In discesa sul sentiero 672-Lichtenfels
Verso il Rifugio Franz Kostner
Rifugio Franz Kostner
Tornando alla stazione a monte della seggiovia Vallon
Cliccare sull’immagine per visualizzare la Cabinovia Boè di Corvara su Google Maps
DISCLAIMER:
Le attività dell’alpinismo, arrampicata ed escursionismo sono pericolose se effettuate senza preparazione fisica, teorica e senza la adeguata attrezzatura, possono quindi creare danni a se stessi ed alle persone che condividono e sono coinvolte nell’attività.
Chi volesse percorrere gli itinerari descritti è tenuto ad assumere le rituali informazioni necessarie per la sicurezza in loco o presso associazioni escursionistiche della zona, nonchè dotarsi di aggiornata carta topografica e della attrezzatura adatta.
Per la difficoltà che presentano le escursioni vi invitiamo a farvi guidare solo ed esclusivamente da Guide esperte ed ufficialmente autorizzate dalle organizzazioni preposte alla certificazione delle stesse.
Declino inoltre ogni responsabilità per gli eventuali errori, inesattezze ed indicazioni riportati nell’articolo e per gli eventuali danni ed incidenti da essi derivanti.
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Il Piz da Lech de Boè, vetta di 2911 metri di quota, è posto nel gruppo dolomitico del Sella e si erge al margine nord-orientale del massiccio in posizione dominante sull’area di Corvara e Colfosco/Kolfuscgh in Alta Val Badia.
La vetta offre un panorama amplissimo su molti gruppi dolomitici e fin verso le Alpi di Zillertal e le Alpi Breonie/Stubaier Alpen e può essere raggiunta sia tramite via ferrata che via normale con breve tratto attrezzato; la partenza di entrambi gli itinerari si trova alla stazione a monte della seggiovia Vallon, raggiungibile da Corvara tramite la cabinovia Boè e, successivamente, la seggiovia (QUI la “pillola” su Corvara e Colfosco e QUI quella sulla cabinovia Boè e la seggiovia Vallon).
Viene qui descritto l’anello che sale per la via ferrata scendendo per la via normale; il percorso presenta un dislivello e sviluppo moderati ma la via ferrata presenta diversi passaggi impegnativi tecnicamente ed esposti che richiedono esperienza su questo genere di percorsi.
La salita comincia dalla stazione a monte della Seggiovia Vallon (2537 m, stazione a valle di cabinovia Boè e successiva seggiovia Vallon a Corvara); si seguono le indicazioni per la ferrata Piz da Lech raggiungendo su traccia sassosa in saliscendi, in breve, il bivio tra via ferrata e via normale. Seguendo per la via ferrata si procede su traccia sassosa in moderata pendenza fino al vicino attacco della via ferrata sulle pareti del Piz da Lech de Boè (15 minuti dalla partenza).
La via ferrata comincia subito verticale con cavo posto lungo una paretina piuttosto povera di appigli nella parte iniziale, ci si porta quindi in traverso a sinistra risalendo poi un canalino e paretina verso destra. Traversando si oltrepassa un prio tratto con appigli non molto abbondanti portandosi poi si un tratto più gradinato; la ferrata continua, attrezzata con solo cavo, alternando tratti più appoggiati ad altri più verticali con anche un paio di traversi piuttosto levigati. Superati alcuni tratti impegnativi la ferrata porta su un tratto di collegamento con cavo usato come scorrimano portandosi, quindi, alla base di una alta parete; si rimonta quindi, la parete quasi verticale con due lunghe scale, l’uscita dalla seconda scala, pur presentando alcune staffe (di cui una a sinistra non visibile all’inizio) risulta impegnativo e richiede forza ed equilibrio.
Superate le scale la ferrata procede, quindi, su gradoni attrezzati e, superata una breve scala orizzontale che funge da ponte, procede su brevi paretine con difficoltà minori arrivando, in breve, al termine delle attrezzature di salita. Seguendo un sentierino ghiaioso e sassoso a tornanti in moderata pendenza si sale quindi, facendo attenzione a seguire bolli rossi ed ometti, alla vetta del Piz da Lech de Boè (2911 m, croce, 1.45 ore dall’attacco della ferrata, 2.00 ore dalla partenza).
Dalla vetta si segue in discesa il sentiero 646 (non ci sono cartelli), facendo attenzione a seguire i segnavia si scende piuttosto ripidamente su traccia sassosa e ghiaiosa a tornanti; superato un breve canalino con fondo piuttosto instabile la traccia in tornanti porta quindi ad un tratto attrezzato (per cui è bene avere ancora il kit da ferrata). I cavi scendono pittosto verticalmente ma con buoni appigli lungo gradoni rocciosi scendendo poi con steffe su una paretina verticale; seguendo la traccia erbosa si giunge, quindi, in breve ad un bivio. Prendendo a destra il sentiero 646B verso la seggiovia Vallon si scende, con cavi un po’ laschi, lungo un canalino con fondo piuttosto franoso giungendo, in breve, al bivio incotrato in salita tra via ferrata e via normale. Seguendo per la seggiovia Vallon si torna, quindi, in breve alla stazione a monte della seggiovia Vallon (1.15 ore dalla cima, 3.15 ore dalla partenza).
Percorso: stazione a monte seggiovia Vallon – ferrata Piz da Lech de Boè – Piz da Lech de Boè – via normale Piz da Lech de Boè – stazione a monte seggiovia Vallon
Sentieri: Ferrata Piz da Lech de Boè – 646 – 646B
Dislivello: 400 metri in salita e discesa considerati i brevi saliscendi iniziali
Tempo di percorrenza: 3.15 ore totali (2.00 ore la salita, 1.15 ore la discesa)
Quota massima: 2911 m
Difficoltà: EEA – percorso con via ferrata non molto lunga ma che presenta diversi passaggi impegnativi ed esposti e che richiede buona forma fisica ed esperienza su questo tipo di itinerari. Anche la via normale presenta due punti attrezzati che richiedono attenzione ed assenza di vertigini; necessari kit da ferrata e casco. Necessario tempo asciutto e buona visibilità
Data di ascesa: agosto 2023
Annotazioni: è bene informarsi sui periodi di apertura degli impianti di risalita; dalla stazione a monte della seggiovia Vallon si può, volendo, raggiungere in 20 minuti in saliscendi il Rifugio Franz Kostner. Naturalmente è possibile evitare la via ferrata salendo e scendendo per la via normale che, comunque, presenta alcuni tratti attrezzati che richiedono, in ogni caso, attenzione, kit da ferrata e casco Inoltre, la stazione a monte della seggiovia Vallon è anche punto di partenza della Ferrata Vallon con salita al Piz da Lech Dlacè (QUI la “pillola” su questo itinerario)
Esperienza di Stefano: è bene scegliere una giornata con buona visibilità sia per questioni di sicurezza ed orientamento oltre che per godere dei bellissimi panorami; con più persone lungo la ferrata è bene fare attenzione, in alcuni punti, alla possibile caduti di sassi. La ferrata presenta una lunghezza e dislivello moderati ma non va sottovalutata in quanto presenta diversi punti sicuramente impegnativi ed esposti. Alcuni punti difficili presentano, tuttavia, alcuni appigli magari non visibili a prima vista; è bene studiare bene la progressione per poterli sfruttare ed evitare di affaticare eccessivamente le braccia
Lungo la cabinovia Boè
Lungo la Seggiovia Vallon
Marmolada e Rifugio Franz Kostner visti salendo in seggiovia
Alla stazione a monte della seggiovia
Verso il bivio tra via ferrata e via normale
Bivio tra via ferrata e via normale
Verso l’attacco della via ferrata
Lungo la via ferrata
Salendo su traccia sassosa alla vetta del Piz da Lech de Boè
In vetta al Piz da Lech de Boè
Panorami dalla vetta
Scendendo lungo la via normale
Tratto attrezzato in discesa
Scendendo lungo il canalino in parte attrezzato verso la seggiovia Vallon sul sentiero 646B
Cliccare sull’immagine per visualizzare la Cabinovia Boè di Corvara su Google Maps
DISCLAIMER:
Le attività dell’alpinismo, arrampicata ed escursionismo sono pericolose se effettuate senza preparazione fisica, teorica e senza la adeguata attrezzatura, possono quindi creare danni a se stessi ed alle persone che condividono e sono coinvolte nell’attività.
Chi volesse percorrere gli itinerari descritti è tenuto ad assumere le rituali informazioni necessarie per la sicurezza in loco o presso associazioni escursionistiche della zona, nonchè dotarsi di aggiornata carta topografica e della attrezzatura adatta.
Per la difficoltà che presentano le escursioni vi invitiamo a farvi guidare solo ed esclusivamente da Guide esperte ed ufficialmente autorizzate dalle organizzazioni preposte alla certificazione delle stesse.
Declino inoltre ogni responsabilità per gli eventuali errori, inesattezze ed indicazioni riportati nell’articolo e per gli eventuali danni ed incidenti da essi derivanti.
Scopriamo QUI altre “pillole” sulle cime delle Dolomiti e delle Alpi Carniche
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La Ce de Salares, vetta di 2283 metri di quota, è posta poco sopra la Forcella de Salares nel gruppo dolomitico del Fanes-Lagazuoi in Alta Val Badia; vetta e forcella presentano varie vie d’accesso, viene qui descritto l’itinerario ad anello che parte da Sciarè (nei pressi del paese di San Cassiano/St. Kassian/San Ciascian) toccando anche il Rifugio Capanna Alpina, il Rifugio Scotoni, il Lago di Lagazuoi e la Malga Munt de Valparola (QUI la “pillola” su San Cassiano).
Il percorso, dallo sviluppo piuttosto lungo, percorre ambienti molto vari sia più bucolici che selvaggi ed offre panorami bellissimi su diversi gruppi dolomitici come Conturines, Lagazuoi-Cime del Fanes e Setsas-Pralongià; chi volesse abbreviare il percorso può evitare la deviazione al Lago di Lagazuoi perdendo, però, la vista del magnifico specchio d’acqua posto sotto alte pareti dolomitiche.
Il tracciato parte dal parcheggio di Sciarè lungo la strada del Passo Valparola (1659 m) e, seguendo il percorso Tru de Meditaziun dedicato a “Klaus von der Flühe”, sale nel bosco in moderata pendenza passando nei pressi di diversi manufatti a tema religioso e meditativo. Il sentiero prosegue quindi in saliscendi fino alla Cappella de Sciarè, seguendo il sentiero 11 verso Capanna Alpina si procede su mulattiera ghiaiosa in moderata pendenza fino a raggiungere il Rifugio Capanna Alpina (1720 m, 30 minuti dalla partenza).
Da Capanna Alpina si segue il sentiero numero 20 per il rifugio Scotoni procedendo su mulattiera ghiaiosa prima in leggera pendenza e poi in ripida salita a tornanti fino a giungere al Rifugio Scotoni (2040 m, 50 minuti dal Capanna Alpina, 1.20 ore dalla partenza).
Dal Rifugio si segue il sentiero numero 20 per il Lago Lagazuoi, il sentiero sale dapprima con pendenza moderata per poi salire ripidamente su traccia sassosa e ghiaiosa che costeggia un torrente; arrivati ad una sella si segue a sinistra il sentiero 20B che porta, in breve, al Lago di Lagazuoi (2181 m, 30 minuti dal Rifugio Scotoni, 1.50 ore dalla partenza).
Dal Lago di Lagazuoi si torna per la via di salita in 20 minuti al Rifugio Scotoni, 2.10 ore dalla partenza. Dal Rifugio Scotoni si segue adesso il sentiero 18B per la Forcella de Salares; la traccia, facendo attenzione a non perdere i segni, attraversa dei pascoli e sale poi su mulattiera ripida sassosa. Seguendo i segni si sale poi su ripida traccia sassosa e terrosa tra arbusti e poi in spazi più aperti fino ad una selletta; continuando a seguire il sentiero 18B si scende con attenzione per un salitno roccioso per poi proseguire a mezzacosta, superando un breve tratto con cavo di sicurezza, fino a giungere alla Forcella de Salares (2260 m, 1 ora dal Rifugio Scotoni, 3.10 ore dalla partenza).
Dalla forcella si segue a destra la traccia erbosa e sassosa non segnata, ma ben intuibile con buona visibilità, che in moderata pendenza porta, in breve, alla vetta del Ce da Salares (2283 m, 10 minuti dalla Forcella Ce da Salares, 3.20 ore dalla partenza).
Tornati in breve alla Forcella da Salares si segue sempre il sentiero 18B per la Malga Munt de Valparola; si scende, quindi, su traccia terrosa e sassosa in un ripido canalino giungendo, in breve, al bivio tra il sentiero 18B ed il 20A. Rimanendo sul sentiero 18B per la Malga Munt de Valparola si scende in moderata pendenza su traccia sassosa ed erbosa, superati un paio di brevi tratti un po’ ripidi, si raggiunge una mulattiera sterrata che porta nel bosco fino ad incrociare la strada asfaltata del Passo Valparola. Seguendo le indicazione del sentiero 18 per la Malga Munt de Valparola si scende a destra lungo la strada asfaltata (con attenzione alle macchine) fino a trovare sulla sinistra il bivio per il sentiero per la malga. Seguendo la mulattiera sterrata si scende in moderata pendenza nel bosco; ad un bivio si segue la freccia a destra per la Malga Valparola continuando la discesa su mulattiera sterrata che porta alla Malga Munt de Valparola (1748 m, punto di ristoro, 1.20 ore dalla cima Ce de Salares, 4.40 ore dalla partenza).
Dalla Malga Munt de Valparola si scende sulla mulattiera sterrata numero 18 verso Armentarola; la mulattiera dapprima in lievi saliscendi e poi in discesa con pendenza moderata porta la bivio col sentiero 24B. Seguendo il sentiero 24B per Sciarè si prosegue su mulattiera sterrata tra bosco e pascoli, in lievi saliscendi e poi in leggera discesa, fino al parcheggio di Sciarè (50 munti dalla Malga Valparola, 5.30 ore dalla partenza).
Percorso: parcheggio Sciarè – Capanna Alpina – Rifugio Scotoni – Lago di Lagazuoi – Rifugio Scotoni – Forcella de Salares – Ce da Salares – Forcella de Salares – Malga Munt de Valparola – parcheggio Sciarè
Sentieri: Tru de Meditaziun – 11 – 20 – 20B – 20 – 18B – traccia non segnata per la Ce de Salares – 18B – 18 – 24B
Dislivello: 800 metri in salita e discesa considerati i tanti saliscendi
Tempo di percorrenza: 5.30 ore totali
Quota massima: 2283 m
Difficoltà: E/EE – il percorso presenta nel complesso una difficoltà tecnica moderata ma con alcuni singoli passaggi più impegnativi (saltini rocciosi ed un tratto con cavo) lungo la salita e discesa della Forcella de Salares; la breve salita alla cima Ce de Salares non è segnata ma ben intuibile con buona visibilità. Sviluppo di 12 chilometri totali con alternanza di tratti ripidi ed altri in saliscendi.
Data di ascesa: luglio 2023
Annotazioni: è bene controllare i periodi di apertura dei rifugi; volendo, per abbreviare il percorso, possono essere evitate le deviazioni dal Rifugio Scotoni al Lago Lagazuoi e/o dalla Forcella de Salares alla cima Ce de Salares
Esperienza di Stefano: è bene scegliere una giornata con buona visibilità per godere dei magnifici panorami ed ambienti del percorso. Le deviazioni al Lago di Lagazuoi ed alla Cima Ce de Salares, se le propire condizioni lo consentono, permettono di aggiungere due punti di interesse molto belli al percorso già, comunque, affascinante. Il magnifico percorso non va, in ogni caso, sottovalutato nel complesso, considerata lunghezza, diverse deviazioni e saliscendi e tratti ripidi
Lungo il sentiero Tru de Meditaziun
Salendo al Rifugio Capanna Alpina
Al Rifugio Capanna Alpina
Salendo al Rifugio Scotoni
Al Rifugio Scotoni
Salendo al Lago di Lagazuoi
Al Lago di Lagazuoi posto sotto le pareti del gruppo Cime del Fanes-Lagazuoi
Salendo alla Forcella de Salares (dopo essere tornati al Rifugio Scotoni)
Alla Forcella de Salares
Salendo alla Ce de Salares
In vetta alla Ce de Salares
Panorami di vetta
Scendendo dalla Forcella de Salares verso la Malga Munt de Valparola
Malga Munt de Valparola
Scendendo verso Sciarè
Cliccare sull’immagine per visualizzare il parcheggio di Sciarè su Google Maps
DISCLAIMER:
Le attività dell’alpinismo, arrampicata ed escursionismo sono pericolose se effettuate senza preparazione fisica, teorica e senza la adeguata attrezzatura, possono quindi creare danni a se stessi ed alle persone che condividono e sono coinvolte nell’attività.
Chi volesse percorrere gli itinerari descritti è tenuto ad assumere le rituali informazioni necessarie per la sicurezza in loco o presso associazioni escursionistiche della zona, nonchè dotarsi di aggiornata carta topografica e della attrezzatura adatta.
Per la difficoltà che presentano le escursioni vi invitiamo a farvi guidare solo ed esclusivamente da Guide esperte ed ufficialmente autorizzate dalle organizzazioni preposte alla certificazione delle stesse.
Declino inoltre ogni responsabilità per gli eventuali errori, inesattezze ed indicazioni riportati nell’articolo e per gli eventuali danni ed incidenti da essi derivanti.
Scopriamo QUI altre “pillole” sulle cime delle Dolomiti e delle Alpi Carniche
Scopriamo QUI altre “pillole” sul turismo in Val Badia
Lo Störes, vetta di 2181 metri di altezza, è posta sul punto più elevato dell’Altopiano del Pralongià in Alta Val Badia; la cima e l’altipiano presentano un ambiente idilliaco tra prati e pascoli con magnifici panorami su molti notissimi gruppi montuosi dolomitici (QUI la “pillola” sul Pralongià ed i suoi impianti e strutture).
Sull’Altipiano del Pralongià sono possibili svariati percorsi di diversa difficoltà; viene qui descritto il tracciato che parte dalla cabinovia del Piz la Ila, con stazione a valle situata nel paese di La Villa/Stern in Alta Val Badia (QUI la “pillola” sul paese di La Villa).
Il percorso descritto presenta uno sviluppo totale lungo e un dislivello in discesa rilevante ma può essere accorciato in base alle proprie esigenze; l’escursione si svolge principalmente su sentieri sterrati tra ampi pascoli e tocca anche diversi punti di ristoro.
Il percorso comincia dalla stazione a monte della cabinovia del Piz la Ila (2078 m, rifugio, stazione a valle a La Villa) seguendo il sentiero 4A per il Pralongià. Si procede in saliscendi su sentiero ghiaioso tra ampi pascoli raggiungendo, in breve, il sentiero numero 4 nei pressi della Baita La Fraina; continuando sulla mulattiera sterrata numero 4, sempre in saliscendi, si toccano i rifugi La Brancia e Tablà. Seguendo adesso il sentiero 23 per il Pralongià si sale su mulattiera sterrata un po’ più ripida fino al Rifugio Bioch (2079 m). Continuando sul sentiero 23 per il Pralongià si procede prima prima in saliscendi, raggiungendo un punto panoramico con tavola delle cime visibili, e poi un po’ più ripidamente fino al Rifugio Pralongià (2109 m, chiesetta, rifugio con riapertura a luglio 2023, 1.30 ore dalla partenza).
Dal rifugio si sale su sentiero ghiaioso 24 verso il Setsas e Col di Lana procedendo in moderata salita, si ignora un primo bivio e poi, in breve, si raggiunge un secondo bivio; si devia, quindi, a destra per il Col di Lana, sempre su sentiero ghiaioso, raggiungendo in breve la vetta dello Störes (2181 m, croce, 15 minuti dal Rifugio Pralongià, 1.45 ore dalla partenza).
Tornati in saliscendi al Rifugio Pralongià ed al Rifugio Bioch si prende a destra il sentiero 21A per il Piz Sorega, prima in discesa poi in leggera risalita si raggiunge il rifugio Las Vegas e poi il Rifugio Piz Sorega (2002 m, cabinovia da San Cassiano/St. Kassian, 1.15 ore dallo Störes, 3.00 ore dalla partenza).
Si prende, quindi, la mulattiera sterrata numero 21 per La Villa, si scende tra bosco e spazi aperti fino allo scalo di due seggiovie; continuando sulla mulattiera numero 4 si scende, quindi, ripidamente a La Villa (1419 m, 1.30 ore dal Piz Sorega, 4.30 ore dalla partenza).
Percorso: stazione a monte cabinovia Piz la Ila – Rifugio de Bioch – Rifugio Pralongià – Störes – Rifugio Pralongià – Rifugio de Bioch – Rifugio Piz Sorega – La Villa
Sentieri: 4A – 4 – 23 – 24 – 23 – 21A – 21 – 4
Dislivello: 400 metri in salita e 1100 metri in discesa compresi i vari saliscendi
Tempo di percorrenza: 4.30 ore totali
Quota massima: 2181 m
Difficoltà: E – escursione senza particolari difficoltà tecniche ma dal lungo sviluppo di oltre 15 chilometri e dislivello rilevante in discesa
Data di ascesa: giugno 2023
Annotazioni: il percorso può essere abbreviato tornando al Piz la Ila per la via dell’andata o prendendo gli impianti (2 seggiovie) che portando dal Piz Sorega al Piz la Ila. È bene controllare data e orari di apertura degli impianti e dei rifugi (il rifugio Pralongià e a giugno 2023 in ristrutturazione con riapertura prevista per luglio 2023) Dallo Störes è anche possibile salire al Setsas con percorso piuttosto impegnativo (QUI la “pillola” sulla salita a Störes e Setsas partendo dalla seggiovia Pralongià di Corvara).
Esperienza di Stefano: è bene scegliere una giornata con buona visibilità per godere dell’amplissimo panorama; se fosse possibile è meglio anche percorrere l’escursione non in alta stagione turistica potendo, così, godere più tranquillamente del meraviglioso ambiente dell’altipiano del Pralongià
Cabinovia del Piz la Ila
Alla stazione a monte della cabinovia
Verso il Rifugio Bioch
Rifugio Bioch
Salendo verso il Rifugio Pralongià con vista sul Rifugio Bioch ed il Sassongher
Vista sulle Conturines
Vista sul Sassongher
Vista sul Gruppo del Sella
Ultimo tratto di salita verso il Rifugio Pralongià
Rifugio Pralongià (riapertura a luglio 2023)
Chiesetta nei pressi del rifugio con vista sullo Störes
Salendo allo Störes
In vetta allo Störes
Vista sulle Conturines
Vista sul Setsas
Vista sulla Marmolada
Vista sul gruppo del Sella
Lungo il sentiero dal Rifugio Bioch al Piz Sorega
Al Piz Sorega
Lungo la discesa a La Villa
Punto panoramico sul paese di San Cassiano
Ultimo tratto di discesa verso La Villa
Cliccare sull’immagine per visualizzare la cabinovia Piz la Ila a La Villa su Google Maps
DISCLAIMER:
Le attività dell’alpinismo, arrampicata ed escursionismo sono pericolose se effettuate senza preparazione fisica, teorica e senza la adeguata attrezzatura, possono quindi creare danni a se stessi ed alle persone che condividono e sono coinvolte nell’attività.
Chi volesse percorrere gli itinerari descritti è tenuto ad assumere le rituali informazioni necessarie per la sicurezza in loco o presso associazioni escursionistiche della zona, nonchè dotarsi di aggiornata carta topografica e della attrezzatura adatta. Per la difficoltà che presentano le escursioni vi invitiamo a farvi guidare solo ed esclusivamente da Guide esperte ed ufficialmente autorizzate dalle organizzazioni preposte alla certificazione delle stesse.
Declino inoltre ogni responsabilità per gli eventuali errori, inesattezze ed indicazioni riportati nell’articolo e per gli eventuali danni ed incidenti da essi derivanti.
Scopriamo QUI altre “pillole” sulle cime delle Dolomiti e delle Alpi Carniche
Scopriamo QUI altre “pillole” sul turismo in Val Badia
Le Cascate del Pisciadù, poste a 1750 metri di quota, sono situate in Alta Val Badia nel gruppo dolomitico del Sella; le cascate, ghiacciate in inverno, si trovano in zona boscosa idilliaca con vista dolomitica magnifica e sono raggiungibili sia dal paese di Corvara che da quello di Colfosco/Kolfuschg, facenti parte del comprensorio di sport invernali Alta Badia (QUI la “pillola” sui paesi di Corvara e Colfosco, QUI quella sulle Cascate del Pisciadù nelle diverse stagioni e QUI quella sul comprensorio invernale Alta Badia).
Il percorso descritto, solitamente battuto dal gatto delle nevi, presenta uno sviluppo totale di circa 8 chilometri e un dislivello contenuto; il tracciato parte da Corvara e raggiunge le base delle cascate con percorso tra bosco e spazi più aperti con panorami magnifici; viene poi descritta la breve discesa a Colfosco dal quale si può poi ritornare a Corvara a piedi o con l’autobus.
Il percorso parte da Corvara nei pressi della stazione a valle della cabinovia Boè (1540 m), seguendo le indicazioni per le Cascate del Pisciadù ed il sentiero 28 si entra nel bosco, con percorso solitamente battuto dal gatto delle nevi, e si sale con pendenza moderata passando sotto un impianto di risalita. Seguendo a tutti i bivi per le Cascate del Pisciadù ed il sentiero 28 si giunge nei pressi del paese di Colfosco, continuando sul sentiero 28 si rientra nel bosco ed, alternando tratti più ripidi ad altri con live pendenza, si giunge ad una radura più aperta e poi ci si avvicina alle parete rocciose del Gruppo del Sella. Rimanendo ai vari bivi sul sentiero per le Cascate del Pisciadù si oltrepassa un ponte e si giunge, infine, alla radura sottostante le Cascate del Pisciadù (1740 m, 1.30 ore dalla partenza, in inverno raggiungere direttamente le cascate risulta pericoloso).
Si segue adesso il sentiero 650 per Luianta e Colfosco, la traccia, anch’essa solitamente battuta dal gatto delle nevi, scende in lieve pendenza e attraversa due piste da sci (fare attenzione) portando all’Hotel-ristorante Luianta (30 minuti dalla Cascate del Pisciadù, 2.00 ore dalla partenza).
Da Luianta si torna poi a Corvara (passando per Colfosco) col percorso pedonale che costeggia la strada asfaltata o con l’autobus (45 minuti se si scende a piedi, 2.45 ore dalla partenza).
Sentieri: traccia invernale che segue il sentiero estivo 28 e 650 – percorso pedonale a lato strada da Luianta a Corvara
Dislivello: 200 metri in salita e discesa
Tempo di percorrenza: 2.45 ore totali (1.30 ore l’andata, 1.15 ore il ritorno).
Quota massima: 1740 m
Difficoltà: EAI – escursione dallo sviluppo totale di 8 chilometri circa tornando a piedi da Colfosco a Corvara (prendendo il bus si risparmiano circa 3 chilometri di sviluppo); difficoltà tecnica contenuta con buone condizioni della neve e meteorologiche, in caso di ghiaccio o neve fresca è necessaria la relativa attrezzatura ed esperienza
Data di percorrenza: gennaio 2026
Annotazioni: è, naturalmente, possibile salire e scendere per il percorso descritto in salita o, più brevemente, per il percorso descritto in discesa. Nel caso si volesse usufruire dell’autobus da Colfosco a Corvara è bene controllare in anticipo gli orari di esercizio. La maggior parte del percorso, in inverno, rimane in ombra è bene, quindi, non scegliere giornate molto fredde.
Alla partenza a Corvara
Vista sul Sassongher
Lungo il primo tratto del percorso
Seconda parte della salita
Radura posta sotto le Cascate del Pisciadù
Cascate del Pisciadù
Scendendo a Luianta
Luianta
Lungo il tratto di ritorno a piedi a Colfosco e Corvara (se non si prende il bus)
Scopriamo QUI altre “pillole” sui sentieri innevati e ciaspolate in Sudtirolo
Cliccare sull’immagine per visualizzare il parcheggio presso la cabinovia Boè a Corvara su Google Maps
DISCLAIMER:
Le attività dell’alpinismo, arrampicata ed escursionismo sono pericolose se effettuate senza preparazione fisica, teorica e senza la adeguata attrezzatura, possono quindi creare danni a se stessi ed alle persone che condividono e sono coinvolte nell’attività.
Chi volesse percorrere gli itinerari descritti è tenuto ad assumere le rituali informazioni necessarie per la sicurezza in loco o presso associazioni escursionistiche della zona, nonchè dotarsi di aggiornata carta topografica e della attrezzatura adatta. Per la difficoltà che presentano le escursioni vi invitiamo a farvi guidare solo ed esclusivamente da Guide esperte ed ufficialmente autorizzate dalle organizzazioni preposte alla certificazione delle stesse.
Declino inoltre ogni responsabilità per gli eventuali errori, inesattezze ed indicazioni riportati nell’articolo e per gli eventuali danni ed incidenti da essi derivanti.
Il comprensorio escursionistico e di sport invernali La Crusc/Santa Croce si trova in Alta Val Badia nel paese di Badia/Abtei; le piste da sci dell’area sono anche collegate con l’area della Gardenaccia e della parte principale del comprensorio dell’Alta Badia (QUI la “pillola” su Badia paese e QUI quella sul comprensorio sciistico Alta Badia).
Da Badia, grazie agli impianti della seggiovia La Crusc 1 e della nuova cabinovia La Crusc 2, è possibile fruire di 6 chilometri di piste in area poco affollata e tra le più panoramiche delle Dolomiti con vista spettacolare sulle Conturines, la Gardenaccia e il Puez-Odle; grazie a due seggiovie è poi possibile spostarsi sci ai piedi all’area della Gardenaccia e a tutto il resto del comprensorio Alta Badia comprendente oltre 130 chilometri di piste da sci.
Nell’area La Crusc sono anche ospitati diversi rifugi che propongono piatti tipici e si trova anche il noto Santuario di La Crusc, posto ad oltre 2000 metri di quota, le cui prime testimonianze risalgono al 1500; la chiesa, ed il rifugio omonimo adiacente, sono raggiungibili in breve dalla stazione a monte della cabinovia La Crusc 2 (QUI la “pillola” sul Santuario La Crusc).
L’area La Crusc offre anche diverse possibilità di escursionismo invernale, su sentieri battuti solitamente dal gatto delle nevi; uno di questi percorsi conduce dal parcheggio di Furnacia (nel comune di La Valle/La Val/Wengen) ai Prati dell’Armentara ed alla chiesa e rifugio La Crusc (QUI la “pillola” sul percorso invernale da Furnacia a La Crusc e QUI quella sul paese di La Valle).
Inoltre, anche in estate, l’area La Crusc offre diversi punti di interesse come svariate possibilità escursionistiche per famiglie ed esperti, le impegnative ascese al Sas dla Crusc e Cima Dieci e diversi punti ricreativi con aree gioco a temi per bambini e molti rifugi e baite con posto di ristoro (QUI la “pillola” sul comprensorio La Crusc in estate).
Le foto si riferiscono alla mia visita nell’inverno 2022
Seggiovia La Crusc 1
Cabinovia La Crusc 2
Piste del comprensorio La Crusc
Rifugio Nagler posto lungo le piste
Santuario La Crusc con vista sulle Conturines
Santuario La Crusc
Rifugio La Crusc
Lungo il sentiero battuto invernale da Furnacia ai Prati dell’Armentara ed al Santuario e Rifugio La Crusc
Il Santuario di La Crusc/Santa Croce ed il rifugio omonimo, situati a 2045 metri di quota, sono posti in Alta Badia nel gruppo dolomitico delle Conturines; le due strutture possono essere raggiunte sia con gli impianti di risalita (facenti parte del comprensorio sciistico Alta Badia) dal paese di Badia/Abtei sia a piedi con diversi percorsi invernali (QUI la “pillola” sul comprensorio di sport invernali Alta Badia, QUI quella sull’area sciistica La Crusc e QUI la “pillola” sul Santuario La Crusc).
Viene qui descritto il percorso invernale, solitamente battuto dal gatto delle nevi, che conduce dal parcheggio di Furnacia, frazione di La Valle/La Val/Wengen, alla chiesa ed al rifugio La Crusc; il percorso transita anche per la magnifica e famosa zona dei Prati dell’Armentara ed offre bellissime vedute panoramiche verso diversi gruppi dolomitici (QUI la “pillola” sul paese di La Valle).
La salita alla chiesa e rifugio La Crusc comincia dal parcheggio posto sopra il paese di Furnacia (1727 m, stratta stretta che sale da La Valle); il percorso innevato, solitamente battuto dal gatto delle nevi, segue la traccia estiva 15A per La Crusc salendo inizialmente nel bosco, con pendenza moderata, con anche bei panorami sul Sas de Putia. Usciti dal bosco si procede in lieve pendenza raggiungendo i Prati dell’Armentara, ignorati vari bivi si rimane sulla traccia 15A per la Crusc riprendendo, quindi, a salire piuttosto ripidamente nel bosco raggiungendo l’incrocio con sentiero 15; da qui, volendo, si può salire in breve a sinistra, sul sentiero per Spescia, raggiungendo un belvedere con tavola panoramica delle cime visibili. Tornati al bivio, continuando poi col sentiero 15 verso La Crusc si procede, quindi, in saliscendi giungendo alla chiesa ed al rifugio La Crusc (2045 m, chiesa e rifugio, 1.30 ore dalla partenza).
Discesa per lo stesso percorso in 1.15 ore, 2.45 ore dalla partenza).
Percorso: Parcheggio sopra Furnacia – Prati dell’Armentara – chiesa e rifugio La Crusc – Prati dell’Armentara – parcheggio sopra Furnacia
Sentieri: traccia battuta invernale che segue i sentieri estivi 15A – 15
Dislivello: 350 metri in salita e discesa considerati i saliscendi
Tempo di percorrenza: 2.45 ore (1.30 ore la salita, 1.15 ore la discesa).
Quota massima: 2045 m
Difficoltà: EAI – escursione dallo sviluppo piuttosto lungo di circa 8 chilometri totali e dalla difficoltà tecnica contenuta con buone condizioni della neve e meteorologiche, prestare, comunque, attenzione ai tratti ripidi ed a possibili tratti ghiacciati che, se presenti, richiedono attrezzatura adeguata.
Data di percorrenza: febbraio 2022
Annotazioni: la chiesa ed il rifugio La Crusc possono, volendo, essere raggiunti direttamente con gli impianti di risalita La Crusc del paese di Badia/Abtei
Cartelli al parcheggio sopra Furnacia
Salendo ai prati dell’Armentara
Prati dell’Armentara
Vista sul Sas de Putia
Tratti più ripidi
Vista verso i Monti di Fundres/Pfunderer Berg e le Alpi di Zillertal
Salendo verso l’incrocio col sentiero 15
Vista sulla Marmolada
Al belvedere
Vista sulla Gardenaccia
Salendo a chiesa e rifugio La Crusc
Chiesa di La Crusc
Vista sul Sas da La Crusc facente parte delle Conturines
Scopriamo QUI altre “pillole” sui sentieri innevati e ciaspolate in Sudtirolo
Cliccare sull’immagine per visualizzare il parcheggio di Furnacia su Google Maps
DISCLAIMER:
Le attività dell’alpinismo, arrampicata ed escursionismo sono pericolose se effettuate senza preparazione fisica, teorica e senza la adeguata attrezzatura, possono quindi creare danni a se stessi ed alle persone che condividono e sono coinvolte nell’attività.
Chi volesse percorrere gli itinerari descritti è tenuto ad assumere le rituali informazioni necessarie per la sicurezza in loco o presso associazioni escursionistiche della zona, nonchè dotarsi di aggiornata carta topografica e della attrezzatura adatta. Per la difficoltà che presentano le escursioni vi invitiamo a farvi guidare solo ed esclusivamente da Guide esperte ed ufficialmente autorizzate dalle organizzazioni preposte alla certificazione delle stesse.
Declino inoltre ogni responsabilità per gli eventuali errori, inesattezze ed indicazioni riportati nell’articolo e per gli eventuali danni ed incidenti da essi derivanti.